Midterm, otto facce da tenere d’occhio al Congresso

Midterm, otto facce da tenere d’occhio al Congresso

La lista dei primati al nuovo Congresso americano si compone di almeno otto volti. Dopo le elezioni di midterm, il Parlamento assisterà ai discorsi del primo deputato dichiaratamente gay repubblicano e della prima donna nera dello stesso partito. Vedrà dibattere la più giovane americana mai entrata al Parlamento. Queste elezioni di metà mandato non vanno ricordate solo per l’umiliazione di Obama (dicono che Mitch McConnell, leader dei repubblicani al Senato, non abbia nemmeno risposto al Presidente, che lo chiamava per complimentarsi della vittoria), e nemmeno per i finanziamenti ingenti dei miliardari Usa, o la visibilità guadagnata da Hillary Clinton. Ma anche per una serie di prime volte. Ci sono personaggi, tra i seggi del Congresso, che vale la pena tenere d’occhio, perché destinati, chi più chi meno, a trasformare il volto venturo degli Stati Uniti. È anche la prima volta che le donne entrano al Congresso in un numero composto da tre cifre: sono 100. Qui di seguito, ne consegue, leggerete di molte “prime” donne. Oggi negli Usa le deputate di sesso femminile occupano appena il 20 per cento dei seggi dell’attuale Senato americano, il 18 per cento della Camera dei Rappresentanti, una quota tra le più basse nei Paesi sviluppati. 

Mia Love, la prima donna nera dei repubblicani

Mia Love (Mark Wilson / Getty Images)

Trentotto anni, origini haitiane, di religione mormone. È la prima donna nera che entra al Congresso con il Partito dei repubblicani (Grand Old Party, Gop) ed è la prima donna non bianca entrata alla Camera in rappresentanza dello Utah. Mia Love è stata sindaco di Saratoga Springs e ha ricevuto in campagna elettorale il sostegno dall’ex candidato alle Presidenziali Usa Mitt Romney (mormone anche lui). Secondo il Center for Responsive Politics, Love ha raccolto più di 4,67 milioni di dollari per le elezioni, il 95 per cento dei quali proveniva da altri Stati.
Nata a Brooklyn da due genitori fuggiti dalla dittatura di Francois Duvalier, è cresciuta in Connecticut e ha abbandonato la fede cristiana per quella mormone subito dopo l’università. Lavorava come hostess ma si è trasferita nello Utah per avvicinarsi alla Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi dell’ultimo giorno, dove ha conosciuto il marito.
Alla convention repubblicana del 2012 ha dichiarato: «I miei genitori sono arrivati negli Usa con 10 dollari in tasca. Quando la vita diventava dura, non hanno guardato a Washington, ma dentro se stessi». Una filosofia di vita che è stata al centro della sua campagna elettorale, basata sul senso di responsabilità personale, sulla disciplina fiscale, e poteri limitati alle istituzioni governative. Mia Love è contro l’aborto, pro armi, le posizioni politiche tipiche dei repubblicani Usa. È a favore delle esplorazioni energetiche sul suolo statunitense, e l’autonomia dei governi locali in materia di educazione.

Shelly Moore Capito, repubblicana a favore dell’aborto

Shelly Moore Capito (Chip Somodevilla / Getty Images) 

Shelly Moore Capito, 61 anni, è la prima donna americana in Senato a provenire non solo del West Virginia ma da tutti i Mountain States (la regione composta da Arizona, Colorado, Idaho, Montana, Nevada, New Mexico, Utah e Wyoming). Sposata con un dirigente di banca, tre figli, è stata eletta tra le fila repubblicane. Ma in campagna elettorale ha mantenuto una posizione moderata su molti temi. Il Tea Party, ala più di destra dei Repubblicani, si è arrabbiato con lei quando si è dichiarata contro il taglio dei fondi destinati a diversi programmi del governo federale. E i conservatori del West Virginia hanno aperto una pagina su Facebook dal titolo: Shelly Moore Capito, too liberal for West Virginia (Shelly Moore Capito, troppo liberal per il West Virginia).
Sostiene la ricerca sulle cellule staminali e il diritto all’aborto, sebbene limitato ai casi in cui il bambino sia frutto di una violenza sessuale o incesto, o se la vita della madre è a rischio (così riferisce Votesmart.org). È a favore dell’industria del carbone, ed è un’oppositrice della Environmental Protection Agency. Contraria al gioco d’azzardo, si è opposta alla legge sul contenimento dei gas serra.

