Portineria MilanoIn Emilia Romagna nasce l’Italia di Renzi e Salvini

In Emilia Romagna nasce l'Italia di Renzi e Salvini

«Silvio lo abbiamo già rottamato». C’è entusiasmo tra i colonnelli della Lega Nord in Emilia Romagna in vista delle elezioni regionali di domenica 23 novembre. Sondaggi segreti in mano agli uomini del Carroccio danno il movimento di Matteo Salvini in netta risalita rispetto alle ultime elezioni amministrative, tanto da insediare e superare il primato di Forza Italia di Silvio Berlusconi. Non solo. «L’altro Matteo», rispetto al presidente del Consiglio Matteo Renzi, sarebbe alla pari persino del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, in caduta libera rispetto alle elezioni europee dove arrivò al 21,1%. Sono solo dati interni al movimento fondato di Umberto Bossi, ma che seguono di fatto le ottime prestazioni di Salvini degli ultimi mesi. L’ex Pierino Padano secondo un sondaggio di Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, è tra i leader più affermati a livello nazionale con il 22%, sette punti in meno rispetto a Berlusconi ancora stabile al 29%. Ma è soprattutto la Lega Nord a salire rispetto al risultato elettorale di maggio, quando arrivò al 6,16%: ora sarebbe a livello nazionale al 10%. 

Certo la Lega è alleata di Forza Italia, con il candidato Alan Fabbri. Ma a quanto pare Salvini starebbe intercettando voti sia ai grillini si agli azzurri, più che mai spaccati al loro interno, conquistando consensi sia tra gli elettori del ceto medio, sia in quello delle partite Iva o dei lavoratori autonomi. Le elezioni in Emilia Romagna possono essere il trampolino di lancio per la nuova lega salviniana, risolvendo in un colpo solo persino le diatribe interne con il sindaco di Verona Flavio Tosi che rivendica la candidatura a premier del centrodestra. Persino Umberto Bossi, il vecchio Capo, ha legittimato Salvini in un’intervista al Gazzettino del 12 novembre, suggerendo ai padani di non dividersi in questo momento. Non solo. Le regionali in Emilia Romagna sono il primo teste per il segretario della Lega che avrà il suo nome nel simbolo, sotto l’Alberto Da Giussano. In un certo senso, quindi, Renzi e Salvini colpiscono su due fronti sia Grillo sia Berlusconi. D’altra parte il Partito Democratico renziano non sembra risentire della condanna dell’ex presidente Vasco Errani né dello scandalo per i contributi in consiglio regionale: il Pd che presenta come candidato Stefano Bonaccini (vincitore alle primarie persino con qualche polemica interna ndr) potrebbe superare comodamente il 50%. 

Per il Movimento Cinque Stelle, invece, l’Emilia Romagna rischia di diventare una tomba dopo che proprio qui, nel 2010, i grillini sfondarono con Giovanni Favia alle precedenti regionali. All’epoca, Favia non fa più parte del movimento da alcuni anni, arrivano più di 160mila voti che permisero di superare il candidato dell’Udc Gianluca Galletti, attuale ministro dell’Ambiente del governo Renzi. Oggi a correre è Giulia Gilbertoni. Ma l’inchiesta della procura di Bologna ha toccato anche loro.  Andrea De Franceschi e lo stesso Favia dovranno dare spiegazioni su 98mila euro spesi e rimborsati da Viale Aldo Moro. Ma in generale è tutto il mondo grillino in subbuglio, dopo il ridimensionamento alle ultime elezioni e i litigi interni che non smettono di alimentare polemiche. 

Elisabetta Gualmini dell’Istituto Cattaneo lo ha scritto sulla Stampa il 12 novembre: «Pare proprio che Grillo stia restituendo a Salvini quello che gli aveva tolto un anno e mezzo fa. Alle elezioni politiche del 2013 il Movimento 5 Stelle aveva letteralmente prosciugato gli elettori della Lega in tutto il Nord. Anzi, insieme alla Lega aveva saccheggiato anche un altro movimento di protesta, l’IdV, che invece non si è più ripreso». E a questo l’Istituto Cattaneo aggiunge: «In altre parole, l’elettorato di protesta è disponibile a spostarsi da un contenitore all’altro, in una fase di grande fluidità della politica, ma sempre all’interno dei partiti anti-establishment e rincorrendo i leader che appaiono di volta in volta più radicali e visibili». Il risultato di Salvini è da attribuire a diversi fattori. Il segretario della Lega Nord è sempre in televisione. Ma sono soprattutto le ultime polemiche dopo la visita al campo rom di Bologna a garantire altri consensi all’ex Pierino Padano.

«Più ci attaccano più noi creiamo nei consensi» recita un vecchio leit motiv di via Bellerio, sede della Lega a Milano. È una tattica che Bossi ha spesso utilizzato in passato, alfiere ne è Mario Borghezio, europarlamentare, bersagliato dalle opposizioni per la durezza degli interventi, ma capace persino di farsi eleggere in centro Italia. Per questo motivo l’aggressione a Salvini di sabato scorso è stata un volano per le elezioni regionali. E la questione sembra riproporsi ormai a ogni incontro, come martedì 11 novembre a Parma dove è scattata un’altra contestazione. Secondo il sondaggio Emg per il TgLa7 di Enrico Mentana andato in onda martedì 10 novembre sarebbe proprio il Carroccio la novità più significativa del panorama politico italiano. Tra i leader che ottengono maggiore fiducia c’è sempre Renzi in testa con il 39 per cento. Invece Berlusconi e Grillo arriverebbero al terzo e quarto con il 16 e il 14 per cento. Salvini sarebbe secondo. I due Matteo uniti nella rottamazione della seconda Repubblica?

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