TaccolaGuidoni: “L’incidente non fermerà il turismo spaziale”

Guidoni: “L’incidente non fermerà il turismo spaziale”

È stata una battuta d’arresto per chi pensava che il turismo spaziale fosse dietro l’angolo. Ha fatto capire a tutti quanto sia complicato, anche nel 2014, viaggiare nello spazio, dove la tecnologia deve essere spinta al limite. Farà sicuramente ritardare i programmi spaziali privati e alzare i livelli di sicurezza richiesti dalla Federal Aviation Administration. Ma l’incidente del 31 ottobre scorso occorso alla navicella spaziale SpaceShipTwo, della Virgin Galactic, in cui è morto uno dei due piloti, non fermerà il turismo spaziale. Ne è convinto Umberto Guidoni, uno dei pochissimi astronauti che l’Italia può vantare, con all’attivo due missioni Nasa: quella a bordo dello Shuttle Columbia, nel 1996, e quella sullo Shuttle Endeavour nel 2001, quando fu il primo europeo a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. 

Quale futuro per il turismo spaziale

L’incidente ha riguardato il progetto di turismo spaziale su cui sta lavorando Virgin Galactic di proprietà di Sir Richard Branson. Secondo gli annunci degli scorsi mesi, il primo volo commerciale sarebbe dovuto partire già nel corso del 2014. Tra tutti i programmi di voli nello spazio è quello relativamente più accessibile: dopo il viaggio inaugurale, che a quanto pare sarebbe dovuto costare a ciascuno dei partecipanti (sei per missione) 1,5 milioni di dollari, la tariffa standard sarebbe scesa a 250mila dollari. La lista d’attesa vedrebbe circa 700 persone, che avrebbero già permesso alla società di raccogliere più di 80 milioni di dollari. La rovinosa caduta della SpaceShipTwo, secondo il Wall Street Journal, potrebbe cambiare il modello vincente del turismo spaziale, da quello “di massa”, con diversi voli al giorno, a uno destinato a una piccola percentuale di pionieri molto preparati e coraggiosi, paragonabili ai primi alpinisti delle vette più impervie. Per Umberto Guidoni, tuttavia, non ci sarà un cambio radicale dei programmi. «Io credo – commenta a Linkiesta – che più che riorientare i modelli di turismo spaziale, l’incidente farà riconsiderare le priorità e la tabella di marcia, che si era stabilita in modo un po’ ottimistico negli ultimi anni. L’ottimismo dei nuovi arrivati è stato molto. Qualcuno ha preso anche in giro la Nasa, dicendo che era un elefante che si muoveva troppo lentamente. In realtà lo spazio è molto pericoloso, qualsiasi tipo di turismo avrà bisogno di sviluppare tecnologie molto avanzate e sicure. Questo richiede tempo».

L’effetto dell’incidente sarà, quindi un «rallentamento delle attività», anche perché «immagino che la Federal Aviation Administration andrà in profondità e vorrà delle garanzie maggiori sul fronte della sicurezza». Per l’astronauta italiano, sia il programma “low-cost” di Virgin Galactic, che prevede dei voli suborbitali, sia quelli molto più costosi che prevedono alberghi nello spazio e sono pensati per elite molto più limitate, possono coesistere. «Sono due strade diverse, ma possono convivere entrambe – spiega -. Sono come i voli della Ryanair e quelli di una compagnia aerea di lusso». 

I resti della navetta SpaceShipTwo nel deserto del Mojave, in California (Sandy Huffaker/Getty Images)

La competizione tra privati e pubblico, nonostante gli incidenti, secondo Guidoni va comunque guardata in positivo e potrà portare dei benefici alla ricerca: «Come sempre succede, quando c’è una sfida, o comunque una contrapposizione, tra pubblico e privati, ci sono ricadute scientifiche positive. La scienza è sempre difficile da prevedere, potrà essere il privato a ottenere la svolta per il pubblico o la Nasa a trovare una soluzione per i privati. La dicotomia pubblico-privato in tutti i casi aiuta». Così come una spinta allo sviluppo di nuovi progetti potrebbe arrivare dall’invio di astronauti sulla Luna da parte della Cina. «Se questo accadesse – commenta Guidoni -, ci sarebbe una nuova sfida che potrebbe portare a un’accelerazione degli investimenti». Si potrebbe dunque tornare alla gara spasmodica che negli anni Sessanta caratterizzò la corsa alla Luna tra gli Usa e l’Urss. Oggi, invece, spiega l’astronauta italiano, la Nasa ha subito tagli notevoli e ha dovuto fare selezione: ha lasciato ai privati lo sviluppo dei voli sub-orbitali e dell’orbita bassa e si è concentrata sulle missioni di esplorazione, Marte o un asteroide prima di tutti. 

