Da Malala a Lahore, il colpo di coda dei Taliban

Da Malala a Lahore, il colpo di coda dei Taliban

Il movimento dei Talebani non è affatto sconfitto. L’attacco suicida di ieri in Pakistan, al valico di Wagah, provincia di Lahore, ne è l’ultima dimostrazione. Sessantacinque persone morte e cento ferite dopo che un kamikaze si è fatto esplodere insieme a 15 chili di esplosivo in mezzo alla folla raggruppata per assistere alla quotidiana cerimonia militare che si tiene al confine. Nella patria di Malala, la ragazzina premio Nobel per la Pace, attentati suicidi, violenze e repressioni si susseguono da anni, mentre continua la guerra con i droni iniziata da George Bush e intensificata dal Presidente Barack Obama.

Il conteggio degli attacchi kamikaze in Pakistan dal 1995 a oggi secondo la Pakistan Body Count Organization

Il numero di attacchi con droni militari statunitensi dal 2004 a oggi secondo la Pakistan Body Count Organization

Ma il gruppo che ha colpito Malala e responsabile anche dell’attentato di domenica 2 novembre, è diverso dai Taliban più noti, contro cui George Bush mosse guerra dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001.

I Talebani Pakistani, noti come Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), sono una coalizione di milizie nata ufficialmente nel 2007 per contrastare le operazioni dell’esercito pakistano nelle aree tribali a nord ovest del Paese, al confine con l’Afghanistan (la cosiddetta Fata, Federally Administred Tribal Area). «Tra 2003 e 2004 – spiega il professor Peter Lieven, della Georgetown University – l’esercito pakistano ha iniziato a condurre incursioni militari nelle aree a Ovest per arrestare o uccidere combattenti stranieri della guerra in Afghanistan: ceceni, arabi, qaedisti che cercavano riparo in Pakistan». Ma a quel punto, le tribu locali «hanno simpatizzato con i combattenti stranieri», li hanno protetti e hanno iniziato a ribellarsi all’esercito di Islamabad. In quel contesto è nato il gruppo dei Taleban Pakistani, fatto di miliziani jihadisti e forze anti-sciite. 

Un’operazione anti-Taliban delle forze di sicurezza Afghane nel distretto di Dur Baba, al confine con il Pakistan (NOORULLAH SHIRZADA / Getty Images)

Scopo principale del gruppo oggi resta quello di rovesciare le istituzioni pakistane e rimpiazzarle con uno stato islamico. I Taliban del Pakistan commettono attentati kamikaze ogni volta che l’esercito pakistano mette il naso nei territori che controllano.

I legami con i Taliban Afghani

I pakistani hanno collaborato con i Taliban afghani durante la guerra contro la coalizione a guida statunitense, iniziata nel 2001. Ma l’alleanza si è poi sciolta. Entrambi i gruppi sono formati da uomini della tribu Pashtun e condividono la stessa ideologia, cioè l’applicazione integrale della Sharia, la legge islamica, e il rifiuto della cultura occidentale. Ma se i Taliban afghani hanno obiettivi che vanno oltre i confini del loro Stato, «in India e nel mondo», dice Lieven, i pakistani hanno target locali. Unica eccezione i due attentati terroristici organizzati dal Ttp, l’attacco di Camp Chapman, alla base della Cia in Afghanistan, e quello fallito di Times Sqare, nel 2010.

Cosa vogliono oggi i Taliban

La lista delle cose proibite dai Taliban tra Afghanistan e Pakistan è piuttosto lunga e comprende antenne paraboliche, carne di maiale, film, tavoli da biliardo, alcohol, computer, film, statue, smalto per unghie. È vietata ogni tipo di educazione che non sia religiosa, alle donne è proibito andare a scuola (ciò contro cui protesta Malala), praticare ogni tipo di sport, e hanno l’obbligo di indossare il chador. Non si può ballare, sono proibiti disegni e riproduzioni di cose animate, bambole comprese. Alle donne è imposto il chador, il velo integrale.

