Regionali, Renzi e Salvini hanno poco da festeggiare

Regionali, Renzi e Salvini hanno poco da festeggiare

Il Partito democratico festeggia, ma perde voti. La Lega Nord celebra la grande vittoria, ma perde voti anche lei. L’unico movimento che ammette la sconfitta è Forza Italia. E sarebbe difficile fare altrimenti. Al netto delle dichiarazioni e dei retroscena, c’è un criterio inappellabile per valutare le ultime elezioni Regionali. I numeri. Per cogliere il senso di questa tornata elettorale basta leggere i numeri. È l’unico sistema per capire chi guadagna voti e chi ne perde, chi aveva la fiducia degli italiani e l’ha persa. Dati alla mano, si scopre così che la disaffezione del Paese verso la politica rischia di essere persino più grave di quel che si pensava. Ma anche che lo scenario politico nazionale potrebbe presto cambiare completamente fisionomia, a partire dal centrodestra e dal movimento di Beppe Grillo. Soprattutto, si scopre che il partito di Matteo Renzi stravince ovunque, ma forse avrebbe poco da brindare.  

Eppure oggi Renzi festeggia. In visita a Vienna il presidente del Consiglio celebra la vittoria del Pd. «Il mio partito ha vinto 5 a 0. Oggi una qualsiasi persona normale dovrebbe essere felice. Il risultato è molto importante in Emilia Romagna e in Calabria». Ma se è indubbio che i dem conquistano le due Regioni, è anche vero che i dati non sono poi così brillanti. 

In Emilia Romagna il Pd ottiene 535.109 voti. Il 44,52 per cento del totale. Ebbene, solo sei mesi fa, alle Europee, ne aveva conquistati 1.212.392. Nel giro di un’estate si sono volatilizzati quasi 700mila elettori. Più della metà. Certo, le Europee rappresentano un appuntamento politico più atteso. Gli appelli al voto sono più insistenti e diffusi, il richiamo dell’urna è maggiore. E allora tanto vale confrontare il risultato di domenica con le ultime Regionali del 2010. A prima vista è un successo: il Partito democratico supera la percentuale di quattro anni fa, salendo dal 40,65 per cento al 44, 52 per cento. Numeri alla mano, è un disastro. L’ultima volta i dem avevano conquistato 857.613 voti, stavolta ne prendono 320mila in meno. E la perdita di preferenze si ripercuote anche sul presidente. Vasco Errani aveva vinto con 1.197.789 voti, Stefano Bonaccini ne prende 615.723. La metà. Particolare curioso: quattro anni fa la candidata del centrodestra Annamaria Bernini aveva conquistato 844.915 voti, oltre 200mila in più rispetto al neo governatore. 

Sensibilmente diverso il discorso in Calabria. Qui il Partito democratico conquista 184.688 voti, il 23,76 per cento. E il candidato presidente Mario Oliverio stravince la sfida con gli avversari con 486.589 preferenze (il 61,36 per cento). Come in Emilia Romagna, però, il confronto con le precedenti elezioni non giustifica troppo ottimismo. Alle ultime Europee il Pd aveva conquistato quasi 268mila voti. Ottantacinque mila elettori persi in sei mesi. Alle Politiche del 2013, quando il segretario era Pierluigi Bersani, i sostenitori democrat in Calabria erano stati 209mila, 25mila in più di oggi. Ma il paragone più corretto riguarda le ultime Regionali, nel 2010. E stavolta Renzi può timidamente sorridere. All’epoca il Pd si era fermato a 162mila voti, con il 15,7 per cento. Rispetto a quel dato, il suo partito aumenta i consensi, seppure di poco.

Ma oggi si festeggia anche la grande vittoria della Lega Nord. Alle Regionali in Emilia Romagna Matteo Salvini strappa un risultato clamoroso, solo parzialmente atteso. Il Carroccio diventa il secondo partito, con il 19,42 per cento dei consensi. Più del doppio rispetto a Forza Italia. E così il segretario leghista proietta il suo successo sul piano nazionale. Chiede le primarie per scegliere la guida della coalizione, pone un veto alla presenza del Nuovo Centrodestra di Alfano e alle intese tra Renzi e Berlusconi. Ma la sua vittoria è davvero così schiacciante? Anche stavolta i numeri non mentono, e riservano qualche sorpresa. In Emilia la Lega ha conquistato 233.439 voti. La crescita rispetto al recente passato è esponenziale. Alle Europee di sei mesi fa i voti erano 116.394, la metà. Alle Politiche di un anno prima 69.108, meno di un terzo. Eppure alle ultime regionali in Emilia Romagna, il Carroccio aveva conquistato 288.601 voti. Almeno 50mila preferenze in più. Insomma, Salvini non è ancora riuscito a riconquistare la base elettorale di un tempo. Certo, la crescita è clamorosa. Complice il tracollo di alleati e avversari, le percentuali sono da record. Resta il fatto che a Bologna e dintorni, solo quattro anni fa, c’erano più leghisti di oggi.

