Pizza ConnectionLa ‘Ndrangheta e quel giuramento che mette i brividi

La 'Ndrangheta e quel giuramento che mette i brividi

«Per la prima volta – sottolineano gli investigatori – si è riusciti, risultato assolutamente inedito nella storia delle indagini antimafia in Italia, a documentare integralmente, peraltro con registrazioni di particolare qualità e chiarezza fonica, l’intero svolgersi di alcuni tipici rituali di ‘ndrangheta: dalla formazione della società, al battesimo del locale, alla fedelizzazione, fino alle complete formule, interamente pronunciate dagli indagati, per la concessione, ad alcuni affiliati, tutti identificati, delle doti della “Santa” e del “Vangelo”.

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Questo è uno dei risultati ottenuti dal Ros dei Carabinieri e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che ha coordinato le indagini con i pm Ilda Boccassini, Paolo Storari e Francesca Celle. Il blitz ha riportato in carcere molti dei boss arrestati nel corso dell’operazione “La notte dei fiori di San Vito”, avvenuta all’inizio degli anni ’90. Quaranta arresti in tutto, che hanno visto finire in manette gli esponenti delle cosche di Fino Mornasco, Calolziocorte e Cermenate, il cui riferimento al sud era Giffone e il suo locale di ‘ndrangheta, di cui Giuseppe La Rosa, detto Peppe la mucca – fra gli arrestati di oggi – era la massima espressione.

Ricostruendo l’organigramma di rapporti, relazioni e interessi di La Rosa, gli inquirenti sono risaliti agli uomini delle cosche anche grazie a un lavoro di intercettazioni telefoniche e ambientali, circostanza che mette in allarme gli stessi che ricordano, non a caso, il blitz del luglio 2010, «succede – racconta l’anziano capolocale di Fino Mornasco, Michele Chindamo – che da questa riunione avevano tutto registrato… microspie…capisci… i cellulari sono… io dico… ho in tasca un cellulare… è come avere in tasca un carabiniere… oggi come oggi… non… di cui oggi come oggi… questa qua era la Boccassini… il pubblico ministero che ha fatto il blitz all’epoca». «La musica può cambiare – dice Chindamo – ma per il resto siamo sempre noi, non è che cambia, noi non possiamo mai cambiare». E infatti, venti anni dopo sono ancora loro che tirano le fila delle cosche calabresi e di alcuni loro affari in Lombardia.

‘Abbiamo sentito” il giuramento ”dalla voce dei mafiosi”, ha riferito Ilda Boccassini, mentre in precedenza era sempre stato raccontato negli interrogatori dai boss. ”E qui non siamo in Calabria ma nella ridente provincia del nord dove sono state individuate le ‘mangiate”’, cioè i summit di ‘ndrangheta. Era durante queste ‘mangiate’ che si stabilivano gli aspetti operativi e venivano conferite le cariche. In una di questa ‘mangiate’ era presente anche un minorenne, parente di uno degli affiliati.

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