In Puglia l’acqua è un carissimo “bene comune”
Nella Puglia dell’”acqua bene comune” capita di pagare carissima l’acqua. E faccio un esempio: pur avendo consumato appena 2 metri cubi, in conseguenza delle famigerate “quote fisse” ho pagato l’acqua del rubinetto 6,5 euro al metro cubo. Sfido chiunque a trovare tariffe simili in Europa.
Franco Prisciandaro, Bari, La Repubblica
Se l’idraulico in due ore guadagna quanto un operaio part-time
Settecentocinquanta euro è quanto abbiamo dovuto pagare a Firenze per un pronto intervento idraulico festivo. Nulla da eccepire su rapidità, competenza, gentilezza dell’idraulico, che nel definire il preventivo ha esplicitato la necessità di intervenire con un compressore, manovra rischiosa per l’operatore e per gli appartamenti sottostanti, convincendoci facilmente della necessità di procedere. Il lavoro è stato condotto da un unico operatore per un tempo di lavoro complessivo di circa due ore, che evidentemente vale quanto il lavoro di un mese di un operaio part time.
Anna Filippini e Mauro Ottanelli, Firenze, La Repubblica
L’astensionismo in Emilia-Romagna è colpa degli scandali
Ora comincerà il tormentone sulle ragioni dell’elevato astensionismo, in particolare in Emilia-Romagna, si cercherà di accusare la linea politica del Pd al fine di indebolire il governo. A mio parere la spiegazione sta invece negli scandali, disgustosi, specie nella situazione attuale, che hanno coinvolto pressoché tutte le regioni, con la conseguente perdita di credibilità istituzionale. In una situazione del genere, ci si aspettava qualcosa di diverso?
Paolo Milani, La Repubblica
In Italia la prescrizione opera a favore del delinquenti
Come quasi sempre avviene sul fronte della giustizia, la politica ha improvvisamente scoperto il problema della prescrizione dopo che la Cassazione ha dichiarato estinto (sia pure con una sentenza sbagliata) il delitto di disastro ambientale per il caso Eternit. Sul punto l’Italia ha un poco invidiabile primato. In tutti gli Stati europei la prescrizione opera contro i criminali: si svolge cioè attraverso i tempi non brevi, ma certi e che si azzerano a ogni atto dell’autorità giudiziaria relativo al processo (Francia) o si raddoppiano a ogni interruzione (Germania, Spagna). Negli Usa, per i reati federali, la prescrizione si estingue con il rinvio a giudizio. In Italia, invece, essa agisce a favore dei delinquenti: si articola in tempi non lunghissimi e quand’è interrotta con atto del pm o del giudice, ricomincia a decorrere senza riprendere da capo. E siccome il procedimento si snoda invariabilmente tra molti gradi di giudizio, fatalmente, in molti casi arriva all’estinzione. L’orologio della prescrizione inizia a correre poi non dal momento in cui il reato viene scoperto, ma dal giorno in cui è stato consumato: l’imputato riuscito a farla franca per mesi o anni gode di un tesoretto che avvicina il traguardo della prescrizione. Un traguardo che i difensori degli imputati cercano di cogliere in tutti i modi con sopraffine tecniche dilatorie impensabili negli altri Paesi, favorite da un sistema processuale che, privo di adeguate risorse, cammina a passo di elefante. Queste sono le ragioni per cui il pericolo della prescrizione aleggia costantemente nelle nostre aule di giustizia (muoiono circa 130 mila processi l’anno) assicurando impunità anche ai colpevoli di gravi reati. Quali rimedi? Ne basterebbe uno, semplice, una norma da introdurre con decreto-legge di appena 12 parole: “La prescrizione cessa di avere effetto con la sentenza di primo grado”.
Nicola Ferri, ex sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, Corriere della Sera
Caro Renzi, l’astensionismo è tutt’altro che un problema secondario
Il premier ha sentenziato che il crollo dei votanti è un problema secondario: l’importante è vincere. Il fatto che circa due terzi degli aventi diritto al voto abbiano disertato le urne dovrebbe essere un problema di primaria importanza per un leader che pensa al futuro. Altro che secondario!
Giorgia Gasperini, Bologna, Corriere della Sera
Sui treni siamo tornati a “come eravamo”. Però rassegnati
Qualche mese fa la ferrea decisione: è tempo di crisi, bisogna fare sacrifici. Così ho deciso di iniziare il mio calvario di pendolare di lunga percorrenza. Solo nelle ultime due settimane ho visto cose che voi umani potete immaginare, se siete in Italia. Treni cancellati, ritardi, treni in panne per guasti, treni che in alcuni tratti viaggiano alla velocità di un bradipo ferito. Ma il punto è un altro: osservando l’umanità stanca che popola binari e carrozze, si respira mestizia; è la sensazione di essere rimasti indietro, o peggio, di essere ritornati a come eravamo, ma con uno spirito di amara e consapevole rassegnazione anziché di progettazione e slancio verso il futuro…
Silvia Zullo, La Stampa
Semplificazione? Di sicuro non per il passaporto
Tutti i politici parlano di semplificazione, di sburocratizzazione ecc. ecc. Provate a rifare un passaporto con le nuove disposizioni in vigore dal 24 giugno 2014. Per rinnovare un passaporto occorrono 73,50 euro da versare con conto corrente a titolo di “contributo amministrativo” più 42,50 da versare alla cassa del ministero dell’Economia esclusivamente attraverso bollettino c/c, più costo delle fotografie (5 euro) più tutto il tempo necessario per compilare ex novo la modulistica con dati anagrafici e quant’altro già in possesso delle Questure (c’è o non c’è una legge dello Stato che vieta di chiedere notizie già in possesso dell’Amministrazione? La vogliamo fare applicare?). Per una famiglia di quattro persone, quindi, la spesa per il rinnovo dei passaporti è di 484 euro (visto che i minori non possono più essere annotati sul passaporto dei genitori, ma debbono averne uno autonomo). E non parliamo del tempo che occorre.
Angelo Artale, Roma, Il Messaggero 26 novembre
Non si poteva curare là il medico malato di ebola rientrato in Italia?
Il medico di Emergency infettato da ebola, perché deve rientrare in Italia? Il medico era in Africa proprio per affrontare quest’emergenza, in un centro specializzato di Emergency, sapendo i rischi che correva e, come esprime in un comunicato la stessa Emergency, rispettando tutti i protocolli, Era già in un centro specializzato nella cura di ebola, qual è il motivo del rientro sanitario? Essere più vicino alla famiglia, non credo: dovrà essere isolato da tutti per settimane. Non sono preoccupato del rischio in Italia, anche se esiste, ma il famoso protocollo di Emergency e di altre associazioni simili dovrebbe prevedere il “non rientro” dei sanitari e volontari che si recano appositamente in zone infette. A meno che in Africa li curino male, quindi in Italia le cure sono migliori? Il diritto alla cura di chi è magari in Sierra Leone per altri motivi e si ammala non è in discussione, ma la differenza umanamente fra il medico (bianco) e i suoi pazienti (neri) qual è? La nazionalità (il colore)? Bello spirito umanitario, Emergency! Umanamente e cristianamente, sarebbe bello vedere arrivare anche gli altri pazienti. Tutti o nessuno.
Andrea Magrini, presidente di “Si può fare” onlus, Italia Oggi