Israele e Palestina, la guerra riparte sempre da zero

Israele e Palestina, la guerra riparte sempre da zero

Come se la guerra a Gaza non ci fosse mai stata, israeliani e palestinesi sono di nuovo ai ferri corti. Da circa una settimana Gerusalemme e la Cisgiordania assistono a una nuova escalation di tensioni.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato oggi la chiusura ad oltranza per musulmani ed ebrei della Spianata delle moschee. Dopo giorni di scontri violenti, la polizia israeliana ha ucciso questa mattina un militante palestinese, Muataz Hijazi, sospettato di aver attentato alla vita del rabbino di estrema destra Yehuda Glick, abbattuto a colpi di pistola. Il rabbino aveva invocato in un convegno l’apertura immediata della Spianata delle Moschee alle preghiere degli ebrei, cosa vietata dagli accordi del 1967.

«Gli attriti di fatto non si sono mai placati dalla scorsa primavera», commenta Khaled Elgindy, analista del Brookings Institute con un passato da consigliere della leadership palestinese nei tentativi di accordi di pace, che ricorda il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani nella colonia vicino a Hebron, e la morte truce (è stato bruciato vivo) del ragazzino palestinese Mohammed Abu Khedir lo scorso giugno. Sono questi i fatti che portarono a giugno all’avvio dell’operazione israeliana Margine di sicurezza nella Striscia di Gaza: 50 giorni di scontri, 2.131 vittime palestinesi, 72 israeliane (dati Onu).

Attivisti israeliani si recano sul luogo della morte del rabbino Yehuda Glick. È la notte del 29 ottobre (GALI TIBBON / Getty Images)

Quella del rabbino è solo l’ultima provocazione in ordine di tempo cui i palestinesi hanno assistito negli ultimi giorni.

Martedì 28 ottobre, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat ha fatto una passeggiata sul Monte del Tempio, spingendosi fino al cortile della Moschea al-Aqsa, sulla Spianata. La sua è stata una replica in miniatura della passeggiata che il premier israeliano Ariel Sharon fece nello stesso luogo nel 2000, scatenando la Seconda Intifada, la rivolta palestinese esplosa a Gerusalemme e poi estesa a tutta la Palestina. In base all’accordo del 1967, gli ebrei non possono pregare in questo luogo, noto anche come Cupola della Roccia, riservata ai fedeli musulmani.

Ma anche se il governo israeliano aveva rassicurato una settimana prima la vicina Giordania di non aver assolutamente intenzione di modificare le regole, i palestinesi si sono allarmati, scatenando numerose e violente proteste in città. In molti hanno parlato di Terza Intifada. Ma per Khaled Elgindy, è ancora presto per parlarne. Sebbene, spiega, lo scenario sia comunque particolarmente preoccupante, per intensità degli scontri, frequenza e persistenza.

E non esclude che possa trasformarsi davvero in una nuova grossa rivolta.

«L’azione del sindaco è chiaramente provocatoria», commenta Khaled Elgindy. «Ma è una come tante», spiega. «È il riflesso di una chiara posizione politica che considera Gerusalemme interamente israeliana e punta ad espellere piano piano tutti i palestinesi dalla città». Tutti i sindaci che si sono succeduti a Gerusalemme, racconta Elghindy, qualsiasi fosse la loro appartenenza politica, sono sempre stati schierati con i coloni israeliani e hanno portato avanti questa linea politica. «Demolizioni di case palestinesi si verificano da sempre in città. E i servizi municipali non vengono forniti agli arabi».

Il sito di costruzione di Har-Homa, la nuova colonia che sorgerà a Gerusalemme Est, area palestinese della città. Qui Nethanyahu ha annunciato il 28 ottobre la costruzione di 1000 nuovi insediamenti per coloni ebrei ( Ilia Yefimovich / GEtty Images)

Israele ha occupato Gerusalemme Est durante la guerra del 1967 e ha annesso la città nel 1980 eleggendola a capitale dello Stato ebraico. Ma la mossa non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

Lunedì 27 ottobre il primo ministro israeliano Benjamin Nethanyahu ha annunciato la costruzione di 1000 nuovi insediamenti israeliani a Gerusalemme Est, la parte della città considerata dai palestinesi futura capitale del loro Stato. Seicento saranno edificati nel distretto di Ramat Shlomo e quattrocento a Har Homa.

Secondo il corrispondente di Al Jazeera Imtiaz Tyab, il primo ministro israeliano subirebbe la pressione della parte destra del suo governo, che chiede la costruzione di nuove abitazioni, minacciando altrimenti di togliere il sostegno al governo. «Nethanyahu è tra coloro che sono favorevoli alla nascita di uno Stato Palestinese – spiega però Elgindy -. Ma esclude l’idea che Gerusalemme debba farne parte».

Un volantino diffuso da attivisti dell’estrema destra israeliana lamenta la negligenza della polizia israeliana nel reprimere le proteste dei palestinesi. L’immagine ritrae le violenze scoppiate il 28 ottobre (Ilia Yefimovich / Getty Images)

L’operazione israeliana Margine di Sicurezza nella Striscia di Gaza era terminata da cinque giorni che già, il 31 agosto 2014 Israele confiscava 1000 acri di terra a sud di Betlemme con l’intenzione, spiega il quotidiano israeliano Haaretz di creare continuità tra la Green Line e le colonie di Beitar Illit, Kfar Etzion, and Gvaot.

Nelle prime tre settimane di ottobre un gruppo di coloni israeliani ha preso possesso di 35 appartamenti a Silwan, un quartiere palestinese densamente abitato che si trova sul fianco di una collina che costeggia il muro meridionale della città vecchia di Gerusalemme, a ridosso della moschea di al-Aqsa. La mossa ha sollevato le proteste a Ramallah e in Cisgiordania.

Israele ha ordinato la demolizione di alcune abitazioni palestinesi a Silwan, il quartiere a ridosso della Moschea al-Aqsa. Questa immagine è del 29 ottobre 2014 (AHMAD GHARABLI / Getty Images)

«I palestinesi protestano perché sono stanchi e frustrati», spiega Elgindy. «Hanno visto fallire tutti i tentativi di giungere a un accordo di pace e sono arrabbiati con le loro stesse autorità, incapaci di portare avanti la loro causa. Vedono che i colloqui non portano ad altro che a nuovi insediamenti e demolizioni delle loro case».

Hijazi, il ragazzo palestinese sospettato di aver colpito il rabbino Glick, è un militante della Jihad islamica e risiedeva nello stesso rione palestinese di Silwan, a ridosso della Città vecchia di Gerusalemme, quello in cui coloni ebrei hanno occupati 35 appartamenti poche settimane fa. A Silwan abitava anche Abdel Rahman a-Shaludi, il palestinese che questo mese ha travolto un gruppi di ebrei con la sua automobile uccidendo – ancora non si sa se lo ha fatto deliberatamente – una donna e una neonata, ed è stato poi ucciso.