Afghanistan, gli Usa hanno perso la guerra dell’oppio

Afghanistan, gli Usa hanno perso la guerra dell’oppio

Per provare a fermare la coltivazione e il commercio di papaveri da oppio in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno speso negli ultimi anni più di sette miliardi di dollari. Eppure, non sono riusciti a bloccare un commercio che fa del Paese il primo produttore al mondo di oppio, responsabile per circa il 90% del mercato. Lo racconta il giornalista Ryan Devereaux in questo articolo pubblicato da The intercept, di cui vi proponiamo alcuni passaggi. 

Un recente report ha stabilito che la guerra alla droga in Afghanistan rimane colossalmente costosa, largamente inefficacie, e probabilmente destinata a peggiorare. Questo è particolarmente vero per la produzione di oppio, ha dichiarato l’Ufficio dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan. In uno schiacciante report rilasciato martedì, l’ispettore generale speciale, Justin F. Sopko, scrive che «Nonostante la spesa di più di sette miliardi di dollari per combattere la coltura di papaveri da oppio e lo sviluppo della capacità anti-narcotraffico del governo afghano, i livelli delle coltivazioni hanno raggiunto un record senza precedenti nel 2013» con 209 mila ettari coltivati, superando il picco del 2007 di 193 mila ettari. Sopko aggiunge che il numero dovrebbe continuare a crescere per colpa della sicurezza, che si è andata deteriorando nelle zone rurali dell’Afghanistan, e per i deboli sforzi di sradicamento delle piantagioni.

Nonostante le cifre riportate siano allarmanti, le investigazioni dell’ispettore generale mettono semplicemente in luce fallimenti delle politiche sulla droga in Afghanistan che sono state consistentemente documentate per anni. Sopko stesso ha sollevato da qualche tempo preoccupazioni sulla fallimentare lotta alla droga. (…) «Nell’opinione di quasi tutti quelli con cui ho parlato, la situazione in Afghanistan è disastrosa, con poche prospettive di miglioramento nel 2014 e oltre» ha dichiarato Sopko a gennaio davanti a una commissione del Senato americano «tutti i fragili risultati che abbiamo ottenuto negli ultimi dodici anni sui problemi delle donne, salute, educazione, ruolo della legge e governabilità, rischiano ora, più che prima, di essere spazzate via dal traffico di narcotici che non solo supporta le insurrezioni, ma nutre anche il crimine organizzato e la corruzione». (…)

L’Afghanistan è ancora considerato il primo produttore al mondo di oppio, responsabile per circa il 90% del mercato, che a sua volta supporta il commercio illegale di eroina, anche se si crede che solo una piccola percentuale di questa raggiunga l’America. (…)

Sopko riporta che il risorgere delle coltivazioni di papavero in Afghanistan è stato spinto dall’alto prezzo del prodotto, dal lavoro mobile e a basso costo, e da «Buone tecnologie a buon mercato» che «hanno trasformato 200 mila ettari di deserto nel Sud-Ovest dell’Afghanistan in terreni arabili, nel corso dello scorso decennio». Secondo le stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine, dal 2012 al 2013 il valore dell’oppio e dei prodotti derivati da esso è aumentato del 50%. (…)

«Negli anni passati, le impennate nella coltivazione del papavero da oppio sono state affrontate da una risposta coordinata del governo americano e dei partner della coalizione, che ha portato a un declino temporaneo nei livelli di produzione di oppio» scrive Sopko «Purtroppo, il recente livello record di coltivazioni pone dei dubbi sull’efficacia a lungo termine e la sostenibilità degli sforzi fatti fin qui».