Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.
Ma perché le pensioni della Camera non le paga l’Inps?
Ho letto l’intervista alla presidente della Camera Laura Boldrini sui tagli per i dipendenti della Camera stessa. Sono rimasto stupefatto quando l’onorevole Boldrini, pur riconoscendo che sono stati operati molti tagli, sostiene che la democrazia ha comunque un costo. Certo, ma ciò non giustifica spese senza freni con i soldi dei contribuenti. A quale titolo il Parlamento deve avere un barbiere da 99 mila euro annui? Perché una mensa dove si pagano cifre irrisorie (ora questo privilegio è stato in parte ridotto)? Perché i dipendenti di Camera e Senato percepiscano retribuzioni nette anche di 10 mila euro al mese? A quale titolo le pensioni vengono pagate dal datore di lavoro e non dall’Inps, al di sopra e al di fuori di ogni legislazione che regola la materia per tutti i comuni mortali?
Giulio Riccio, Roma, Il Messaggero, 24 ottobre
Errore: non fu doloso l’incidente di Mattei
Il Corriere del 22 ottobre riporta, in margine alla notizia dell’incidente di Mosca che ha causato la morte dell’ad di Total, Christophe de Margerie, l’incidente di Enrico Mattei a Bascapè nel 1962, concludendo: “Nel 2005 fu provata l’origine dolosa del fatto”. In realtà, proprio nel 2005 il pm pavese Vincenzo Calla pose la parola fine alle innumerevoli fantasie dietrologiche che propugnavano la teoria dell’attentato, archiviando definitivamente la pratica. Già una minuziosa inchiesta tecnica e due rinvii a giudizio avevano provato senz’ombra di dubbio la causa puramente tecnica dell’incidente (il ghiaccio, dal quale il Morane-Saulnier MS-760 di Mattei non era protetto).
Giulio Valdonio, Milano, Corriere della Sera, 24 ottobre
Caro Landini occupiamo il lavoro e non le fabbriche
Caro Landini, in questi giorni nel nome dello slogan “occupiamo le imprese”, i lavoratori sono tornati in piazza per protestare a viva voce i loro diritti. La mia opinione è che una tale iniziativa continua a vedere come distinte due realtà che mai come ora devono invece costituire un unico, seppure articolato, fenomeno: se muore l’impresa, muore il lavoro e muore il lavoratore. Il grido di allarme deve essere unitario: occupiamo il lavoro ed occupiamolo nel comune interesse delle imprese e dei lavoratori, prima che la desertificazione del tessuto produttivo in atto spenga definitivamente le voci di ognuno dei protagonisti. Occorre, allora, una battaglia comune. Non chiedo ovviamente ai lavoratori che tu rappresenti (e con i quali abbiamo sottoscritto un contratto di reciproca soddisfazione per il tramite di Unionmeccanica) di rinunciare ai loro diritti. Ti chiedo di inaugurare con me una stagione nella quale, per rianimare la nostra realtà produttiva, le forze delle Pmi (che rappresentano ancora la spina dorsale della nostra economia produttiva) si sommino a quelle dei lavoratori per abbattere (anche con la forza) tutte quelle barriere che ci mettono sempre più spesso fuori mercato rispetto alla concorrenza. Sono infatti convinto che solo unendo le forze e solo parlando di occupazione del lavoro (e non delle aziende) si possa, ad esempio, finalmente colpire a morte quelle gerarchie burocratiche che tutti proclamano di voler riformare ma che in realtà resistono e spesso prolificano a danno delle aziende ma, al tempo stesso, anche dei lavoratori. Naturalmente, quello della burocrazia è solo un esempio: i temi e gli ambiti di intervento sono talmente tanti che è impossibile affrontarli in questa sede: dobbiamo arrivare ad una vera e propria rifondazione del settore. Ciò che qui mi preme è di sollecitarti ad una strategia di emergenza: come al capezzale di un paziente in punto di morte, decidiamo di unire le nostre forze e di trovare un cammino comune (non privo di iniziative eclatanti) il cui fine sia quello di salvare il lavoro e i suoi protagonisti: aziende e lavoratori.
