Compiti delle vacanze: la scuola non è cambiata, noi sì

Compiti delle vacanze: la scuola non è cambiata, noi sì

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Si salvano i ruderi e si uccidono le orchestre

Salvo miracoli l’Orchestra Sinfonica di Lecce attiva da quarant’anni sarà posta in liquidazione dal 1° gennaio. Segue la sorte di altre 4 orchestre scomparse negli ultimi due anni nell’indifferenza generale: la Regionale del Lazio, l’Orchestra Sinfonica di Roma, quella del Teatro Regio di Parma e l’Orchestra Mozart di Bologna fondata da Claudio Abbado. Qualche soprassalto nella stampa, alzate di spalle (colpa dei sindacati), inutili le contestazioni. A parte le costose Fondazioni Liriche le orchestre sinfoniche indipendenti con una programmazione stabile in Italia, finanziate con fondi pubblici, sono una decina — meno di quante ce ne siano nella sola Berlino, o Londra. Nessuna in Campania, nessuna in Calabria, nessuna in Umbria. Sono stato quattro anni direttore artistico dell’Orchestra di Lecce, negli ultimi due anni lo era un illustre compositore leccese, Ivan Fedele. Opera lirica, musica sinfonica, classica e contemporanea, balletto, jazz tutti i generi musicali venivano eseguiti dal vivo. A nulla è servito il nostro lavoro. Tutto azzerato da un equivoco palleggio tra Provincia, che ne era principale sostegno, Comune di Lecce e Regione Puglia. E lo Stato? Chiedo al ministro Franceschini, sempre attento a tutelare un edificio, un cinema, un teatro, un rudere, un museo, una biblioteca, se un’orchestra non sia anch’essa un organismo vivo da tutelare. Una volta distrutta, chi la ricostruirà? Le nuove generazioni di tanta parte d’Italia saranno condannate ad ascoltare Beethoven e Brahms, Verdi e Puccini solo su YouTube, iPod, streaming e altri futuri gadget?

Marcello Panni, [email protected]la Repubblica, 19 dicembre

Senza biglietto e con i piedi sui sedili

Pontremoli-Firenze, primo treno del mattino, non si vede nessuno a controllare i biglietti. Ritorno in serata, riscaldamento spento, ancora nessun controllo. Mentre le due professoresse che viaggiano con me discutono avvolte nei loro cappotti, io ascolto due giovani che, ridendo, minimizzano il fatto di essere privi di biglietto. Fra risate e nell’assoluto relax (i piedi del giovane toscano regolarmente sul sedile davanti a lui), sono finalmente arrivati a destinazione, mentre la solita voce registrata metteva in guardia i viaggiatori sprovvisti di biglietto e sul sedile due belle impronte di scarpe a ricordare che in fondo le regole sono inutili se non c’è chi controlla.

Fabrizio Rosi, Pontremoli (Massa-Carrara), la Repubblica, 19 dicembre

Compiti delle vacanze: la scuola non è cambiata, noi sì

Inutile dire che ai nostri tempi i compiti si facevano, eccome, e a nessuno veniva in mente di contrapporli alla vacanza, né ai genitori né a noi ragazzi. Non eravamo certo contenti e sapevamo che alcuni prof esageravano davvero, però eravamo sicuri di dedicarci a qualcosa di utile. Poi siamo diventati grandi e abbiamo cambiato idea. Anzi, non abbiamo cambiato idea. Semplicemente non abbiamo capito che il tempo è passato, che non siamo più noi gli studenti. Non so che cosa possa imparare un giovane da un genitore che sbuffa perché la scuola interferisce con il suo tempo libero. Non impara che il pensiero va esercitato, che il miglioramento richiede fatica né che il tempo libero non è in contrapposizione con l’apprendimento. Abbiamo abdicato al ruolo dell’adulto che educa. Vogliamo riposarci, magari fare un bel viaggio. Salvo poi finire col pensare che abbia ragione il poliziotto russo che, alla dogana, scambia i dizionari di latino e greco per codici cifrati. Certo, non c’è da stupirsi. Ci sono Paesi dove la cultura è considerata una faccenda scomoda. Probabilmente però, in un Paese così, si possono concedere tutti delle vacanze riposanti.

Nadia De Santis, [email protected]la Repubblica, 19 dicembre

Caro Salvini, come può una “flat tax” essere progressiva?

Matteo salvini propone di ridurre le tasse a una aliquota unica del 15% (Corriere, 14 dicembre). La tassa, seppure “flat” (piatta), sarebbe, sempre secondo le affermazioni del segretario della Lega, informata a criteri di progressività, come prescrive l’articolo 53 della Costituzione. Come può una “flat tax” essere progressiva?

Fausto Zukunft, Milano, Corriere della Sera, 19 dicembre

Garlasco: si osanna la giustizia soltanto quando c’è la condanna

Vi scrivo in merito alla vicenda che molto ha colpito l’opinione pubblica in questi giorni, ossia la condanna a 16 anni di detenzione per Alberto Stasi, ritenuto colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, sua fidanzata, risalente al 2007. Mi sembra sinceramente alquanto pretenzioso osannare la giustizia solamente quando si arrivi ad una sentenza di condanna, mentre invece poche reazioni felici si ebbero quando Stasi ricevette non una, ma due sentenze di assoluzione per la stessa vicenda, da due tribunali espressione del doppio grado di giudizio che il nostro ordinamento prevede: perché troppo spesso la soluzione prospettata dalla pubblica accusa diviene la sola possibile, facendo dei «mostri» gli imputati di turno, e non si considera che tali persone possono avere all’attivo più assoluzioni che condanne? Personalmente mi sembra che troppo spesso si violi palesemente il principio del «ne bis in idem», ossia il divieto cardine del nostro ordinamento relativo al doppio giudizio sullo stesso fatto, solo per arrivare a riconoscere colpevole chi ormai lo è per l’opinione pubblica fomentata dai mass media, senza considerare in modo oggettivo le varie vicende processuali. 

Pietro Danna, La Stampa, 19 dicembre

I dieci comandamenti di Benigni: uno spot per la Chiesa

A prescindere dalla reale o presunta bravura di Benigni, si potrebbero fare delle critiche. Come confermato dal plauso della stampa e delle gerarchie cattoliche, fino alla telefonata di papa Francesco, le due giornate di Benigni dedicate ai dieci Comandamenti sono state “una grande opera di evangelizzazione”. Dunque, un grande spot per la religione cattolica. Ma, a meno che la Rai non dedichi presto una trasmissione anche al Corano e al buddismo, da laico mi chiedo se è giusto che il servizio pubblico sponsorizzi con ben due serate una religione che, da tempo, non è più la fede ufficiale della Repubblica italiana.

Giorgio Castriota, Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre