«Chi non fa figli deve pagare più tasse (gay compresi)»

«Chi non fa figli deve pagare più tasse (gay compresi)»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

E se tassassimo chi non fa figli?

Gli ultimi dati sulla natalità dei cittadini italiani mostrano una diminuzione in poco tempo dal già esile 1,5 all’1,3 per cento. Una proposta per migliorare la situazione è quella di una tassa da versare da parte di chi fa neanche un figlio (compresi i gay), a chi ha almeno un figlio minore e intende seguirlo in prima persone ma non ha reddito e vive in difficoltà economiche. Visto il gran numero di persone che non hanno neanche un figlio, la tassa non dovrebbe preoccupare ma essere di un importo abbastanza esiguo. È un progetto sensato e fattibile. Un primo passo che la politica dovrebbe fare.

Silvio Pammelati, Roma, Il Giornale, 18 ottobre

Siamo in troppi a ‘sto mondo: un errore incentivare chi fa figli

Leggo, tra le misure adottate dal governo, il «sostegno per le famiglie numerose»: che senso ha incentivare chi fa figli in un mondo che ha, a monte di tutti i suoi problemi più gravi, la sovrappopolazione? Non sarebbe meglio sostenere chi limita le nascite?

Gianni Bullo, [email protected], Corriere della Sera, 21 ottobre

Con un reddito di 90 mila euro non c’è bisogno di bonus bebè

Mi fa piacere che ci sia in previsione un bonus bebè per le neomamme. Non sono d’accordo, però, con l’idea di prendere 90mila euro come tetto massimo per averne diritto. Quando si hanno certi redditi non ci dovrebbero essere difficoltà a mantenere un figlio, se non di più. Io abbasserei il tetto di reddito distribuendo i soldi risparmiati a più persone che hanno redditi molto più bassi.

Attilio Albergati, [email protected], Repubblica 21 ottobre

Una società ripiegata sui cellulari: guarda solo in basso

Purtroppo questa è una società ripiegata su se stessa e sui propri cellulari (che ormai sono diventati piccoli mondi autosufficienti). Come è possibile sperare in un futuro migliore se tutti ormai, giovani e vecchi senza distinzione, guardano solo in basso?

Duccio Magnelli, Firenze, Repubblica 18 ottobre

I problemi di Genova sono al momento irrisolvibili

Sono anni e anni che a Genova si parla del torrente Bisagno e dei relativi disastrosi dissesti idraulici. Tutti cercano i responsabili, tutti si incolpano a vicenda e poi ciascuno si discolpa responsabilizzando «gli altri». Già nel 2001 da un accurato Piano di Bacino della Provincia di Genova risultava: Il Bisagno ha un bacino imbrifero di 93 Km2 con una pendenza iniziale del 31% e valliva dell’11%. La impermeabilizzazione del suolo nei tratti vallivi, dovuta ad una pianificazione urbanistica irresponsabile, abbrevia in modo inverosimile i tempi di corrivazione. La portata di piena è indicata in 1.300 mc/s. È così sufficiente una pioggia poco anormale per portare a valle una valanga d’acqua a ridosso della ferrovia a Brignole dove c’è l’imbocco del tunnel di 1.440 metri verso il mare, sottostante viale Brigate Bisagno e viale Brigate Partigiane. Figuriamoci che cosa accade con 300 mm di piogge! Benché ripulito e ammodernato dopo il 2011, il tunnel è oltremodo insufficiente. Perché gli enti responsabili — Comune, Regione, Provincia, organismi consultivi, ordini tecnici professionali, facoltà d’Ingegneria, facoltà di Architettura eccetera — non informano la popolazione del reale problema nei suoi termini tecnici attualmente irrisolvibili?

Sergio Panizzoli, [email protected], Corriere della Sera, 18 ottobre

Non servono bonus per l’obiettivo raggiunto

Tra le proposte e cose da fare per recuperare le risorse a sostegno dell’economia, vorrei sollevare il problema della corresponsione a fine anno di bonus di migliaia di euro a funzionari e dirigenti di Comuni e aziende sanitarie, ma penso anche altri enti statali, perché hanno raggiunto l’obiettivo che loro stessi avevano programmato all’inizio dell’anno. Sono decine di migliaia di euro che vanno a impinguare stipendi già decorosi. Non dovrebbero essere erogati perché il lavoratore, facendo il suo onesto dovere, dovrebbe sempre raggiungere l’obiettivo. Sono convinto che molte amministrazioni troverebbero i fondi per sistemare strade e fossi e nella sanità si potrebbero avere nuove attrezzature e prestazioni più decorose.