Senza giustificazioni la sconfitta di Silvio Berlusconi. Il crollo di voti per Forza Italia è evidente. Per apprezzarne la portata basta mettere in fila i voti ottenuti nelle ultime quattro elezioni in Emilia Romagna. Alle Regionali del 2010 Il Popolo della Libertà aveva 518.108 voti, alle Politiche del 2013 – prendendo i considerazione i voti per la Camera dei deputati – si erano già ridotti a 434.534. Alle Europee di sei mesi fa erano diventati 271.951, ora sono 100.478. Molte preferenze, sembra evidente dai flussi, sono state assorbite dalla Lega Nord. Molte altre, inevitabilmente, sono finite nel partito che ha stravinto questa tornata elettorale. La disaffezione verso la politica.

In Calabria lo scenario è simile. E fotografa un fenomeno evidentemente esteso a livello nazionale. Anche qui a mettere in fila i risultati elettorali di Forza Italia negli ultimi anni ci si trova di fronte a una continua e costante perdita di voti. E anche stavolta ad avvantaggiarsene sembrano essere i partiti d’area (a partire dal Nuovo Centrodestra, pure in evidente calo rispetto alle Europee). Alle Regionali del 2010 il Popolo della Libertà aveva trionfato conquistando il voto di un elettore calabrese su quattro, 271.581 preferenze. Ridotte a 222.671 alle Politiche del 2013 e a 146.677 alle Europee di maggio. Oggi, il punto più basso: Forza Italia si ferma a 95.629 voti, il 12,3 per cento. 

Un discorso a parte merita il Movimento Cinque stelle di Beppe Grillo. Non senza sorpresa si scopre che in Emilia Romagna è l’unico, tra le grandi realtà politiche, ad accrescere i voti dalle ultime Regionali a oggi. Nel marzo 2010 i pentastellati avevano conquistato 126.619 preferenze (pari al 6 per cento). Oggi ne prendono 159.456, il 13,26 per cento. Tanto basta a Beppe Grillo per scrivere sul suo blog che «l’astensionismo non ha colpito il M5S». Nessuno festeggia i magri risultati, certo. Eppure l’ex comico genovese celebra l’elezione di cinque consiglieri avvenuta al termine di «una campagna elettorale costata poche migliaia di euro a fronte delle centinaia di migliaia di euro degli altri partiti e senza l’aiutino dei media». Quello che Grillo non dice, però, è che dal 2010 a oggi, il Movimento di voti ne ha prima guadagnati e poi persi parecchi. È vero, i paragoni con le Politiche e le Europee sono spesso fuorvianti. Appuntamenti elettorali di diverso peso risultano difficilmente comparabili. Ma anche con tutti i distinguo del caso, i grillini sono passati dai 658.475 voti conquistati alle Politiche del 2013 ai 443.936 delle Europee, fino ai 159mila dell’attuale tornata.

E in Calabria? Alle ultime Regionali il Movimento Cinque Stelle non si era neppure presentato. Eppure un anno e mezzo fa i grillini erano il primo partito in regione. Dei 232.811 voti delle Politiche, oggi ne sono rimasti meno di 40mila. Va bene che le elezioni non sono tutte uguali, ma forse qualche problema c’è anche nel M5s. 

Tra tanti numeri, c’è un dato particolarmente evidente. Gli italiani hanno perso la voglia di andare a votare. Qui non servono troppi confronti con il recente passato. Le percentuali del voto di domenica sono chiare nella loro inquietante chiarezza. In Emilia Romagna il fenomeno assume una gravità tale da sconcertare. Domenica si sono presentati ai seggi in 1.304.841. Il 37,7 per cento degli aventi diritto. In pratica due elettori su tre hanno preferito non andare a votare. Solo sei mesi fa, in occasione delle Europee, si erano recati alle urne in quasi due milioni e mezzo. Forse è inutile fare il confronto con le ultime elezioni Politiche (paragone peraltro impietoso, visto che nel febbraio 2013 in Emilia Romagna l’affluenza al voto registrò l’82,1 per cento). Basta vedere cosa era successo alle ultime Regionali. Quattro anni fa votò il 68,07 per cento degli aventi diritto, 2.357.733 persone. Un milione di elettori in più. E chissà dove sono finiti.