«Le nostre pallavoliste sono politicamente scorrette»

«Le nostre pallavoliste sono politicamente scorrette»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Gli spot, politicamente scorretti, delle pallavoliste azzurre

Caro Granzotto, avrà sentito lo spot radiofonico politicamente scorrettissimo delle nostre pallavoliste, che pubblicizzavano i campionati mondiali femminili? “Sono Noemi Signorile e sono palleggiatore”, “Sono Valentina Arrighetti e sono un centrale”, “Sono Francesca Piccinini e sono il capitano” e così via. Tutto questo in onda sulla Rai di Stato! E, adesso, chi glielo spiegherà a Madamin Boldrini?

Giovanni Albanese, Il Giornale, 16 ottobre

I cattolici devono essere “liberi e forti”. Un loro partito non serve

Nel suo scoramento, appassionato e coinvolgente, Dario Antiseri denuncia le tante ragioni del perché la straordinaria ricchezza del cattolicesimo italiano non abbia trovato, nell’ultimo ventennio, una rappresentanza politica (Corriere, 9 ottobre). Un disegno definitivamente naufragato nei vari appuntamenti di Todi, e fallito anche perché affondava le sue radici nel limiti di quella cultura politica (direi teologica) intrisa di “neogentilonismo” che, tra le altre cose, non ha investito minimamente nella formazione vera di una nuova classe politica. E con lo sguardo comunque sempre rivolto all’indietro nell’illusione che si potesse ritornare a una unità politica vecchia maniera. Ora sarebbe perverso insistere. Se guardiamo al presente sembrano passate ere geologiche. Papa Francesco non vuole fare le barricate per difendere i valori non negoziabili, ma cerca di convincere con tutte le sue forze che il tradimento dei valori della persona è senza ritorno per tutti e che un umanesimo comune è la vera sfida postideologica. E per questo serve davvero un partito dei cattolici? O piuttosto la stessa consapevolezza e forza da parte dei credenti impegnati sui vari fronti? L’Italia è da troppo tempo in bilico sull’orlo del burrone economico e morale e quel che resta della politica e dei partiti non si muove più solo in un quadro postideologico ma ormai postdemocratico. E come potrebbe configurarsi un partito dei cattolici? La solitudine in cui si trovano a vivere i cattolici che oggi fanno politica, con passione e disinteresse, è ancora più assoluta e totale di quella denunciata da Antiseri. Una grandissima e sconfortante solitudine. Quella di non riuscire a dare ragione delle nostre convinzioni profonde. E non perché i cattolici non abbiano un loro partito. Ma perché, in partibus infidelium da decenni, devono farcela con la forza della loro coscienza, passione e testimonianza. E conquistare i numeri con quella: da “liberi e forti”.

Senatrice Emma Fattorini, Pd, Corriere della Sera, 16 ottobre

Se la musica può salvare il mondo

Caro Augias, ho letto con attenzione la sua rubrica di domenica scorsa, sul caso del bambino napoletano seviziato dai coetanei. Condivido parola per parola la sua risposta. Da parte mia aggiungo che di fronte alla desertificazione dei valori fondamentali dell’uomo di oggi si può e si deve intervenire proprio a partire dalla scuola, come del resto Renzi va ripetendo sin dai suoi primi interventi. Sembra un compito impossibile, invece così non è. Già quarant’anni fa il maestro venezuelano José Antonio Abreu ha fatto un miracolo dando vita a una profonda rivoluzione sociale attraverso l’insegnamento della musica (linguaggio complesso ma universale) ai bambini dai tre ai quattordici anni. L’intento era, e rimane, quello di “fare orchestra”, di con-certare, di stare insieme per costruire una “sin-fonia”. Solo così inserendo, suggerendo nuovi valori, potremo formare una nuova generazione e costruire una nuova società di uomini. A questo aveva profondamente creduto anche il maestro Claudio Abbado purtroppo recentemente scomparso.

Roberto Campagnano, direttore Associazione amici di Abreu, direttore@amiciabreu.it

Sarebbe più giusto chiamarli grilloni o grillacci

La lettera sul Movimento 5 Stelle pubblicata ieri su ItaliaOggi è arguta e convincente. C’è soltanto un ma. Chiamare “grillini” militanti e simpatizzanti 5 Stelle vuol dire dare loro un epiteto poco epiteto: grillino è voce che ha un suono e un senso gentile. Io direi che dovremmo chiamare i 5 Stelle o “grilloni”, evocando così le dimensioni di Beppe Grillo o “grillacci” che ben incide la vocazione sguaiata del movimento.

Ugo Vigna, Italia Oggi, 16 ottobre