Antonio Benigni, Livorno, Repubblica, 19 ottobre

Destra e sinistra sono antiquariato politico

Più o meno un secolo fa il mio maestro Benedetto Croce sosteneva che il liberalismo è una concezione etico-politica che, avendo come fine la maggiore libertà dell’individuo e la maggiore libertà di tutti, doveva ricercare caso per caso, secondo la situazione storico-politica del momento, la soluzione migliore per raggiungere quel fine; e la soluzione poteva essere a volte di tipo liberistico e a volte di tipo statalistico; ossia, possiamo dire, di destra o di sinistra, due parole che si richiamano a quei sistemi economici allora imperanti. A me giovane liberale (anni Quaranta) queste cose piacevano molto in quei tempi di forte contrapposizione ideologica. Figuriamoci oggi. Oggi le ideologie sono morte; il comunismo ha perso e ha vinto la società aperta. Lei non pensa che i concetti di destra e di sinistra, storicamente legati a due ideologie che non esistono più, appartengano ormai a un antiquariato culturale? E che la sfida moderna non è fra destra e sinistra, ma fra giusto e sbagliato?

Sergio Lepri, [email protected], Corriere della Sera, 20 ottobre

Decreto sblocca Italia o decreto distrugge Italia?

Il decreto sblocca Italia distruggerà la biodiversità, il territorio e il paesaggio e la democrazia. La conseguenza sarà che si potranno compiere opere devastanti tramite il silenzio assenso dei ministeri, gettate di cemento per realizzare nuove costruzioni anziché promuovere il recupero di quelle esistenti e non utilizzate. E poi, ancora, trivellazioni ovunque- basterà convincere i comuni elargendo denaro-, decine di miliardi per autostrade inutili (come la Orte-Mestre), mentre le altre cadono a pezzi, cessione del territorio alle grandi imprese, riduzione dei controlli , -semplificazioni burocratiche – come ad esempio l’esclusione dell’autorizzazione paesaggistica oggi necessaria agli edifici di pregio per l’installazione di antenne. E poi inutile ampliamento dell’aeroporto di Firenze, città patrimonio dell’umanità, con gli aerei che per ragioni di sicurezza passeranno vicini agli edifici del centro, o la costituzione di oleodotti che distruggeranno parchi nazionali (Sibillini, Gran Sasso). Ma soprattutto negheranno la partecipazione dei cittadini, dei comitati, delle associazioni e persino di enti locali. Come sta avvenendo ora: le associazioni animaliste, ambientaliste e che tutelano il paesaggio sono rimaste inascoltate. Abbiamo già subito danni irreversibili sul nostro territorio a causa di mala politica, cerchiamo almeno di non rifare gli stessi errori.

Marie Claire Cavallero, Manifesto, 21 ottobre

Roma è piena di poveri. Renzi pensi a loro prima che alle unioni gay

Ho appena visitato Roma e ho incontrato tanti poveri. Persone, straniere e italiane, che bivaccano per le strade, davanti a chiese e musei, nelle stazioni, sui mezzi pubblici. Persone che vivono ai margini della società, come barboni. Roma mi è sembrata una città lasciata allo sbaraglio da chi la governa. Certo, una simile situazione richiede l’impegno di tutti. I cittadini, sia di passaggio come me, sia residenti vedono e sentono questa realtà di disagio umano e civile. E si misurano con continue richieste di elemosine, che a volte diventano anche offensive. Questo problema è stato preso in considerazione da diversi parroci che hanno scritto anche al sindaco e alle autorità preposte per risolvere il problema. Il sindaco Marino invece di interessarsi solo delle unioni omosessuali pensi anche a risolvere questa drammatica situazione. È qui che serve più impegno.

Antonio Guarnieri, Brindisi, Avvenire, 21 ottobre

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