Maurizio Casasco, presidente Confapi Roma, Corriere della Sera, 23 ottobre
Si prenda atto che Padova è un territorio secolarizzato
Nel 1964 mi sono sposato a Padova, in Municipio. In questi giorni mi è arrivato l’invito del sindaco di Padova… ad andare a messa a festeggiare i 50 anni di matrimonio “in chiesa”. Quando mi sposai i miei amici mi prendevano in giro dicendo che i miei figli, che non ho battezzato, da grandi si sarebbero fatti preti. Nella generazione successiva molti figli dei miei amici si sono sposati in Municipio. Adesso praticamente tutti i figli di questi ultimi o si sposano in Municipio o convivono e fanno figli senza sposarsi. E “nessuno” si fa più prete! Cito statistiche ufficiali curate dal Comune di Padova, relative al suo territorio: anno 1964, matrimoni religiosi 98,8%, matrimoni civili 1,2%, nascite da coppie non sposate 1,6%. Quarant’anni dopo, 2013: matrimoni religiosi 39,5%, matrimoni civili 60,5%, nascite da coppie non sposate 30,8%. La Costituzione ha come principio supremo la laicità dello Stato. È stata violata quando i cattolici erano forte maggioranza, ma penso sia arrivato il momento che le autorità civili prendano atto che Padova (e l’Italia) è un territorio secolarizzato e di conseguenza lascino al Vescovo l’organizzazione di riti religiosi per i suoi fedeli.
Giorgio Villella, [email protected], Repubblica, 24 ottobre
L’abbonamento elettronico a Roma? Meglio lasciar perdere
Sono fra i pochi che pagano l’abbonamento dell’autobus e nei giorni scorsi, credendo di vivere in una capitale moderna, ho acquistato una delle nuove tessere elettroniche “èRoma”. Ho pagato i miei tre euro e sono andato sul sito Atac per effettuare la prima ricarica. Ho inserito il numero di 16 cifre e ho ricevuto il messaggio: “Tessera inesistente”. Ho telefonato al numero Atac e un signore dall’aria annoiata mi ha risposto che non ha idea di come spiegare il fatto e suggerito di comprare un tradizionale abbonamento cartaceo. È Roma, purtroppo.
Francesco Luna, [email protected]
Ottanta: è il numero magico di Renzi
Ottanta euro a dritta nella busta paga….ottanta euro a manca per le neo-mamme….Ormai il numero ottanta è diventato indice e sinonimo di buone nuove, una quasi fortuna all’orizzonte per i destinatari. Ma che cosa dice, a questo riguardo, la smorfia napoletana? Numero ottanta: ‘a vocca (la bocca). Per proclamare, il buono e volonteroso Matteo Renzi, oltre la faccia, la bocca ce l’ha messa, ma a quale numero dovrà ora appellarsi per trovare le coperture? Sempre la smorfia napoletana suggerisce il numero tredici: sant’Antonio. Affidarsi a lui, l’unico che potrebbe operare il miracolo.
Sveva Visconti, Libero 24 ottobre
Ma a Vittoria non esistono cc, magistrati e ispettori Inps?
Circa 1.600 donne romene, non clandestine da quando la Romania è parte della Ue, lavorano nelle campagne di Vittoria (Rg) ridotte in pratica a schiavitù, lavoro nero, orari impossibili, paghe da fame e, ancor peggio, costrette al sistematico concubinaggio sessuale dai latori di lavoro. Dove sono a Vittoria i carabinieri, la polizia, gli ispettori dell’Inps e la magistratura?
Vittorio Gatti, Parma, Corriere della sera, 24 ottobre
Patente rubata e ritrovata? Devi rifarla comunque
Mio figlio (a cui era stato rubato il portafogli, nonostante sia stato ritrovato con tutto il contenuto, tranne i soldi) ha avuto conferma che la patente di guida deve essere rifatta perché la denuncia è già partita. Nell’era dei computer non si può fare niente? Perché bisogna rifare carte, foto, versamenti e code alla Motorizzazione per mancanza di una semplice procedura?
Loredana Buzzi, [email protected]
Servilismo. Prezzolato, però
Come sono anacronistiche le istituzioni italiane! Ho seguito le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera sulla web tv di Montecitorio e l’istituzione ha pensato bene di mettergli sotto una bella didascalia con su scritto: “Dott. Matteo Renzi”. Un modo per farci sapere che il premier non è stato eletto, e quindi che non è onorevole… Ma siamo nel 2014 o nel 1800, quando ancora c’erano i conti, i marchesi e i baroni? Stiamo ancora ai titoli nobiliari? Non chiedo di mettere un anglosassone “Mr” o un italico “Sig”, ma proprio di non mettere alcunché, questo sì. Le istituzioni sarebbero un po’ più credibili e, certamente, meno anacronistiche.
Carlo Olivi, ItaliaOggi, 24 ottobre