Parigi è il posto migliore dove fare l’università

Parigi è il posto migliore dove fare l’università

Assegno comunale di 900 euro per arredare la casa, carta cinema da 20 euro, stage curriculari retribuiti 530 euro al mese. Ma anche sussidi statali per pagare l’affitto e tasse universitarie quasi inesistenti. Per questo e non solo Parigi è la miglior città in cui fare l’università. Il Guardian, ad esempio, l’ha da poco incoronata tale al motto di «Vive la difference», sottolineando l’ampia offerta formativa che presenta, molti dei quali vantano prestigio internazionale come la Sorbonne, l’École Polytechnique, l’École Normale e l’Université Pierre et Marie Curie.

Ma Edoardo Malvenuti, 26 anni, di Fidenza, non ha dubbi: il motivo migliore per fare l’università nella capitale francese è prima di tutto di tipo economico: costa meno che altrove e i servizi sono ottimi. Edoardo non è certo privo di termini di paragone: ha svolto un Erasmus in Inghilterra, preso un master in Giornalismo a Milano, fatto uno stage a Praga e frequentato un corso semestrale di lingue in Indonesia (e molti viaggi in giro per il mondo). Vive a Parigi da circa un anno ed è iscritto alla facoltà di Filosofia della Sorbona. «Qui c’è un solo ostacolo iniziale», spiega. Ma superato quello la vita da studente diventa una felice e soddisfacente discesa.

Trovare casa

«Rispetto ad altre città, a Parigi è difficilissimo trovare casa. Gli affitti sono cari e per avere un contratto – in nero si trova davvero poco, dice Malvenuti, anche se in città ci sono i casi alla Elisabetta Serughi – devi superare un colloquio con il proprietario in cui presenti un dossier con i conti correnti dei tuoi genitori, o qualcosa che dimostri di poter pagare la quota mensile». Una volta ottenuto quello, però, il gioco è fatto.

Inizi, ad esempio, ad avere diritto al Caf, la Caisse d’allocations familiales, un aiuto economico agli studenti con basso reddito e contratto regolare d’affitto. Vi hanno accesso tutti, sia Erasmus che iscritti alle università parigine. Il sussidio viene calcolato in base al reddito, al quartiere in cui si vive e al contratto di affitto. Edoardo abita con la ragazza in un monolocale da 35 metri quadri nel ventesimo arrondissement e paga 850 euro al mese. Ma grazie al Caf riceve dallo Stato francese 390 euro. Significa che ogni mese lui ed Eloise pagano 460 euro per la loro abitazione, 230 euro a testa. Cifre che a Milano o a Roma possiamo solo sognare.

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Il video di Italiansinfuga.com spiega come compilare il modulo online per richiedere la Caf

900 euro per vivere in città

Se sei studente universitario con una borsa di studio e hai un contratto di affitto, puoi richiedere l’Aile, Aide à l’installation, un sussidio di 900 euro. Il comune di Parigi, di fatto, decide di regalarti questi soldi come aiuto economico per inserirsi in città, senza porre alcun vincolo di spesa: si può usare per arredare o sistemare la casa, ma anche per comprare libri o fare shopping. «Si può chiedere una volta sola per ciascun contratto di affitto firmato», spiega Malvenuti, che ha imparato nel frattempo a conoscere le aree della città dove si può vivere a prezzi modesti, «come in Italia». Il costo della vita a Parigi varia da quartiere a quartiere. «La zona a Est di Parigi è tra le più economiche ed è una delle più frequentate dai giovani», racconta. «Lungo il Canal de l’Ourcq paghi una birra tre euro, e lì puoi bere qualcosa mentre passeggi lungo il canale o entrare nei bar nelle barche». 

