Gerusalemme, attacco a una sinagoga, almeno 4 morti

Gerusalemme, attacco a una sinagoga, almeno 4 morti

Attorno alle 7:00 di questa mattina, due palestinesi armati di pistole e asce hanno attaccato la sinagoga del quartiere ebraico ultra ortodosso di Har Nof, uccidendo almeno quattro persone tra gli israeliani raccolti per la preghiera del mattino. Così ha riferito il portavoce delle polizia Micky Rosenfeld, che ha parlato anche di cinque feriti, alcuni in gravissime condizioni. Ma il bilancio delle persone rimaste coinvolte nell’attacco è provvisiorio. 

Non è chiaro ancora se l’aggressione, messa in atto da due uomini, sia avvenuta con armi da fuoco oppure con asce e coltelli. Alcuni testimoni citati dal portavoce militare hanno parlato di «scena terrificante».

La polizia israeliana ha riferito anche che i due autori dell’attacco son stati uccisi. Si tratterebbe di uomini del quartiere arabo di Gerusalemme Est.
 

Hamas si felicita. Le parole del portavoce al-Masri

L’organizzazione palestinese Hamas si è felicitata per l’attentato. Secondo il portavoce di Hamas Mushir al-Masri «si è trattato di una vendetta eroica e rapida per l’esecuzione di Yusuf al-Rumani», un conducente di autobus palestinese trovato ieri morto a Gerusalemme. La famiglia di al-Rumani ritiene che sia stato ucciso da ultrà ebrei, mentre secondo le autorità israeliane, l’uomo si è suicidato. «È nostro diritto vendicare il sangue dei nostri martiri», ha detto al-Masri da Gaza.

Sul web il braccio armato di Hamas ha pubblicato un filmato in cui minaccia in arabo e in ebraico una serie di attentati nella città di Israele. E preannuncia che i passanti saranno investiti da automobili guidate da palestinesi o anche pugnalati per strada. Una minaccia che si comprende ricordando che il 5 novembre a Gerusalemme Est, nel rione misto di Sheikh Jarrah, un’automobile guidata da un palestinese ha travolto alcuni passanti israeliani provocando almeno un morto e 13 feriti. L’attentato è stato poi rivendicato da Hamas, il Movimento di Resistenza islamica. La sera dello stesso giorno, a sud di Betlemme tre militari israeliani sono stati investiti e feriti da un’auto palestinese. Ma un episodio simile era già accaduto il 22 ottobre, quando una bimba di tre mesi era stata uccisa e otto persone ferite a Shufat. 

Le tensioni recenti sulla Spianata delle Moschee

Il portavoce di Hamas al-Masri ha spiegato che l’attentato odierno è da collegarsi anche alle recenti tensioni nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu accusa il presidente palestinese Abu Mazen e Hamas di essere responsabili dell’attacco nella sinagoga di Gerusalemme «che è stato una conseguenza diretta del loro incitamento. Un incitamento che la comunità internazionale ha irresponsabilmente ignorato».

La situazione a Gerusalemme non si è mai placata dalla scorsa primavera, dopo il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani nella colonia vicino a Hebron, e la morte truce (è stato bruciato vivo) del ragazzino palestinese Mohammed Abu Khedir lo scorso giugno. Sono questi i fatti che portarono a giugno all’avvio dell’operazione israeliana Margine di sicurezza nella Striscia di Gaza: 50 giorni di scontri, 2.131 vittime palestinesi, 72 israeliane (dati Onu). 

Il 30 ottobre scorso, dopo giorni di scontri violenti, la polizia israeliana ha ucciso Muataz Hijazi, un militante palestinese sospettato di aver attentato alla vita del rabbino di estrema destra Yehuda Glick, abbattuto a colpi di pistola. Il rabbino aveva invocato in un convegno l’apertura immediata della Spianata delle Moschee alle preghiere degli ebrei, cosa vietata dagli accordi del 1967.

Ma la tensione, a Gerusalemme, è stata alta durante tutto il mese di ottobre. Oltre ai due incidenti stradali ricordati sopra, queste sono le principali tappe dell’escalation di violenza nella città:

Martedì 28 ottobre, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat faceva una passeggiata sul Monte del Tempio, spingendosi fino al cortile della Moschea al-Aqsa, sulla Spianata. Una provocazione, che ha ricordato la storica passeggiata il premier israeliano Ariel Sharon nello stesso luogo, nel 2000, scatenando la Seconda Intifada, la rivolta palestinese esplosa a Gerusalemme e poi estesa a tutta la Palestina.

Lunedì 27 ottobre il primo ministro israeliano Benjamin Nethanyahu annunciava la costruzione di 1000 nuovi insediamenti israeliani a Gerusalemme Est, la parte della città considerata dai palestinesi futura capitale del loro Stato. Seicento nel distretto di Ramat Shlomo e quattrocento a Har Homa.

Nelle prime tre settimane di ottobre un gruppo di coloni israeliani prendeva possesso di 35 appartamenti a Silwan, un quartiere palestinese densamente abitato che si trova sul fianco di una collina che costeggia il muro meridionale della città vecchia di Gerusalemme, a ridosso della moschea di al-Aqsa. La mossa ha sollevato proteste e scontri a Ramallah e in Cisgiordania, che si sono protratte per diversi giorni.

E ancora. Il 31 agosto 2014 Israele confiscava 1000 acri di terra a sud di Betlemme con l’intenzione, spiega il quotidiano israeliano Haaretz di creare continuità tra la Green Line e le colonie di Beitar Illit, Kfar Etzion, and Gvaot.