Portineria MilanoTosi contro Salvini: Lega a un passo dalla scissione

Tosi contro Salvini: Lega a un passo dalla scissione

Spirano venti di scissione nella Lega Nord di Matteo Salvini. Non accadeva da almeno due anni di risentire quella parola in via Bellerio, sede del Carroccio. «Scissione», per la Treccani “divisione di un gruppo politico”. All’epoca, 2012, la guerra era tra Roberto Maroni con i Barbari Sognanti contro il vecchio Carroccio di Umberto Bossi, travolto dalle indagini sull’ex tesoriere Francesco Belsito. Si disse che Bossi fosse pronto a lanciare un nuovo partito, ma poi il vecchio Capo rinunciò. Ora però gli spifferi hanno ricominciato a soffiare, sempre più forte. E questa volta la guerra è tra due giovani leve, tra il sindaco di Verona Flavio Tosi e l’attuale segretario della Lega, quel Salvini che vola nei sondaggi e si appresta a capitalizzare la lunga cavalcata di questi mesi alle elezioni regionali in Emilia Romagna nel prossimo fine settimana. Nella regione rossa per eccellenza dove il Pd viaggia sopra il 50%, Salvini si appresta – secondo sondaggi padani – a superare Forza Italia di Silvio Berlusconi. È la goccia che potrebbe far traboccare il vaso consentendo all’ex comunista padano di fermare da un lato il fronte interno di Tosi e dall’altro di lanciare la scalata alla leadership del centrodestra proprio contro Berlusconi.

«Il redde rationem di avvicina» spiega un colonnello leghista lombardo. Il primo cittadino veronese, infatti – che rivendica la possibilità di gareggiare alle primarie per diventare leader – da mesi lavora a un progetto alternativo a quello di Salvini. Con la fondazione «Ricostruiamo il Paese» continua a girare per l’Italia, il 20 sarà a Bolzano, venerdì a Roma, nel centrosociale Centro Foro 753, da sempre vicino alla destra moderata romana. L’obiettivo è quello di riunire tutte le liste civiche – con l’anima centristra della destra come Ncd di Angelino Alfano –  per rubare spazio al Partito Democratico di Matteo Renzi. «È il momento opportuno» spiega un teorico del pensiero tosiano. «E’ vero che Renzi continua a racimolare voti in quello spazio che un tempo era di Berlusconi, ma i sondaggi hanno confermato che c’è stata una battuta d’arresto: per questo Tosi deve muoversi». La spaccatura interna al Carroccio è quindi già nei fatti. Del resto Salvini continua a portare avanti una politica in linea con quella della francese Marine Le Pen, cavalcando il malessere contro l’Europa e raccogliendo consensi nella destra più radicale. Non solo. Filo Vladimir Putin, il presidente russo celodurista, dopo le elezioni del 23 novembre proprio «l’altro Matteo» dovrebbe lanciare a tutti gli effetti il Movimento della Lega del Sud.

Ma oltre alla teoria ci sono anche gli uomini su cui puntare che dividono le due Leghe. Il nome che sta spaccando all’interno il movimento di Alberto da Giussano è quello di Corrado Passera, l’ex ministro per lo Sviluppo Economico del governo Monti, ex banchiere, impegnato con Italia Unica ad allargare la sua rete politica. Nelle ultime settimane si sono intensificati i rapporti con pezzi dell’Udc, come l’ex vicepresidente del Csm Michele Vietti come con esponenti di Nuovo Centrodestra. Non solo. Anche Forza Italia starebbe guardando con interesse al progetto politico di Passera, da sempre in ottimi rapporti con Tosi e non digerito dalla base «padana» e «ruspante» delle valli leghiste. I pompieri in casa Lega, quelli che in queste settimane, hanno gettato acqua sul fuoco tra il sindaco di Verona e il segretario della Lega ormai non sanno più cosa inventarsi per sedare i bollenti spiriti. Per questo motivo c’è chi è convinto che prima o poi si arriverà a una spaccatura. 

Nella Lega – come spesso accade in queste situazioni sin dai tempi di Bossi – in pochi hanno voglia di parlare. Basta leggere le ultime dichiarazioni di Maroni, governatore della Lombardia. «Non decido io – ha risposto Maroni a precisa domanda -, si fanno le primarie, è il popolo sovrano a scegliere». E poi: «Io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, costa uguale: è meglio avere due in competizione che averne zero. Noi, come Lega, siamo in grado di esprimere due candidati giovani e capaci, anche se dal profilo diverso, che possono integrarsi». E’ una posizione, a detta degli stessi leghista, dal sapore «vagamente cerchiobottista», che però spiega le tensioni che in questo momento si stanno vivendo dentro al Carroccio. Il problema è poi ancora più ampio. Anche perché sarebbe stato Berlusconi in persona a lamentarsi in questi giorni dell’avanzata di Salvini. L’ex Pierino Padano, così forte nei sondaggi, impedirebbe di fatto all’ex Cavaliere di riunire tutta la famiglia di centrodestra sotto un’unica coalizione. «Chi c’è è con noi, chi non c’è auguri» ha detto Salvini lunedì 17 novembre, parlando del Nuovo Centrodestra: «Non metto paletti, è il buon senso che mette i paletti a chi governa con Renzi. L’alternativa a Renzi non si fa con chi è al governo con Renzi».

Del resto Salvini non ha la minima voglia di alleanze con Alfano. Mentre Tosi è l’unico che in questo momento, dentro la Lega, mantiene un filo di dialogo con i fuoriusciti del Popolo della Libertà: la fondazione «Ricostruiamo il Paese» è stata organizzata da Valdo Ruffato, sempre di Ncd. Ma oltre che sul piano nazionale, le tensioni tra veneti e lombardi, ricadono sul voto in regione Veneto nel 2015. Luca Zaia, governatore uscente, sempre aver già deciso da che parte stare. E il prossimo 13 dicembre a Milano sarà al fianco di Salvini per un convegno dove lancerà la rivoluzione fiscale. Tosi non ci sarà, ma proprio sul Veneto è determinato a imporre liste civiche senza leghisti nella corsa a palazzo Balbi. In sostanza la miscela è esplosiva. E tocca pure il nuovo rimpasto in regione Lombardia che Bobo Maroni si appresta a lanciare a dicembre. Qui la guerra è tra tutte le forze di centrodestra in campo. Ogni partito chiede il suo spazio per non scomparire. E il centrodestra che insieme, secondo alcune rilevazioni, potrebbe superare il Pd di Renzi si ritrova più spaccato che mai. «L’unica scissione che potrebbe essere dopo le elezioni in Emilia Romagna è tra l’Emilia e la Romagna» scherza un leghista della zona. «Sia Salvini sia Tosi non sono nessuno senza la Lega». Eppure qualcosa si muove.

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