Tim Scott, primo senatore nero repubblicano eletto al Sud

Tim Scott (Andrew Burton / Getty Images)

Ha commentato la sua elezione con una serie di tweet (ecco l’elenco fatto dalla Cnn) in cui dice che il colore della sua pelle non è ciò di cui vorrà parlare e che ora «In South Carolina, in America, c’è una generazione che ha un nonno raccoglitore di cotone e un nipote al Congresso». Perché Tim Scott è il primo senatore nero tra i repubblicani eletto sotto la linea Madison-Nixon dalla fine dell’800.
È nato a Charleston nel 1965, da una madre single che per tirare avanti faceva due lavori. Ha iniziato a lavorare come assicuratore dopo la laurea in Scienze politiche. Commentando la sua candidatura, il Washington Post ha scritto che Scott è il segno di tutto quello che i Repubblicani stanno tentando per scrollarsi di dosso l’immagine di un vecchio, attempato, bianco partito di destra. «God bless you», dice l’ultimo tweet inviato da Scott la notte dell’elezione.

Elise Stefanik, la più giovane mai entrata al Congresso

Elise Stefanik in un’immagine tratta dal suo video elettorale

Trent’anni, una laurea ad Harvard, un passato da assistente di George Bush. Si chiama Elise Stefanik ed è la più giovane deputata mai entrata al Congresso. «Sono onorata di essere la donna più giovane mai eletta al Congresso americano e fare un’altra crepa verso il “soffitto di vetro” per le futuri generazioni di donne», ha detto lei che ad Harvard ha vinto il Riconoscimento per la leadership femminile. Figlia di due venditori di compensato dello Stato di New York, sostiene la rimozione dell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama. Sul sito creato per promuovere la sua candidatura, Elise si definisce una «small business woman who works in North Country sales», una piccola donna d’affari che lavora nell’azienda di famiglia, la Premium Plywood Products, Inc. Dice che «crescendo in un’impresa a conduzione famigliare, ha imparato, ha vissuto e compreso i valori del duro lavoro, della perseveranza». Il Daily Mail parla di lei come una delle donne che hanno beneficiato del programma di «femminizzazione» del partito repubblicano, che nel 2012 discusse al Congresso proprio della necessità di promuovere candidate di sesso femminile.

Ami Bera, unico nativo americano ora in Congresso 

Ami Bera (Flickr)

Ami Bera, classe 1965, nato a Los Angeles. È l’unico nativo americano in Parlamento. Bera ha esercitato la professione di medico prima di sfidare, nel 2010, il deputato repubblicano alla Camera Dan Lungren, perdendo.
Entra al Congresso in rappresentanza della California nel 2013 e le elezioni del 4 novembre lo riconfermano.
Sostenitore dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Obama, Bera si occupa soprattutto di temi sanitari. È stato, ad esempio, sostenitore di un progetto di legge avanzato dal Repubblicato Tim Murphy, per aumentare il sostegno a favore dei malati di mente usando denaro del governo federale.
I nativi indiani sono oggi l’1% della popolazione degli Stati Uniti. In South Dakota, sono il 9%, e in Alaska salgono al 15%.

Carl DeMaio, primo gay repubblicano al Congresso

Carl DeMaio (Flickr)

L’opera di rinnovamento del Grand Old Party passa anche attraverso Carl DeMaio, il primo gay dichiarato al Congresso a sedere tra i repubblicani. Orfano dall’età di 14 anni, è cresciuto con i gesuiti fino al momento di frequentare la Georgetown University. Non aveva ancora compiuto 30 anni e già aveva fondato due aziende, che ha venduto quando è stato eletto nel Consiglio comunale di San Diego. Personalità combattiva, dicono i quotidiani Usa, DeMaio è stato accusato di violenza sessuale da uno dei suoi ex-collaboratori del Comune di San Diego, che ha raccontato di essere stato costretto a vederlo masturbarsi davanti a lui nei bagni del Comune di San Diego. In campagna elettorale il candidato gay ha negato tutto, e le accuse non gli hanno impedito di vincere. La sfida tra DeMaio e Scott Peters è stata una delle più accese e costose di questo round elettorale, ed è costata più di 10 milioni di dollari. Ma DeMaio è noto soprattutto per le rigide posizioni in tema fiscale.

Joni Ernst, la senatrice che allevava maiali

Joni Ernst in uno screen shot dal suo video elettorale

«A Washington è pieno di persone che spendono troppo. Facciamoli grugnire». Si è presentata così ai suoi elettori in un video girato in una stalla la prima senatrice donna eletta nello Stato dell’Iowa. Joni Ernst, 44 anni, reduce di guerra ed ex allevatrice di maiali, candidata muscolare del partito repubblicano ha dichiarato in un vecchio discorso di essere disposta a far arrestare gli agenti federali se fossero stati chiamati ad applicare l’Obamacare.
Suoi cavalli di battaglia sono l’opposizione al salario minimo federale e ai matrimoni omosessuali. Vorrebbe una parziale privatizzazione della Social Security americana, che prevede l’indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia. Vorrebbe abolire il Fisco, il ministero dell’Ambiente e dell’Istruzione, definiti troppo costosi e dannosi.

George P. Bush, figlio di Jeb

George P. Bush (Erich Schlegel / Getty Images)

È l’ultimo erede dei Bush, George P. Bush, figlio di Jeb ex governatore della Florida, e nipote del George predecessore di Obama. George P. Bush è un avvocato di 38 anni, nato in Texas. Ha vinto la carica di Land commissioner, un mandato di quattro anni per amministrare i terreni pubblici e gestire i diritti minerari dello Stato del Texas, ricco di petrolio e gas. Si occuperà anche di fracking, la tecnica di estrazione del gas di scisto nata proprio in Texas. E dovrà affrontare anche casi come questo, in cui per la prima volta la popolazione locale si è opposta all’estrazione di gas di scisto.
La madre di George è di origine messicana. Di ritorno da un viaggio in Messico nel 2004, il discendente dei Bush ha condannato l’uso di pistole che sparano palline di plastica con polvere di peperoncino contro gli immigrati latino-americani che tentano di entrare negli Usa. «Se ci fosse l’approvazione dell’America per questa politica, sarebbe biasimevole», ha detto ai giornali. 
Giudicando le sue idee sul cambiamento climatico, il New York Times lo ha definito moderato, sebbene contrario all’aborto e noto paladino del diritto al possesso di armi.

Saira Blair, una diciottenne al Parlamento della West Virginia

Saira Blair (Flickr)

Non siede al Congresso federale, ma è comunque un personaggio interessante. Saira Blaire a diciotto anni è stata eletta alla Camera della West Virginia per il partito repubblicano, diventando la legislatrice statale più giovane mai eletta negli Usa. Quando aveva 17 anni, la Blaire aveva già vinto le primarie repubblicane. Figlia del senatore Craig Blair, questa studentessa di Finanza alla West Virginia University ha fatto sapere di aver utilizzato 4mila euro dei suoi risparmi per autofinanziare la sua campagna elettorale, e mostrare a tutti che stava facendo sul serio. Di sè dice di voler diventare analista finanziaria, anche se per il momento ha sospeso il semestre universitario per adempiere il nuovo incarico. Sulla sua pagina Facebook, Saira ha condensato la sua filosofia di vita repubblicana in questo modo: «La strada per il successo e la prosperità e fatta di valori e principi conservatori».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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