Una torta tagliata in ononore di Malala nel suo Paese natale, Mingora, nel giorno in cui ha vinto il Premio nobel (A MAJEED / Getty Images)

A differenza di gruppi terroristici come lo Stato Islamico in Iraq e Siria (Isis), che costituiscono un pericolo territoriale perché capaci di prendere il controllo su vaste aree, i Taliban «sono per lo più una minaccia terroristica», spiega Levin.

Come si finanziano

Secondo il professor Lieven i Taliban pakistani raccolgono denaro tassando tutto quello che attraversa il confine tra Pakistan e Afghanistan. Convogli di armi, droga, merci. Impongono tasse anche sugli abitanti delle zone controllate e ricevono finanziamenti da privati abitanti dei Paesi del Golfo. «Si pensa che guadagnino non più di 100.000 dollari all’anno, relativamente poco».

Relazioni con le istituzioni pakistane negli ultimi anni

Mentre diversi analisti ritengono che l’Isi, il servizio di intelligence pakistano, supporti segretamente i Taliban Afghani, per il professor Lievin non si può parlare di sostegno nei confronti dei miliziani pakistani. «Ci sono certamente relazioni tra Isi e taliban pakistani, ma vengono mantenute per trovare accordi e trattare, esattamente come fa la Nato con i Taliban afghani».

Secondo l’Osservatorio di politica internazionale, il primo ministro Nawaz Sharif ha mostrato di voler limitare il ruolo politico dell’esercito, «che sulle modalità con cui affrontare i Talebani pakistani ha posizioni divergenti rispetto a quelle dell’esecutivo». La nomina di Raheel Sharif a capo delle forze armate va in questa direzione.

Legami con al-Qaeda

La leadership di Al Qaeda «o quel che resta di Al Qaeda», corregge Lieven, si troverebbe oggi tra Pakistan e Afghanistan, la prova più efficace del fatto che il Ttp mantiene legami anche con il gruppo guidato da al-Zawahiri. «Tutti questi gruppi sono legati tra loro, e condividono la stessa ideologia», spiega. «sebbene poi abbiano tempi e obiettivi diversi».

La Guerra dei droni di Obama

La guerra dei droni americani in Pakistan è iniziata nel 2004, ai tempi della guerra in Afghanistan. Lo scopo era quello di colpire e uccidere combattenti islamisti che da Kabul cercavano rifugio nelle aree tribali del Pakistan. L’esercito pakistano lo faceva con operazioni di terra, gli Usa con i droni.

Manifestazioni contro gli attacchi droni degli Usa nella regione tribale di Multal il 31 ottobre 2014 (SS MIRZA / Getty Images)

Secondo l’Osservatorio di politica internazionale, le autorità pakistane continuano ad opporsi alla guerra dei droni degli Stati Uniti. Oltre a violare la sovranità nazionale, spiegano le autorità – i droni ostacolano la strategia negoziale in corso con il Ttp. E portano come esempio l’uccisione di Hakimullah Mehsud, il leader di Tehrik-i-Taliban Pakistan: dopo essere stato colpito a morte da un attacco drone nel 2013, i negoziati appena iniziati tra Islamabad e il gruppo di miliziani si sono interrotti.

«Ci sono forti prove che gli attacchi drone aumentano la rabbia della popolazione locale contro Islamabad e gli Usa, favorendo i gruppi terroristi», aggiunge Lieven. Dimostrare la loro utilità nel ridurre la minaccia terroristica è piuttosto difficile, spiega il professore. «Negli ultimi anni molti leader del gruppo sono stati uccisi e oggi il gruppo è sicuramente meno forte del 2009, l’anno in cui i Taliban raggiunsero l’apice della minaccia».

Numero di persone uccise o ferite da attacchi suicida secondo la Pakistan Body Count Organization

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