Borse di studio universitarie

Tutte le università pubbliche offrono borse di studio, rilasciate in base al reddito della famiglia dello studente e dai chilometri di distanza dalla propria residenza (se sei straniero, quindi, e hai la residenza in Italia, hai più punti utili per accedere a una borsa). «Alla Sorbona c’è una scala da zero a sei», spiega Edoardo. «A zero non paghi le tasse universitarie, a sei ottieni il massimo di soldi che al mese l’università si preoccupa di versarti. Io ad esempio ho ottenuto scala 1 e oltre a non pagare le tasse ricevo ogni mese 100 euro». Ma per ottenere la borsa devi frequentare tutti i corsi e presentarti a tutti gli esami (poi puoi anche non passarli). «Se non soddisfi questi criteri, a fine anno devi restituire i soldi ricevuti. Ma le tasse in ogni caso non le paghi». Se anche non si riesce ad accedere a una borsa di studio, la retta universitaria è piuttosto bassa. La triennale alla Sorbona costa 150 euro all’anno, la specialistica 250.

La “solidità” del percorso formativo

«Lavoro 40 ore a settimana in un ostello, faccio il turno di notte. Le tasse che pago sul lavoro sono tante, è vero, ma qui sono contento di pagarle, perché alla fine l’impressione è che in qualche modo quei soldi mi ritorneranno», racconta Malvenuti, consapevole dei vantaggi economici che la città offre e soddisfatto di far parte di un “sistema” che funziona. Una sensazione mai provata in Italia. Non solo. A rendere soddisfacente la vita di universitario, a Parigi, è anche la sensazione di essere dentro un percorso corretto, solido, che ti porterà esattamente dove vuoi arrivare, alla professione che vuoi svolgere. Eloise, ad esempio, la ragazza di Edoardo, frequenta il corso specialistico di Management della programmazione culturale. «Sta svolgendo tutte le tappe una dopo l’altra. Triennale, specialistica e stage curriculari. Ogni volta che ha fatto richiesta di stage da qualche parte, aveva la certezza che l’avrebbero presa, perché il CV che aveva costruito fino a quel momento le dava la formazione corretta per accedervi». L’università francese, continua Edoardo, è più professionalizzante, ti incanala subito in una direzione precisa. «E alla fine trovi il lavoro che vuoi, senza dover fare altri stage dopo la laurea». In Italia, invece, «hai la sensazione che sia studiando o meno, sia facendo esperienza professionale o meno, poco cambia nelle chance che hai di trovare un impiego». Una nuova legge, in Francia, ha alzato da poco la retribuzione minima obbligatoria per uno stagista, portandola da 430 a 530 euro al mese.

La grande domanda: perché noi no? 

Malvenuti sta cercando in questi giorni di accedere ai programmi messi a disposizione dallo Stato francese per svolgere all’estero la professione di giornalista in un’azienda o in un’istituzione francese, come le ambasciate o i centri culturali. «Sono offerte pensate per i giovani con meno di 28 anni». Ti permettono di lavorare – «facendo qualsiasi professione, dall’ingegnere al boscaiolo» – per un anno con uno stipendio molto buono, e di poter rinnovare il contratto per un ulteriore anno. «Cerco ad esempio posti nella comunicazione delle ambasciate francesi. Lo stipendio è di 2000/3000 euro e si ha la possibilità di fare una vera esperienza professionale. Quando ho provato a fare una cosa simile dall’Italia, ho contattato il nostro centro culturale di Singapore. Mi ha risposto la direttrice, sconsigliandomi di andare perché mi avrebbero messo a fare la newsletter quotidiana, pagandomi 100 euro al mese in una delle città più care al mondo». Edoardo è un frequentatore assiduo anche del sito del ministero degli Esteri italiano, che offre bandi per esperienze all’estero. «Ma spesso, dice, il sito non viene aggiornato, e si pubblicano i bandi a ridosso della scadenza, tanto che non hai nemmeno il tempo di mandare i documenti necessari», dice.

Alla fine di una lunga chiacchierata, Edoardo saluta lasciandosi dietro una grossa domanda. «In Francia le cose funzionano, e bene. Al lavoro e all’università spendi tempo ed energie, ma sai che trarrai qualcosa in cambio. In Italia no. Perchè?»

Siti per trovare informazioni utili

http://www.universita.it/studiare-francia/

https://jeunes.paris.fr/

Per cercare una casa si può scegliere di andare in un’agenzia. Ma per risparmiare i soldi della parcella ci sono diversi siti che offrono soluzioni. I più noti e funzionali sono pap.fr e appartager.com

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