«Quante storie. Prendo solo 5.122 euro di pensione»

«Quante storie. Prendo solo 5.122 euro di pensione»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Quante storie! La mia pensione è solo di 5.122 euro al mese. Netti

Mi sorprende che un giornale autorevole come Il Messaggero abbia dato spazio a una notizia (pubblicata il giorno prima da un’altra testata) frutto di illazioni anonime e di dati coperti dalle leggi sulla privacy, tra l’altro palesemente trafugati e sapientemente distorti. Mi riservo di valutare nei prossimi giorni gli elementi della diffamazione, sia in sede penale che civile, anche per tutelare l’immagine dell’organizzazione nella quale ho militato per tutta la vita. Voglio precisare che la mia pensione netta ammonta a 5.122 euro mensili, dopo 47 anni di regolari contributi e frutto del calcolo degli ultimi dieci anni di versamenti. Questa è l’unica cifra vera. Tutto il resto sono illazioni farneticanti. È certamente una pensione in linea con quelle di chi ha ricoperto importanti incarichi nelle varie attività politiche e sindacali, soprattutto dopo 47 anni di contribuzione. Quanto alla mia ultima retribuzione del 2011, usata da qualcuno a pretesto della campagna di denigrazione, voglio altresì precisare che assomma necessariamente, come tutti i dirigenti di grandi organizzazioni, le competenze di fine mandato, arretrati ed altri bonus una tantum legati alla carica e alla funzione che ho ricoperto negli ultimi otto anni come segretario generale della Cisl.

Raffaele Bonanni , Messaggero 31 ottobre

Macchè comunista. Papa Francesco è un uomo di fede

Ciò che mi affascina di questo Papa, è la sua carica d’amore — solare, schietto, quasi furioso! Un amore che fa sperare in un mondo più giusto, più vicino allo spirito evangelico, alle sofferenze dei poveri, e al loro riscatto, misericordioso verso gli indifesi e gli emarginati. Un amore incoraggiante, anche se scomodo, forse, come è scomoda — e paradossale — la parola del Vangelo di Cristo! L’ideale di vita evangelico sta nell’amore per il prossimo, e nell’equa condivisione dei beni, contro ogni forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un Papa comunista? Niente affatto! Il comunismo ha un limite metafisico — lo sa bene il francescano-gesuita — che rende impossibile risolvere davvero i problemi che investono l’essenza dell’uomo. Non bisogna prendere per marxismo un discorso di fede che pone la liberazione dell’uomo nella prospettiva della speranza cristiana, che ha un valore escatologico; non è una fuga dalla storia, o la rinuncia all’impegno politico concreto. Ma il cristiano sa che la lotta per la giustizia, per la pace e per la fratellanza è lotta, in definitiva, per il Regno di Dio.

Nuccio Palumbo, antonino11palumbo@gmail.com, Repubblica 31 ottobre

Basterebbe una legge ordinaria per il Cnel e invece…

Come molti italiani penso che Matteo Renzi stia facendo del suo meglio per far uscire il Paese da ataviche lentezze burocratiche, inclinazione allo spreco e abuso del danaro pubblico. Renzi si muove con una velocità ammirevole, ma nel caso del Cnel ha scelto una strada non efficiente per raggiungere l’obiettivo. Aveva molti buoni motivi per porre fine a uno stato di cose non rimediabile e ha deciso la chiusura che per un ente costituzionale è lunga e piena di trappole. I mali da cui Renzi vuole liberare l’Italia, al Cnel sono ben rappresentati, le forze che lo tengono in pugno sono vecchie, tenaci e abituate a pensare questa istituzione come cosa loro. La strada della revisione costituzionale però non può essere intrapresa senza un piano serio di transizione. Nei circa due anni che questo processo richiede -se non incontra intoppi- un centinaio di dipendenti pubblici di alta professionalità amministrativa sono lasciati allo sbando e al pubblico dileggio. Giornalisti improvvisati acchiappano la prima persona che scende dallo scalone e chiedono: ma lei si sente inutile? Vi hanno chiusi e continuate a sfornare progetti, stanno nominando nuovi consiglieri, chiedono nuovi finanziamenti! Dalla primavera il Cnel si muove come una nave alla deriva, senza un piano, un’idea del futuro di dipendenti che continueranno a essere nei libri paga della pubblica amministrazione e che hanno un capitale umano da difendere. Ci si perde dietro a bandiere sfilacciate invece di informare, entrare nel merito delle questioni serie che riguardano funzionari pubblici, istituzioni e competenze attribuite da leggi. Colpisce la mancanza di rispetto delle istituzioni, anche di quelle come Cnel travolte dalla loro storia, ma che in Europa non sono considerate desuete e vivono in ottima salute. Visto che da noi è stato utilizzato male e abusato, si metta fine alla mala gestio: una legge ordinaria che lo riducesse alle sue funzioni di legge sarebbe stata più rapida e chirurgica, ma una volta scelta la costosa revisione della Costituzione si creino seri piani di transizione.

Alessandra Del Boca, professore di economia Università di Brescia, consigliere di sorveglianza Ubi banca, Corriere della Sera 31 ottobre

Ma quanta rabbia nei manganelli contro i lavoratori

Con quanta rabbia colpivano con i manganelli. Perché? Su persone inermi e indifese che non stavano facendo nulla di male! Non avevano scudi che le proprie mani… Non erano black bloc, non rompevano vetrine, non assaltavano banche, erano lavoratori e padri di famiglia che protestavano per la perdita del loro lavoro «camminando» per le strade. Ed erano colpiti da tutori dello Stato in tenuta di sommossa. Non credevo di vedere ancora scene così feroci e assurde. Che meraviglia l’informatica: scene riprese dai telefonini. Comunque state sereni. 

Giuseppe Alù, Stampa 31 ottobre

Pechino da imitare: circolano solo moto elettriche 

In un recente viaggio in Cina, oltre alle cose belle che un po’ tutti conosciamo e che fanno parte del bagaglio culturale collettivo, mi sono positivamente stupito del fatto che, benché insufficiente per il problema dello smog, almeno l’amministrazione di Pechino città abbia abolito i motocicli a due e tre ruote a motore a scoppio, lasciando circolare soltanto motorini e scooter elettrici. Questo cambiamento è avvenuto già da molti anni con una graduale dismissione a partire dai motocicli più vecchi. Probabilmente all’inizio ci saranno stati degli incentivi, ma trattandosi di una città di oltre venti milioni di persone il mercato era da subito sufficiente a tenere i prezzi concorrenziali. Naturalmente ci sono tutte le obiezioni possibili sul problema delle batterie, comunque tutti se le caricano a casa e sono piccole, non è risolutivo per lo smog, ma una percentuale del 10-20% è stata abbattuta.Nelle nostre città il numero di motorini è in crescita continua e oltretutto sono molto rumorosi. L’uso della bicicletta è di gran lunga più vantaggiosa come hanno capito anche gli amministratori di Parigi, Berlino e Londra con la moltiplicazione delle vie ciclabili e con le bici a noleggio. Ma le lobbies dei motorini e forse del petrolio andrebbero battute con progetti comunali e regionali per far rottamare le due ruote a motore a scoppio col divieto di circolazione sul territorio cittadino e promuovendo i nuovi motorini e moto elettriche. Nei centri storici medievali d’Italia il vantaggio sarebbe immediato perché spesso le due ruote circolano dove le auto non possono andare e rumore e gas di scarico inquinano. Il vantaggio per collettività deve essere prioritario e poi la riconversione industriale è una cosa utilissima e necessaria a cui si dovrà arrivare comunque. 

Domenico Frezza, ex insegnante in pensione, Roma  

Ma chi è ‘sto Raffaele Bonanni?

Pare che Raffaele Bonanni guadagni più di Barack Obama. Non sapete chi è Raffaele Bonanni? Neanch’io.

Filippo Merli, Italia Oggi, 31 ottobre

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