Aggiornamento del 28/10: Con il 70,86% delle schede scrutinate, il Fronte popolare di Yatseniuk è per ora in leggero vantaggio con il 21,82% dei voti, mentre il Blocco Poroshenko è al 21,45%. I candidati del partito del presidente ucraino sono però in testa in circa il 30% dei collegi uninominali, da cui escono la metà dei deputati del parlamento ucraino.
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Prima ancora che arrivassero i risultati definitivi delle elezioni parlamentari ucraine, il Presidente Poroshenko, leader del Blocco Poroshenko, aveva già annunciato l’avvio delle discussioni formali con Arseni Yatseniuk, il premier ucraino a capo del Fronte Popolare, la formazione che sta contendendo al Presidente la vittoria ai seggi. Dopo lo scrutinio del 57% dei voti, attorno alle 15:00 di lunedì Yatseniuk risultava in leggero vantaggio su Poroshenko, con il 21,57% delle preferenze contro il 21,42 per cento dell’avversario.
Una situazione che in pochi avevano previsto, dando per scontata l’affermazione del Blocco Poroshenko.
Nonostante l’incertezza dei voti, tuttavia, lo scenario che esce dal voto sembra chiaro. Poroshenko ha scelto di creare un governo di coalizione con tutte le forze europeiste candidate alle elezioni, quelle che hanno avuto la meglio in questa tornata elettorale. A partire da Yatseniuk ma contando anche Samopomich, «auto-aiuto», il partito del sindaco nazionalista di Leopoli Andrii Sadovii, che a metà pomeriggio contava l’11,16% dei suffragi.
Per non farsi mancare nessuno, Poroshenko ha aperto anche a Svoboda, il partito nazionalista di estrema destra contrario a ogni federalismo e favorevole all’ingresso del Paese nella Nato.
Più o meno alla stessa ora, a metà pomeriggio, il premier Yatseniuk è intervenuto chiedendo la stessa cosa: una alleanza tra le forze politiche filo-occidentali che «sostenga le riforme del governo» previste dall’accordo di associazione Ucraina-Ue. Ma se i giornali occidentali e molte istituzioni inneggiano già alla “svolta” ucraina, salutando il risultato del voto come l’affermazione delle forze europeiste e anti-russe, il futuro del Paese non si preannuncia così lineare felice.
«L’Ucraina ha ora un chiaro orientamento parlamentare», commenta Aldo Ferrari, professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e analista di Ispi. «Hanno vinto i partiti che hanno promosso il cambiamento», afferma. Ma se anche ora i giornali occidentali inneggiano alla “svolta”, spiega il Professore, questo voto porta con sé forti rischi per il Paese.
Con Yatseniuk si afferma la parte più radicale della coalizione filo-europea
Il risultato imprevisto di Yatseniuk, emerso come forza prevalente nella coalizione, significa una affermazione della parte più radicale dei filo-europei (anche se, avverte Ferrari, si attende ancora di conoscere i risultati dei seggi uninominali, che potrebbero modificare la situazione).
Il rischio che questo comporta, secondo Aldo Ferrari, è quello di una nuova escalation militare nell’est ucraina. «L’esito di queste elezioni rende più difficile marciare verso il cessate il fuoco nell’est, e raggiungere una tregua. Già Poroshenko avrebbe dovuto rappresentare un elemento di mediazione con la Russia, ma fin dalla sua elezione a Presidente (lo scorso maggio, ndr) ha scelto di risolvere il conflitto nelle regioni a est manu militari, con quella che ha chiamato offensiva anti-terrorista. Con la conseguenza che Putin ha rinforzato l’offensiva». La presenza di Yatseniuk al nuovo governo difficilmente permetterà un cambio di strategia a Est.
Arseni Yatseniuk è stato anche l’elemento “usato” dagli Stati Uniti per fare pressione sul Paese e bloccare l’ingresso dell’Ucraina nell’unione Euroasiatica che Putin andava progettando nell’Est. «Gli Usa hanno giocato un ruolo decisivo nel conflitto ucraino», spiega Ferrari. «Attuando una politica che per Washington può anche essere legittima ma che si è rivelata rischiosa, perché ha portato il livello dello scontro con la Russia molto in alto».
Una larga parte del Paese non è più rappresentata
La chiara affermazione delle forze europeiste è legata anche all’alta astensione registrata nel Paese. Ha votato poco più del 50% degli ucraini. Le regioni contese dell’Est non hanno partecipato al voto (le aree occupate dai ribelli, nei distretti di Donetsk e Luhansk hanno annunciato elezioni separate per il 2 novembre e non hanno partecipato al voto del 26 ottobre). Ma c’è stata anche un’ampia parte di popolazione tradizionalmente filo-russa che «si è sentita orfana di una prospettiva politica non più esistente», commenta Ferrari, tanto da scegliere di non recarsi alle urne. In questo modo, una parte notevole della società ucraina rimane esclusa dal risultato elettorale, ponendo «un serio problema di legittimità» del nuovo Parlamento.
La situazione economica nel Paese è disastrosa
Dietro l’illusione di un’Ucraina che volta pagina, che sceglie l’Europa («come titolano molti dei giornali all’indomani del voto») c’è lo spettro del collasso economico. «Il governo si troverà a governare una situazione difficilissima», spiega Ferrari. «Kiev ha vissuto per anni importando più di quello che esportava». Ma è soprattutto la questione energetica, tuttora irrisolta, a mettere in difficoltà un Paese che dipende – sotto questo aspetto – completamente da Mosca. «Se con Julia Tymoshenko e Viktor Yanukovich Kiev godeva di un “prezzo politico” sul gas, ora, dopo la rottura con la Russia, dovrà pagare il gas al costo di mercato». E non è ancora tutto. Il Donbass, la regione più industrializzata del Paese, è distrutta dal conflitto. Il rischio, per Ferrari, è che tra breve il governo dovrà affrontare «una piazza furibonda per la grave crisi economica» in cui il Paese piomberà.
In cambio dei prestiti messi a disposizione dalla comunità internazionale (compresi l’Unione Europea e il Fondo monetario internazionale), l’Ucraina si è impegnata ad attuare importanti riforme economiche e strutturali. Al Paese si chiedono una riforma del regime monetario, maggiore stabilità del settore finanziario, riduzione del deficit, modernizzazione del settore energetico, con maggiore trasparenza e minore corruzione. E riforme strutturali che favoriscano gli investimenti e gli affari commerciali. «Ma sono riforme profonde e radicali che possono portare a un’ulteriore lacerazione nel Paese», commenta Ferrrari.
«Gli Occidentali hanno dato credito alle prospettive filo-europee dell’Ucraina. Ma siamo sicuri che i cittadini europei siano davvero disposti ad accollarsi il peso economico della nuova Ucraina? Io non sono così convinto», provoca il Professore.