Portineria MilanoIn Emilia Romagna Salvini ruba voti anche a Renzi

In Emilia Romagna Salvini ruba voti anche a Renzi

L’onda verde della Lega Nord non si è fermata nel 2012, dopo le inchieste sul vecchio Capo Umberto Bossi e sullo spreco di denaro pubblico dell’ex tesoriere Francesco Belsito. Il Carroccio che nel 2010 iniziava a sfondare nelle regioni rosse, come scrisse Paolo Stefanini nel libro Avanti Po (Il Saggiatore), ha ricominciato la sua marcia. E le elezioni regionali di questo novembre  2014 rischiano di essere un campanello d’allarme non solo per Silvio Berlusconi – che con la sua Forza Italia viene doppiato – ma anche per il Partito Democratico di Matteo Renzi. Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che si presentò negli anni ’90 con la corrente Comunisti Padani al parlamento della Padania, inizia davvero a fare paura anche in zone dove di Lega non hanno mai voluto sentire parlare: i leghisti da queste parti sono il secondo partito.

Del resto in Emilia Romagna gli eredi del Pci si ritrovano ad aver perso per strada quasi 700mila voti, «la base», «lo zoccolo duro» di votanti che Ds, Ulivo e Pd si sono portati dietro in tutti questi anni. Non è un caso che le prime critiche alla tornata elettorale siano arrivate da un politico di livello come Romano Prodi, bolognese, ex premier, che ha subito mostrato preoccupazione per l’astensione: «Sorprende il confronto con la Calabria, in Emilia di solito è sopra di 12 punti, qui c’è un certo malessere», ha detto il professore. Anche il Carroccio perde consensi rispetto al 2010, ma guardando le politiche del 2013 li quadrupla. Questo permette a Salvini di gridare vittoria e allo stesso tempo di accendere una spia nell’universo degli ex comunisti romagnoli, dove cifre così alte per la Lega Nord non si erano mai viste. 

«In alcune zona abbiamo percentuali da valli bergamasche» chiosa un dirigente leghista di Forlì. Come dargli torto. Persino a Bettola, paese natale dell’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani in provincia di Piacenza, la Lega di Salvini è il primo partito con il 36% contro un Pd che si ferma al 23,50. Ma anche a Ravenna, altra zona storicamente rossa, l’onda verde padana sfonda nei piccoli paesi montani, alla «periferia» dei capoluoghi di provincia per parafrasare il candidato Alan Fabbri. In numeri assoluti in Emilia Romagna il Pd ottiene 535mila voti, come coalizione il centrosinistra (compresa Sel) ottiene 587.185 voti (49,05%). Quattro anni fa il Pd aveva fatto registrare 857mila voti (1.197.789 il centrosinistra, con il 52,06%). Praticamente nella roccaforte rossa i voti della sinistra si sono dimezzati. Il potere resta in mano alla “ditta”, ma i numeri sono sempre più piccoli.

A Brisighella, per esempio, paesino di appena 6mila elettori, dove il Carroccio ha avuto sempre percentuali da prefisso telefonico, ora viaggia intorno al 30% contro il 44% del Pd: negli ultimi vent’anni era arrivata al massimo al 10% nel 2010. Salvini in sostanza arriva nella valli, da Nord a Sud, un po’ come accadde a Roberto Maroni durante le ultime elezioni regionali in Lombardia nel 2013, quando vinse contro Umberto Ambrosoli. La Lega èprende voti a Forza Italia, al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e allo stesso Partito Democratico. A dirlo è una ricerca Swg che il segretario della Lega Nord ha commissionato al termine delle elezioni. A quanto pare i leghisti, secondo l’istituto di ricerca, avrebbero preso 36mila voti dal Pd, 49mila dal partito di Berlusconi e 35mila dai grillini. 

Mentre il Pd perde la «base» e la «militanza» storica, quindi, è la Lega a fare incetta di nuove leve sul territorio. Nelle ultime settimane i leghisti infatti sono riusciti a fare un accordo con l’antico Partito Repubblicano che da queste parti vanta ancora il 50% dei tesserati di tutta Italia. Piccole cifre elettorali, forse, ma restano un partito molto potente perché hanno in pancia la proprietà diversi immobili, tra cui persino l’Università di Forlì. Insomma c’è una prima Repubblica che guarda alla Lega con interesse, oltre a una buona fetta di centrodestra in libera uscita tra gli smarriti di Forza Italia e i delusi di Nuovo Centrodestra.

I militanti del partito di Angelino Alfano chiedono ogni giorno udienza alla Lega di Salvini per vedere se c’è spazio di collaborazione. Insomma c’è fermento se persino la mamma di Alan Fabbri, il candidato leghista in regione, la signora Angela, ex comunista convinta, dica che «Salvini è l’unico che ha raccolto firme contro la legge Fornero che non mi permette di andare in pensione: l’avrebbe fatto anche Berlinguer». Neppure Umberto Bossi era riuscito a tanto in passato. Ma Salvini, con la barba lunga, con una politica anti immigrazione e anti Euro, con un occhio di riguardo per lavoratori autonomi e produttori, sembra intercettare nuove aree di elettorato: nelle prossime settimane la nuova battaglia si chiama flat tax.    

Lo spauracchio Lega non va sottovalutato nelle regioni rosse, in particolare in quelle che andranno al voto nel 2015. Marche, Umbria, Toscana e Liguria rischiano di diventare dei nuovi terreni di scontro tra Renzi e Salvini, con il secondo ormai tra gli unici leader in Italia ancora capace di aizzare le piazze. Il crollo del Movimento Cinque Stelle che ha resistito senza sfondare è un altro campanello d’allarme. Soprattutto perché il partito di Grillo appare sempre di più la Lega del 2012, attraversata da conflitti e cerchi magici.

Il Carroccio quel periodo se lo è lasciato alle spalle. E Salvini dal canto suo si gode la sbornia elettorale. Dove potrà arrivare l’ex Pierino Padano? Vuole fare il sindaco di Milano nel 2016, ma tra i suoi c’è già chi lo vede sulla poltrona di palazzo Chigi. Nel frattempo in Francia Marine Le Pen con il suo Front National incassa 9 milioni di euro in prestita dalla banca di Vladimir Putin, il presidente russo che cerca alleati in Europa. Arriveranno soldi anche alla Lega? In Bellerio tagliano corto: «Che male c’è? Con le banche europee ridotte in questo stato bene che ci siano almeno quelle russe a darne». La Lega Nord inizia a fare davvero paura.  

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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