Una firma di tutto riposoCina: l’indipendenza dei media passa dalla pubblicità

Cina: l’indipendenza dei media passa dalla pubblicità

Che sappiamo dei mass media cinesi? Un’analisi sistematica di 110 quotidiani da parte degli economisti Qin, Strömberg e Wu mostra come vi sia una differenza sistematica tra giornali che agiscono come “portavoce” del regime comunista e giornali più commerciali, che ricevono un ammontare maggiore di ricavi pubblicitari. Non solo: i giornali formalmente più vicini al Partito Comunista (cioè quelli direttamente controllati da un comitato del Partito) danno significativamente più spazio alle notizie sui leader politici e citano più frequentemente fonti ufficiali, rispetto ai giornali che hanno un legame formale più tenue con il Partito. Dall’altro lato, i giornali vicini al Partito si comportano come “cani da guardia” rispetto a episodi di corruzione che coinvolgono il personale burocratico, ma tendono a risparmiare i “pezzi grossi” del Partito stesso.

Dal punto di vista delle determinanti storiche, gli autori mostrano come la vicinanza ideologica al governo è più alta se il giornale circola in una prefettura caratterizzata da una maggiore tradizione di stampo comunista, come ad esempio nel caso di quelle prefetture in cui l’esercito comunista passò durante la “Lunga Marcia” del 1933/1935. Dall’altro lato, i giornali che circolano nelle prefetture che erano parte di un trattato portuale con i paesi occidentali nel periodo tra il 1840 e il 1910 – e quindi più aperte a influenze esterne –  si collocano nella direzione opposta, cioè sono caratterizzati da una maggiore distanza ideologica dal governo.

Che succede se una regione del paese cresce dal punto di vista economico e dunque del mercato pubblicitario? La speranza di molti è che il mercato sia la forza capace di spezzare il controllo politico del partito sui media e sull’opinione pubblica. Ebbene, l’incremento del mercato pubblicitario non ha un effetto ideologico sui giornali già presenti, quanto invece sull’apertura di nuovi giornali non controllati direttamente dal Partito, i quali si caratterizzano per una maggiore quantità di ricavi pubblicitari e per una minore dipendenza dal regime. Questa nascita di quotidiani meno controllati dal partito spiega in larga l’andamento decrescente nel tempo dell’indice che misura il controllo medio dei giornali da parte del Partito (figura 7 nell’articolo).

Sarà dunque il mercato a limitare il potere del Partito Comunista Cinese? Difficile fare previsioni, ma non mi stupirei del fatto che la Lunga Marcia della libertà politica passi attraverso una maggiore libertà dei media, affrancati dal controllo del Partito anche grazie ai beceri – ma preziosi – introiti pubblicitari.

Per chi vuole saperne di più:

Bei Qin, David Strömberg e Yanhui Wu [2014]. “Media Bias in Autocracies: Evidence from China.” Working Paper, disponibile qui