Pensate di essere ossessionati da Twitter? Lo siete

Pensate di essere ossessionati da Twitter? Lo siete

Non è un mistero che l’utilizzo dei social network per molti può essere una vera e propria ossessione. Se per una volta decidessimo di misurare il tempo che passiamo controllando le nostre reti sociali, ci accorgeremo di quanto esse assorbano una parte sostanziale delle nostre giornate. Ogni momento può essere quello giusto per scorrere la timeline di Twitter, controllare le notifiche sulla bacheca di Facebook, rispondere a qualche email di lavoro, o ad un messaggio di un amico su WhatsApp. Siamo immersi a tal punto nell’attività social, che non sono pochi i casi di soggetti disposti ad ammettere di avere una sorta di dipendenza. Alimentata tra l’altro dal massiccio utilizzo di dispositivi come smartphone, tablet e computer sempre più presenti nella nostra vita.

Twitter ad esempio è uno degli strumenti che maggiormente genera dipendenza nei confronti di chi lo utilizza. A dirlo è una ricerca condotta da Neuro Insight — società che si occupa di ricerche di mercato, per misurare come il cervello risponde alle comunicazioni — su 114 volontari, a cui sono state confrontate le attività neurali sia durante la fase di utilizzo del sito di microblogging, sia durante la normale navigazione in Rete, tramite una tecnica denominata “steady-state topography”. Ad essere maggiormente stimolate sono principalmente le aree corrispondenti ad eccitazione emotiva, memoria e rilevanza di sé.

Secondo i dati, nei soggetti che utilizzano la piattaforma in maniera attiva, ovvero pubblicando tweet o cercando altre persone, si genera una stimolazione emotiva superiore del 75% rispetto a quando si naviga normalmente, ma anche nei casi in cui ci si limita alla sola visualizzazione della timeline la stimolazione risulta essere più intensa del 64%. Una sorta di scarica di adrenalina dovuta alle «modalità con cui i messaggi vengono recapitati — spiega Heather Armstrong, amministratore delegato di Neuro Insight, sul sito del Guardian — ma anche al fatto che i temi dei messaggi interessano personalmente chi legge». La selezione dei profili da seguire sul sito di microblogging viene solitamente guidata dagli interessi personali, che siano professionali o meno poco importa. Leggere frasi o notizie su fatti o persone che coinvolgono direttamente il lettore, ne stimola l’attenzione a tal punto da costringerlo a rimanere in contatto costante questo universo.

Il contesto in cui avvengono i fatti citati su Twitter, influisce anche sulla sensazione di rilevanza personale all’interno del dibattito. Sempre secondo la ricerca, in questo senso, chi usa Twitter si sente coinvolto per il 51% in più rispetto ad una navigazione tradizionale. Per spiegare questo accadimento si potrebbe prendere in considerazione i casi in cui un utente viene coinvolto in una discussione, oppure se uno dei suoi tweet venisse retweetato da altri utenti. Ancor più che con Facebook la sezione notifiche di Twitter rappresenta la reale tentazione per l’utilizzatore assiduo, ansioso di scoprire la “portata” del suo cinguettio e quanto in profondità può arrivare il suo breve pensiero, scatenando magari un ulteriore dibattito.

Sia rilevanza personale che stimolazione emotiva contribuiscono poi al miglioramento della memoria, nello specifico l’interazione fisica con il sito (che può essere sia il battito dei tasti sulla tastiera di un pc, che lo scorrere il dito su un touchscreen), genera un impatto più incisivo della semplice lettura passiva su uno schermo, o la visione di immagini davanti a un televisore. La dipendenza dal sito di microblogging sarebbe quindi legata ad una sorta di creazione di mondo parallelo, molto personale, che l’utente tende a crearsi. E nonostante tale mondo non si possa sostituire alla vita reale, rappresenta comunque un ottimo modo di comunicare sentendosi coinvolto e chiamato in causa in prima persona.

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