«Che c’azzecca un circo canadese con l’Expo di Milano?»

«Che c’azzecca un circo canadese con l’Expo di Milano?»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Repubblica 3 dicembre

Che c’azzecca un circo canadese con l’Expo di Milano?

Negli ultimi tempi mi è capitato di vedere a Roma mostre di grande levatura e curatela come “Secessione e avanguardia” alla Gnam, “Bellissima “al Maxxi, “Pittura caravaggesca” al museo Barberini nonché di visitare siti eccezionali come le Terme di Diocleziano o il museo di Palazzo Massimo trovandomi in compagnia di pochi ed entusiasti visitatori, spesso stranieri. Perché siamo così disattenti e pigri nella promozione dell’eccellenza italiana? Queste mostre se presentate a Parigi o Londra o New York attirerebbero migliaia di visitatori. Perché non riusciamo a promuoverle come meriterebbero? Ho anche saputo della decisione dell’Expo che, a Milano, dovrebbe tendere a presentare le nostre eccellenze ai visitatori dal mondo. Leggo invece che l’Expo ha deciso di affidare al Cirque du Soleil — canadese — il compito di intrattenere il pubblico alla modica cifra di 100mila euro per 60 repliche; totale 6 milioni. Nulla da dire su un prodotto ben visibile da Las Vegas a Dubai e che certo attirerà numeroso pubblico pagante. Ma perché non cercare di esaltare, mostrandole, le molte bellissime specialità italiane? Scala, Santa Cecilia, Muti, Pappano, Bolle, Ronconi e i teatri di Milano cui invece si chiede uno sforzo senza contropartita economica perché presentino un loro programma. Pur apprezzando il buon lavoro del ministro Franceschini non capisco come possa permetterlo.

Piero Maccarinelli, Roma

Tollerando l’indisciplina si istituzionalizzano le infrazioni in bici

 Come se non bastassero gli automobilisti e i motociclisti indisciplinati, mi imbatto sempre più frequentemente anche in ciclisti indisciplinati, anzi “anarchici”. Leggo, peraltro, di sollevazioni di associazioni di ciclisti e delibere di amministrazioni comunali riguardo alla concessione ai ciclisti e alle loro biciclette di procedere contromano nei sensi unici o di poter violare altri articoli del Codice della strada. Resto basito perché, se è vero che le biciclette hanno minore capacità di “offendere” rispetto ai motocicli ed alle autovetture, queste sono comunque in grado di causare pericolosi incidenti. Infine, che ulteriore pessimo insegnamento daremmo in un Paese che non ha certo bisogno di istituzionalizzare la violazione delle regole.

Luigi Basso, Roma

A scuola non ci sono cattedre per tutti

 Sono una docente di ruolo da 6 anni, assunta previo superamento di concorso dopo alcuni anni di precariato. Mi permetto di alzare una voce fuori dal coro esultante per la sentenza della Corte di giustizia europea sulla stabilizzazione dei supplenti. Pur esprimendo solidarietà per i colleghi precari, mi sembra opportuno chiarire che non esistono 250mila cattedre vacanti. Così come non sono effettivamente disponibili neanche i 150mila posti prospettati nel cosiddetto piano della “buona scuola” del governo per il 2015. Il vero problema è la giungla dei canali di reclutamento, che non avviene più solo per concorso, come avrebbe dovuto essere.

Silvia Medori, Bergamo

Corriere della Sera 3 dicembre

Di chi è il merito dello spread mai così basso?

Perfino il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha avuto parole di grande rispetto per gli sforzi compiuti in Italia. Lo spread è sceso sotto quota 128 punti base, mentre prima era a livelli stratosferici. Ora, di chi è il merito? Perché in Italia è così difficile riconoscere i meriti di chi sta cercando di fare tutto il possibile per salvare il salvabile? Gian

Paolo Squillace, Como

La cultura del messaggino elimina i libri alle elementari

Spesso nelle scuole elementari non è adottato alcun libro di testo. Molti bimbi, pertanto, perdono l’occasione di conoscere uno strumento indispensabile alla loro formazione culturale. Allora non lamentiamoci se in Italia si leggono pochi libri: è la nuova cultura del «messaggino» che avanza!

