Portineria MilanoIl nuovo partito di Renzi prende forma

Il nuovo partito di Renzi prende forma

C’è Gianni Cuperlo che ormai glielo dice in faccia: «Il tuo è un partito parallelo». E Matteo Renzi, premier e segretario del Partito Democratico, non appare nemmeno così turbato dall’affondo del leader della minoranza democratica. «Renzi pensa da tempo a un nuovo partito – rivela Peppino Caldarola, storico direttore dell’Unità -. Non gli importa con quale nome, basta che sia nell’area di centrosinistra. Socialista? Non è un problema, in tutta Europa stanno cambiando i nomi della sinistra. Renzi sa solo che questo è lo spazio dove deve agire, perché l’area di centrodestra è stata costruita e sarà presto distrutta da Berlusconi». Del resto basta unire i puntini, mettere insieme gli eventi o le polemiche degli ultimi giorni per capire che Renzi – lui continua a ribadire di non volere confederazioni o nuove organizzazioni – sta pensando da tempo a «un’altra cosa», a quel partito della Nazione o liquido di cui si sente parlare da mesi. Realtà che sembra sempre più vicina a prendere forma. O di cui almeno si scorgono già i lineamenti.  

Innanzitutto c’è la comunicazione. Renzi torna a parlare sulle reti Mediaset. Lo aveva già fatto in passato, da Maria De Filippi ad Amici. Stavolta è nel salotto domenicale di Barbara D’Urso su Canale 5. Un’intervista che ha monopolizzato il dibattito politico, con la conduttrice che sul finale lo invita a fare una trasmissione insieme quando smetterà di fare politica. «Renzi ha capito che per trovare nuovi consensi deve parlare a quel ceto medio produttivo che la domenica guarda la televisione – aggiunge Caldarola -. È un elettorato molto ampio, che vive da lontano dalla politica. Che ha votato destra e sinistra, ma che non ha ideologie e  che ha perso fiducia nella politica. Che anzi spesso non sopporta la politica e i sindacati. Anche per questo Renzi tende a dare fiducia a estremizzare lo scontro con questi soggetti, come sulle regioni: cosa c’è di più impopolare delle regioni?». 

Un partito nuovo quindi. A vocazione maggioritaria, che superi anni di berlusconismo e antiberlusconismo. Liquido, con un nome che magari sarà deciso in futuro. Dove le tessere non sono così importanti. Dove non c’è neppure una rigida classificazione di destra o sinistra. Renzi lo dice senza mezzi termini: «Il Pd deve essere un partito che si allarga – ha chiarito durante la Direzione di questa sera – Reichlin lo ha chiamato il partito della nazione, deve contenere realtà diverse. Io spero che da Migliore con Led fino ad Andrea Romano che con quella parte di Scelta Civica che vuole stare a sinistra ci sia spazio di cittadinanza piena». E Romano, ex fedelissimo del professor Mario Monti, ha già annunciato di starci. «Matteo Renzi oggi ha disegnato i confini politici e culturali di quel nuovo partito che serve alla trasformazione storica nella quale è impegnata l’italia. Un partito capace di allargare i tradizionali insediamenti sociali e culturali della sinistra italiana, aprendosi finalmente ai temi liberali e rispondendo al bisogno di rilanciare il nostro bipolarismo in chiave europea». 

E infine c’è la Leopolda. Il tradizionale appuntamento fiorentino, quest’anno potrebbe portare delle novità. Sui fondi raccolti tramite la Fondazione Open già le sta presentando. Gli euro raccolti – circa 300mila e non 2 milioni – che hanno fatto storcere il naso a tanti nel Pd, in particolare a Cuperlo che glielo ha rinfacciato durante la Direzione. «Pongo una questione a Renzi: sei segretario del partito e capo del governo, ti chiedo qui, da questa tribuna, cos’è la Leopolda? Leggo che dietro c’è una fondazione che ha raccolto 2 mln, di cui 300 mila serviranno per il prossimo week-end». Renzi ha smussato la polemica. Ha invitato la minoranza Pd alla Leopolda e ha assicurato che non costruirà mai un’organizzazione parallela al Pd. Ma ormai la distanza tra le parti è enorme.

Basta leggere quello che ha scritto Pippo Civati sul proprio blog durante i lavori della Direzione. «Le fondazioni (uno strumento particolarmente opaco, come denuncio da anni) ce le hanno tutti o quasi (o ce le hanno avute, per le campagne elettorali, per la lotta all’interno del partito, per prendere distanze dalla maggioranza o per farsi valere al posto della maggioranza, appunto). A destra e a sinistra e anche al centro». Per poi aggiungere: «Cuperlo fa bene a porre la questione: a tutti chiedo di andare fino in fondo, per evitare che la questione – centrale per la nostra democrazia ancor più dopo avere superato il rimborso elettorale – si esaurisca in una polemica che durerà fino a domenica all’ora di pranzo, quando la Leopolda chiuderà e tutti torneranno nelle loro fondazioni». Secondo Caldarola: «La sinistra continua a ripetere gli stessi errori di venti anni fa quando non capì Silvio Berlusconi. Tutt’ora continua a paragonare Renzi a Berlusconi, ma è qualcosa di diverso. In comune hanno solo una spinta popolare». 

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