«Agli italiani i 10 comandamenti piacciono solo in tv»

«Agli italiani i 10 comandamenti piacciono solo in tv»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Traslocate e scoprirete la differenza tra Italia e Germania

Ci siamo appena trasferiti a Singapore, la mia famiglia (moglie italiana e un figlio di 11 anni) viveva a Roma mentre io lavoravo a Francoforte (sono mezzo tedesco) e facevo il pendolare. La nostra esperienza è stata traumatica. Mentre la parte tedesca è stata fatta senza problemi, il trasferimento da parte italiana è stata un incubo. Il primo problema è stato cancellare l’utenza telefonica a Roma: l’operatore, dopo varie raccomandate e chiamate, ha staccato la linea e poi ha anche chiesto i costi per la cancellazione dopo avere preso due mesi in più. Secondo: l’iscrizione all’Aire, dove la persona incaricata è stata molto scortese, ci ha detto che tanto a Roma non risponde nessuno e si sono “persi” anche nostro figlio. Terzo: i trasferimenti dei conti correnti a Singapore. La banca italiana ha causato disservizi che hanno dell’incredibile. Tutti i nostri amici non italiani sono rimasti sbalorditi.

Christian W. Porath, Singapore, La Repubblica 18 dicembre

Benigni e la “favola” della religione

Perché mezza Italia segue con tanta attenzione il racconto dei Dieci Comandamenti davanti alla tv e poi nella vita quotidiana rigetta le regole? È la bravura di Benigni che incanta o è un problema di schizofrenia collettiva? Da credente, penso che la religione sia per molti solo un bel «favolone», che commuove, ma non impegna. La Bibbia è piena di storie avvincenti, il Vangelo affascina per il coraggio di amare di Gesù, ma poi la mentalità comune tende a circoscrivere queste emozioni in un luogo e un tempo ben definito: la chiesa e la messa. Fuori da quel perimetro spazio-temporale, vale la lotta per il potere, la ricchezza e che i poveri si arrangino. Insomma, la religiosità è un fatto di venerazione privata e non di comportamenti pubblici. È tradizione, non mobilitazione. Così, l’usuraio ha tranquillamente il santino di Padre Pio nel portafoglio. Il mafioso fa offerte generose al patrono. Enrico De Pedis, capo storico della sanguinaria Banda della Magliana, è stato clamorosamente sepolto nella Chiesa di Sant’Apollinare. E il favolone — in tv o al cinema — fa sempre centro.

Massimo Marnetto, Corriere della Sera 18 dicembre

Ecco perché Standard&Poor’s declassa le assicurazioni

In merito all’articolo “Il paradosso di Trieste e il vincolo Italia” (Corriere 13 dicembre), ci piacerebbe chiarire quanto segue. Le recenti azioni di rating sulle compagnie assicurative italiane sono fondate su criteri che vengono applicati allo stesso modo in tutto il mondo. Essi stabiliscono che i rating di una società non sono legati al Paese dove la società ha la sua sede principale, bensì al Paese verso il quale ha un’esposizione rilevante, attraverso i titoli di Statoi, partecipazioni, immobili ecc. Una società può avere un rating più elevato del Paese, se riteniamo che sia abbastanza forte per sopravvivere al fallimento di quel Paese. In ogni caso, l’abbassamento del rating del Paese impatta su esposizioni rilevanti come i titoli di Stato presenti nel bilancio della società, aumentandone, a nostro avviso, il rischio di credito della stessa, soprattutto se tali investimenti rappresentano un multiplo importante del capitale. Anche una compagna assicurativa con il 70% delle sue attività all’estero potrebbe, a nostro avviso, non essere capace di far fronte ai suoi impegni in caso di fallimento del Paese. Questo se, a nostro avviso, il suo capitale regolamentare dovesse essere insufficiente per far fronte a potenziali perdite derivanti da quegli investimenti. Ne è un esempio la ristrutturazione del debito sovrano greco che ha comportato perdite di circa il 70% sui titoli di Stato ed è stato anche la principale causa di fallimento delle banche cipriote. Tutte le società assicurative ramo vita a livello mondiale hanno rating limitati a due “notches” (gradini) sopra quello del Paese verso cui hanno un’esposizione rilevante. Ciò per la loro elevata sensibilità a rischi aggiuntivi non rilevati nel nostro stress test, come la ridenominazione della valuta. Inoltre, alcuni fallimenti di Paesi sovrani hanno portato in passato i Paesi a modificare unilateralmente le clausole dei contratti delle compagnie assicurative, e questa circostanza a nostro avviso equivarrebbe a un fallimento.

Lotfi Elbarhdadl, senior director and analytical manager insurance ratings Standard and Poor’s, Corriere della Sera 18 dicembre

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