Musica a scuola, il rischio di una riforma stonata

Musica a scuola, il rischio di una riforma stonata

Cosa direbbero Verdi, Puccini, Vivaldi o Corelli se scoprissero che l’arte che li ha resi così celebri nel mondo intero non recita che un ruolo comprimario nello scenario educativo del nostro paese? Stenterebbero a crederlo, probabilmente, e ne sarebbero molto delusi. Di certo, tuttavia, accoglierebbero di buon grado la proposta, contenuta nel documento del governo, di potenziare l’insegnamento musicale, a partire dalla scuola primaria. Oltre alla educazione fisica e a quella artistica, anche l’educazione musicale è infatti annoverata tra le discipline che dovrebbero contribuire ad un recupero del patrimonio storico, culturale e creativo unico al mondo che contraddistingue la nostra identità di popolo.

In che modo? Aggiungendo due ore d’insegnamento di musica nella scuola primaria con docenti specializzati, potenziando la scuola secondaria di I° grado attraverso la formazione di docenti di musica già in servizio e, nel caso di istituti comprensivi, affiancando docenti della scuola secondaria ai colleghi della primaria non specializzati.

Proviamo a fare un’analisi più approfondita. Assicurare agli alunni di IV e V elementare  lo svolgimento della pratica strumentale guidati da un docente specializzato, che ha quindi competenze specifiche e sa guidarlo con appropriate metodologie, è certamente un passo avanti rispetto a quando l’insegnamento della musica era lasciata alla volontà di poche maestre sprovviste delle competenze necessarie. Lo Stato potrebbe trovare i docenti adeguati a tale scopo nelle graduatorie a esaurimento. Che contengono, secondo i dati riportati nel capitolo I, 5.400 docenti che saranno assunti in via definitiva dal 1 settembre 2015.

Ad alcuni docenti però, stando al contenuto della proposta, verrà chiesto di insegnare nella scuola primaria con orario e retribuzione relativa, pur avendo una specializzazione e un inquadramento da docenti di scuola secondaria. Questo ci appare una forzatura, che va ben al di là  del “sacrificio”, richiesto dal Governo, di flessibilità all’interno di classi di concorso “affini”. Potrebbe essere meglio meno utilizzare questi docenti di musica della scuola secondaria – di tutte e tre le classi di concorso A031, A032 e A77, ma specificatamente della A77, che riguarda l’insegnamento di uno strumento musicale –  sulla primaria, così come già previsto dal Dm 8 del 2011. In questo caso infatti tali docenti manterrebbero le loro prerogative contrattuali pur insegnando nella scuola primaria.

Altro discorso va invece fatto per ciò che riguarda il potenziamento della musica nella scuola secondaria di I° grado. Affiancare docenti più esperti – e già su questa differenziazione si potrebbe molto discutere, poiché soprattutto nella musica non sempre il docente più anziano è più esperto – per formare docenti  in servizio è certamente utile, soprattutto nell’ottica di una reale attuazione dell’ organico funzionale che tanto sta a cuore al Governo e che, se ben gestito, potrà davvero essere una grande risorsa per la scuola.

Più difficile, ma certamente altrettanto utile sarebbe potenziare la distribuzione delle scuole ad indirizzo musicale, rendendole uniformi sul territorio nazionale. Pochi infatti sanno che – dapprima in via sperimentale e quindi in via definitiva –  esistono dal 1999 delle scuole secondarie di I grado dove è possibile studiare uno strumento musicale individualmente per due ore settimanali oltre alle due ore di educazione musicale dell’orario canonico; garantire a tutti gli alunni italiani l’accesso ad una scuola media ad indirizzo musicale potrebbe contribuire in modo concreto ad una formazione curricolare completa che, a partire dal primo ciclo fino ad arrivare al Liceo Musicale e Coreutico,  potrebbe finalmente caratterizzare un ciclo di studi ed aprire grandi prospettive ai nostri alunni.

L’ultima considerazione riguarda la collaborazione delle scuole con enti esterni quali conservatori, orchestre o bande cittadine, in relazione alla quale sarebbe auspicabile coinvolgesse attivamente gli alunni. Ad esempio, nella creazione di nuove opere scritte con un linguaggio adatto e nelle quali i ragazzi stessi provino a partecipare da protagonisti, affiancati dai professionisti e dai docenti stessi. Non sarebbe forse sufficiente a restituire all’Italia quella coscienza musicale che decenni di disinteresse e incuria hanno depotenziato, ma sarebbe indubbiamente un passo nella giusta direzione.

*Violinista, didatta, docente precario, trascrittore ed arrangiatore di opere musicali per ragazzi