Caro direttore, chissenefrega dell’inglese di Renzi

Caro direttore, chissenefrega dell’inglese di Renzi

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

E chissenefrega se Renzi non parla bene l’inglese

Adesso Renzi è preso in giro perché pare non parli bene l’inglese. Ho lavorato (e devo dire con successo) per due anni in America forte soltanto del mio inglese scolastico: nessuno però mi ha mai preso in giro per una parola o un accento sbagliato. Perché soltanto noi siamo così esigenti?

Franco Donati, Il Giornale, 1 ottobre

Più soldi. Ma, se si vuol spendere, manca il made in Italy

Bene gli 80 euro, bene il Tfr in busta paga, ma se poi gli italiani con questi soldi continuano ad acquistare prodotti realizzati in Germania, Corea, Cina, India, eccetera, invece di quelli fabbricati in Italia, sarà difficile che la situazione economica migliori e la disoccupazione diminuisca.

Roberto Nuara, roberto_nuara@tin.it, Corriere della Sera 1 ottobre

I tempi dei bambini e la fretta degli adulti

Sono una educatrice di Nido d’infanzia a Bologna e vorrei fare qualche considerazione sull’inserimento dei bambini e sulla protesta di alcuni genitori (giovedì su Repubblica). Abbiamo consapevolezza della complessità del mondo del lavoro, ma il mondo dei bambini procede con altri tempi. Dovremmo interrogarci sulla richiesta di velocità che tende a bruciare tappe e anticipare mete e prestazioni. Che chiede, a chi da poco si è avviato alla vita, in poche settimane una fatica incredibile nel comprendere che non sarà abbandonato se mamma o papà si allontanano, nell’accettare un ambiente nuovo, con persone che non conosce. Se mamma o papà dovessero ricorrere a giorni di ferie per favorire l’ambientamento al nido del bambino, perché l’ipotesi viene ritenuta drammatica? Un mese è un tempo breve per un bambino e se vissuto con un familiare che non ha fretta e condivide con lui/lei i cambiamenti può, e dovrebbe, essere piacevole per tutti. I risultati saranno la sua serenità e benessere con il ricordo di un’esperienza positiva.

Lettera firmata, Bologna, Repubblica, 1 ottobre

Parlano bene D’Alema e Bersani. Ma oggi, non ieri

Nella direzione del Pd ha parlato D’Alema criticando e dimostrando la sua grande preparazione. Peccato abbia 65 anni, se l’avessimo conosciuto qualche decennio fa magari lo avremmo eletto come deputato, magari sarebbe diventato ministro e poi certamente presidente del Consiglio e avrebbe senz’altro salvato l’Italia, ma ormai è troppo tardi, però è stata veramente una bella sorpresa. Inutile dire che la stessa cosa vale anche per Bersani, due anni di differenza non cambiano le cose. È la storia della politica italiana: le ricette giuste le hanno sempre quelli che non sono al governo anche se ci sono stati in precedenza.

Luigi La Carrubba, La Stampa, 1 ottobre

Se si vuole investire l’unica certezza è l’articolo 18

In Italia (dati 2012) esistono 134 adempimenti fiscali all’anno, uno ogni tre giorni circa. In Italia nessuno riesce a misurare la produttività del pubblico impiego e sulla questione il massimo che abbiamo saputo fare sono stati gli emoticons di Brunetta. L’Italia (dati Transparency International) è al 69° posto nella graduatoria mondiale della corruzione, facendo peggio di paesi come il Ghana. In Italia, per cominciare un’attività imprenditoriale servono almeno 40 adempimenti, 44 se si è nel settore alimentare. In Italia le norme sui contratti e sul lavoro occupano almeno duemila pagine spesso incomprensibili in italiano e praticamente intraducibili in inglese. Ora, secondo molti, il motivo per cui gli stranieri non vengono a investire e la ripresa economica non decolla è l’articolo 18. Per paradosso direi invece che l’articolo 18 è l’unico motivo per cui si dovrebbe venire a investire in Italia. Almeno su quello, infatti, qualche certezza c’è.

Amanda Chiegni, ItaliaOggi, 1 ottobre

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