L’incidente

L’incidente, avvenuto il 31 ottobre nel deserto del Mojave, in California, ha riguardato lo SpaceShipTwo, uno dei due veivoli attivi in questo tipo di missione. Si tratta della navicella che viene portata fino all’altitudine di 50mila piedi (circa 13.500 metri) dal jet WhiteKnightTwo. Una volta raggiunta l’altezza, dove l’aria è estremamente rarefatta, lo SpaceShipTwo viene lanciato e precipita per qualche secondo, prima di attivare un razzo propulsore che lo porta a un’altezza di circa 100 chilometri dalla superficie terrestre. Una volta raggiunto l’apogeo, inizia una discesa in caduta libera, che porta i passeggeri a sperimentare l’assenza di gravità. Nel test del 31 ottobre l’incidente è avvenuto due minuti dopo lo sgancio, a circa 13mila chilometri di altezza. Come ha ricostruito sul suo blog Paolo Attivissimo, «le immagini mostrano un’accensione iniziale regolare, seguita da una rottura del velivolo in più parti, senza una palla di fuoco. Questo, insieme alla distribuzione dei rottami in grandi tronconi su un’area relativamente ridotta e non disseminati a largo raggio, suggerisce un cedimento strutturale di Spaceship Two, forse innescato dalle sollecitazioni prodotte dal motore, più che un’esplosione del propellente, ma è presto per avere certezze».

Le immagini e la ricostruzione dell’incidente:

Il copilota dello SpaceShipTwo, Michael Alsbury, 39 anni, è morto, mentre il pilota, il 43enne Peter Siebold, direttore delle operazioni di volo, è sopravvissuto dopo essersi paracadutato. Ha ferite “da moderate a gravi” e, secondo Virgin Galactic, è cosciente e in grado di parlare con i familiari.   

Lo SpaceShipTwo era stato realizzato dall’azienda statunitense The Spaceship Company, joint venture fra la Scaled Composites (la compagnia aeronautica dell’ingegnere Burt Rutan) e la Virgin Group del magnate Richard Branson, senza fondi governativi. 

Come funziona lo SpaceShipTwo:

 https://www.youtube.com/embed/1ZVDuRS7Jy8/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Branson, che è andato sabato sul luogo dell’incidente e ha incontrato i dipendenti della società, è stato definito dai cronisti “abbattuto” e cauto con le previsioni. «Non insisteremo ciecamente», ha detto, «spero che un giorno» i passeggeri potranno viaggiare in modo sicuro. 

Gli altri progetti

Quando saranno avviati i voli commerciali (a patto che il progetto non si fermi), i voli della Virgin Galactic partiranno non più dal deserto del Mojave ma dal “porto spaziale” chiamato “Spaceport America”, nel deserto Jornada del Muerto, nel New Mexico. Non saranno i soli, perché la base ospiterà anche i voli della Space X, la società di trasporto spaziale creata da Elon Musk, il fondatore di Tesla Motors. Anche questa azienda aveva avuto tre fallimenti al momento del lancio, che avevano messo a rischio la partenza del progetto. Ma la nuova generazione di dei razzi Falcon ha dimostrato affidabilità. 

Il progetto Spaceport America:

 https://www.youtube.com/embed/zz33IZKyIRE/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Tra gli altri progetti privati c’è quello di Orbital Science Corp, anch’esso destinato al cargo spaziale (rifornimenti alla Stazione spaziale internazionale). Ha fatto parlare di sé pochi giorni prima dell’incidente della SpaceShipTwo, per un’esplosione di un razzo senza equipaggio, 15 secondi dopo la partenza. 

Tra chi invece sta credendo al turismo spaziale ci sono il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, con la sua Blue Origin, nella quale ha già investito 500 milioni di dollari. I primi voli con esseri umani sarebbero dovuti iniziare nel 2012, ma i tempi sono slittati e non è chiaro quando il progetto partirà effettivamente. Da molti anni fa inoltre parlare di sé il magnate degli hotel Robert Bigelow, la cui Bigelow Aerospace progetta di sviluppare dei grandi moduli in cui si potrà alloggiare, sia per il turismo spaziale che per la ricerca. Progetti che gli ultimi incidenti, con le probabili richieste di maggiori garanzie da parte della Faa, potrebbero ritardare ulteriormente. 

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