Portineria MilanoCarminati, «Superiore Incognito» a capo del Pd romano

Carminati, «Superiore Incognito» a capo del Pd romano

C’è un lato esoterico e massonico nei meandri dell’inchiesta su Mafia Capitale, quel sodalizio criminale che in questi anni secondo i magistrati ha governato su Roma, finito alla sbarra la scorsa settimana con l’arresto di Massimo Carminati. Chi mastica l’esoterismo, tra verità occulte e segreti, cita a proposito la teoria del «Superiore Incognito». Un leader, un capo che governa in clandestinità «dall’alto», senza che «al basso» si accorgano di niente. È il caso del Re di Roma, il Cecato, il Nero della Banda della Magliana, capace, nonostante un passato pieno di problemi con la giustizia, di prendersi la città di Roma, il Comune e persino la politica. La storia del mondo di mezzo, quella che Carminati spiega al suo luogotenente Riccardo Brugia in un bar, è solo un dettaglio di questa teoria. Perché di fatto, come hanno spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare i pm, è nel mondo di mezzo, con la violenza, le armi e le minacce che si prendono le decisioni importanti. 

Accusato negli anni di omicidi terribili come quello di Fausto e Iaio o del giornalista Mino Pecorelli di Op, un passato nei Nuclei Rivoluzionari Armati, tra stragi di Stato e fascismo, con appoggi nelle forze dell’ordine e persino nei servizi segreti, Carminati non ha fatto altro che accrescere e sviluppare il suo ruolo negli anni ’80, quando svolgeva la funzione di “trait-d’union tra mondi apparentemente inconciliabili, quello del crimine, quello della alta finanza, quello della politica” dicono le carte. Lo avrebbe fatto in totale clandestinità, senza che nessuno, a quanto pare neppure la giustizia rimasta silente fino all’arrivo di Giuseppe Pignatone al tribunale di piazzale Clodio, se ne accorgesse. È lui a capo della piramide, tra “mondo dei vivi”, che sono i politici, i finanzieri, le istituzioni, cioè quelli che “stanno sopra” e il “mondo dei morti” composto da una manovalanza di rapinatori, delinquenti comuni armati, spacciatori di droga, di cui il “mondo dei vivi” può servirsi. Perché «anche la persona che sta nel sovramondo», come dice Carminati, «può avere interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non può fare nessuno». Tra di loro, a mo’ di cerniera, c’è Carminati con la sua associazione. Perché «c’è un mondo di mezzo in cui tutti si incontrano», dove tutto è possibile, «e che un domani io posso stare a cena con Berlusconi», dice per fare un esempio.

Salvatore Buzzi, il numero uno della Cooperativa 29 giugno, una coop rossa con entrate importanti nel Partito Democratico romano, è la persona che consente a Carminati – in contatto anche con affiliati della Ndrangheta o della Camorra – di muoversi nell’ombra, di restare nel dietro le quinte, ma allo stesso tempo di agire sul«sistema». Non è un caso che le prime parole arrivate dal carcere dove è rinchiuso, riportate dal Corriere della Sera di sabato 14 dicembre, siano state queste. «Si può essere anche vittime». Concetto ribadito anche dal suo avvocato Alessandro Diddi, intervistato a L’Arena su Rai 1. «Si può lavorare con la mafia e allo stesso tempo essere vittime della mafia. In Calabria gli imprenditori che vengono da fuori devono fare i conti con la ‘ndrangheta: una volta chiuso il Cara in Calabria Buzzi venne raggiunto da persone che lo avevano protetto e chiedevano di contare in un’attività imprenditoriale a Roma, ma non si è piegato a questa richiesta». 

Bisogna riprendere in mano le carte. È il 14 giugno 2013, cinque giorni dopo il cambio della guardia in Campidoglio, quando Buzzi chiama Carminati per aggiornarlo sui suoi rapporti con i nuovi inquilini del Palazzo. «Sono in giro per i dipartimenti a salutà le persone», dice. «Devi vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna fare come le puttane adesso, mettiti la minigonna e vai batte co’ questi», lo incalza l’ex Nar. «Me li sto a comprà tutti». Spiega Buzzi, dal presidente del consiglio comunale Mirko Coratti fino all’assessore alla Casa Daniele Ozzimo, entrambi indagati per corruzione. Il numero uno della Coop è pronto poi a parlare d’appalti con Mattia Stella, capo segreteria dell’attuale sindaco Ignazio Marino oppure con Luigi Nieri di Sinistra e Libertà, tramite il quale «prendere le misure a Marino». Non solo. Buzzi sarebbe stato persino capace di condizionare le nomine nei posti chiave della macchina comunale, come quella di Italo Walter Politano al segretariato generale, responsabile dell’anticorruzione.

«Noi i nostri desiderata li abbiamo espressi, poi se saremo accontentati…», sospira Buzzi sostenendo, forse millantando, di avere già arruolato «sei» assessori compiacenti. «La scuderia è pronta», afferma, «e poi si cavalcherà», replica Carminati. Un autentico teorico della contaminazione tra il mondo di mezzo (loro) e il sopramondo (politici e funzionari): nella conversazione intercettata il 20 giugno con il conduttore radiofonico Mario Corsi, il “guercio” spiega come occorresse andare a «bussacchiare» agli uffici del Comune per accreditarsi con i neoeletti e garantirsi gli appalti: «Gli si dice adesso che cazzo… ora che abbiamo fatto questa cosa, che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete, che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo… ecco, te lo faccio io perché se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito? Allora è una cosa sgradevole…». 

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter