Portineria MilanoMosca, sulla pista della morte poteva esserci Putin

Mosca, sulla pista della morte poteva esserci Putin

Lo chiamavano “baffone”, perché era simpatico, perché era un classico francesce a cui piaceva la buona cucina e perché di fondo era molto stimato negli ambienti delle compagnie petrolifere. O almeno così alcuni ex manager di Eni ricordano Christophe de Margerie, il capo del gruppo petrolifero francese Total, morto poche ore fa su un jet Falcon 50 privato che si è schiantato contro uno spazzaneve mentre stava decollando dalla pista numero 3 dell’aeroporto Vnukovo di Mosca, uno dei tre della capitale russa, dopo il Domododevo e il Sheremetevo. È un aeroporto piccolo, usato soprattutto per i voli d’affari internazionali. Ma è soprattutto la stessa pista da dove è solito partire il presidente russo Vladimir Putin. Per questo motivo la vicenda rischia di creare qualche imbarazzo a livello di sicurezza nazionale: al posto di de Margerie ci sarebbe potuto essere uno degli uomini più potenti del mondo. Molto amico anche di Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni, lo stesso Putin ha subito lodato il ceo della Total per essere «alle origini di molti importanti progetti congiunti che hanno posto le basi per una cooperazione fruttuosa tra Russia e Francia nel settore energia».

Di certo anche in Eni e in diverse altre compagnie petrolifere gli aeroporti moscoviti sono sempre stati guardati con sospetto. Sin dagli anni ’70, dopo la morte nel 1962 sempre in un incidente aereo del fondatore del cane a sei zampe Enrico Mattei, quando l’aereo privato con cui stava rientrando dalla Sicilia si schiantò nei pressi di Pavia mentre stava avvicinandosi all’aeroporto di Linate a Milano. Si parlò di incidente, qualcuno teorizzò un attentato (anche perché gli alberi del bosco dove cadde l’aereo non erano stati neppure smossi). Francesco Rosi ci fece un bellissimo film d’inchiesta dal titolo “Il caso Mattei”. Solo dagli anni ’90 i voli dei manager sono stati spostati al Vnukovo, prima arrivavano al Sheremetevo. Secondo le prime ricostruzioni dell’incidente di De Margerie, il velivolo in fase di decollo avrebbe urtato con il carrello uno spazzaneve che evidentemente non doveva trovarsi su quella traettoria: secondo quanto trapela e viene confermato il conducente del mezzo era ubriaco. Appena in volo il pilota ha deciso di rientrare immediatamente a terra, ma durante la manovra uno dei motori avrebbe improvvisamente preso fuoco, tanto che il Falcon si è schiantato sulla pista esplodendo.

Non è un caso, proprio per l’importanza istituzionale dell’aeroporto, che secondo la Commissione Investigativa di Mosca «non è stata una tragica serie di terribili circostanze, ma la criminale negligenza di funzionari», che non sono stati in grado di garantire che lo staff aeroportuale si coordinasse nel suo lavoro. In un comunicato dai torni estremamenti duri il portavoce del comitato investigativo sull’incidente, Vladimir Markin ha avvertito che cadranno delle teste all’aeroporto di Vnukovo: «Gli inquirenti a breve adotteranno le misure necessarie a sospendere dall’incarico un certo numero di membri dello staff, che potrebbero ostacolare le indagini». Il colpevole materiale dell’incidente costato la vita a de Margerie ed altre tre persone, è l’autista dello spazzaneve, Vladimir Martynenko, che, completamente ubriaco, ha attraversato la pista mentre il Falcon della Total stava decollando. L’uomo, rimasto leggermente ferito, è stato arrestato. Ma per Markin «è ovvio che i vertici dell’aeroporto sono dietro le negligenze di cui si sono macchiate le persone direttamente coinvolte. Non escludiamo – ha concluso – altri arresti». C’è da ricordare infatti che tutti i mezzi che lavorano in pista si coordinano con la torre di controllo. 

«Total deve continuare ad andare avanti» ha dichiarato il segretario generale della società petrolifera Jean-Jacques Guilbaud, affermando che il gruppo è «organizzato per affrontare questo tragico avvenimento». Un consiglio di amministrazione di Total, il cui titolo sale dell’1,80 % alla borsa di Parigi dopo aver aperto in netto calo, si riunirà «in tempi brevissimi». Sula stampa francese si fanno ipotesi di una successione interna al manager, morto senza indicare un potenziale erede. In “pole position”, secondo molti osservatori, ci sarebbero tre membri del comitato esecutivo: Philippe Boisseau, 52 anni, l’attuale direttore generale Marketing & Servizi; Patrick Pouyanné, 51 anni, l’attuale direttore generale del ramo raffineria-chimica e Arnaud Breuillac, 56 anni, l’attuale direttore generale Expoloration & Production. Nel maggio scorso lo stesso de Margerie, in un’intervista a ‘La Tribune‘, aveva evocato la sua successione. «Nella cultura Total, sarà qualcuno del gruppo» spiegava l’allora numero uno. Di sicuro non pensava così in fretta. 

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