Gian Paolo Fasoli, fasoli@castagna.it

Messaggero 3 dicembre

Il fumo va vietato anche allo stadio

In Italia bisognerebbe fare come all’estero, ad esempio a Washington: vietare il fumo anche negli stadi. In uno stadio si sta talmente appiccicati l’uno all’altro che la giustificazione che si tratti di un luogo aperto è del tutto risibile. Se – come è impossibile che non accada – ti capitano attorno dei fumatori, sei condannato a un’ora e mezza di fumo passivo. Perché devo soffrire (e prendermi un tumore) per colpa di altri?

Giorgio Sabatini, Roma

Stampa 3 dicembre

Caro Faraone, semplicistica la sua idea sulle occupazioni

Credere veramente che occupazioni scolastiche e autogestioni rappresentino per gli adolescenti una lotta all’apatia mi pare un modo semplicistico per discutere seriamente delle problematiche che vive la scuola italiana. Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ricorda le occupazioni vissute in prima persona come momenti di scambi di idee e amori consumati nei sacco a pelo e da lì pare sia maturata la sua voglia di far politica, in «quelle classi che per una volta apparivano calde e umane», quasi che per il resto dell’anno scolastico fossero algide, disumane e, probabilmente, antidemocratiche. Per ragioni anagrafiche ho vissuto la breve stagione della protesta, il cui simbolo era il felino nero e aggressivo, la Pantera, che a fine Anni Ottanta si muoveva sinuoso e apparentemente sicuro di sé tra le aule di superiori e università italiane. Fu un bluff, da subito: io, come altri, aderii convinta che quei momenti servissero per discutere e riformare un’istruzione stanca. Succedeva che a gestire l’occupazione «notturna» erano sempre gli stessi, che al mattino se ne andavano lasciando le aule della Facoltà di Lettere di Perugia sudice e noi, che arrivavamo al mattino, prima facevamo le pulizie e poi cercavamo di attivare dibattiti, senza particolare successo. Il movimento implose e nulla cambiò, o quasi. Il sottosegretario è convinto che la scuola sia solo didattica fredda e lezione frontale? Ci proviamo, e ora parlo da insegnante, a svolgere lezioni vive, partecipate, ma non sempre a un ragazzo interessa. Sono gli stessi alunni a dire ai docenti che anche durante le assemblee molti di loro preferiscono «stare su facebook». Non saranno le occupazioni o le autogestioni a togliere la polvere dell’apatia agli adolescenti, ci vorrà ben altro e non sarà sufficiente neanche imbastire un «discorso di sinistra».  

Lara Zinci  

ItaliaOggi 3 dicembre

Spero che chi ha gradito il femminicidio ne esca devastato

Faccio i miei complimenti a quei 350 e passa soggetti che tra like e condivisioni hanno, su Facebook, espresso gradimento (perché “to like” questo significa in inglese, e cioè gradire) la comunicazione con cui un tale ha annunciato urbi et orbi la morte della ex moglie, appena scannata con un coltello. Prima che fior di esperti ci dicano come e per quali insondabili abissi dell’animo umano 350 nostri compatrioti abbia deciso di gradire la frase: “Sei morta, tr….”, tributata a una povera disgraziata, davanti a questo deliro mi tornano ora alla mente le parole con cui Leonardo Sciascia commenta la telefonata di Valerio Morucci al professor Franco Tritto per annunciargli la morte di Aldo Moro (L’affaire Moro, 1978). “Spero che il sentimento dell’umana pietà entri nel suo animo (suo di Morucci, ndr). E che lo devasti”. Speriamo che tale sentimento devasti questi 350 e passa personaggi.

Antonino D’Anna

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