Come recita la pagina del sito dell’Onu, le truppe impiegate nelle operazioni di pace Onu, provengono Provengono «da Paesi grandi e piccoli, ricchi e poveri». Ognuna «porta la propria cultura sul lavoro, ma tutte con un unico intento: coltivare la pace». Soldati, uomini e organizzazioni messe in campo per fermare le guerre nei vari angoli del mondo. Ogni Paese contribuisce, alcuni di più altri di meno; alcuni per una missione e altri per un’altra missione. Il contingente si struttura anche sulla base degli uomini a disposizione.
Ogni missione ha una sigla che la definisce. Un esempio a caso: la missione MINURSO, cioè la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale. Se vi chiedete che cos’è, sappiate che è cominciata al 1991 e che riguarda la risoluzione del conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario, un’organizzazione e un movimento politico che chiede il diritto all’autodeterminazione nel Sahara Occidentale. I verbi sono al presente non per caso: la missione, dopo 23 anni, è ancora attiva; il referendum che si proponeva di organizzare per risolvere la questione dell’autodeterminazione non si è ancora tenuto. Ma ce ne sono molte altre: almeno 17.
Se volete sapere quali sono e quale contributo fornisce ogni Paese, qui c’è una raccolta delle infografiche interattive che si trovano sul sito dell’Onu. Mostrano i dati sulle missioni ancora in corso (ce ne sono alcune cominciate negli anni ’70) in tutto il mondo. Ognuna ha la sua sigla, il suo obiettivo e il suo contingente, formato da uomini di diversi Paesi con l’obiettivo di «coltivare la pace».