Controesodo, scade la legge salva talenti

Controesodo, scade la legge salva talenti

L’unica legge fatta dal governo italiano per richiamare in patria i talenti fuggiti all’estero sta per scadere. E non è ancora chiaro se ci sarà una proroga. È la Legge Controesodo, varata nel 2010 e rinnovata nel 2013, i cui effetti scadranno il 31 dicembre 2015. Una misura a costo zero per lo Stato rivolta ai laureati italiani che nel 2009 avevano meno di 40 anni, e che hanno lavorato o studiato all’estero per almeno due anni. A chi rientra, la norma offre un trattamento fiscale vantaggioso per tre anni: le donne pagherebbero le tasse solo sul 20% dello stipendio, se dipendenti, o sul reddito se lavoratrici autonome o imprenditrici. Gli uomini sul 30 per cento.

Le ultime persone che potranno accedervi sono quelle che ne faranno richiesta entro il 31 dicembre 2014 e potranno godere dei benefici per un solo anno (il 2015).

«C’è grande attesa», dice a Linkiesta Gugliemo Vaccaro, deputato del Partito Democratico che ha promosso insieme ad Alessia Mosca e all’Associazione TrecentoSessanta la legge (238/2010). «Un’estensione potrebbe essere approvata nel decreto Milleproroghe di fine anno». Ma esso non permetterebbe di trasformare la norma da temporanea a definitiva, come invece chiedono molte associazioni di rappresentanza dei giovani “cervelli in fuga”, tra cui Paolo Balduzzi, ricercatore in Scienze delle Finanze all’Università Cattolica di Milano e membro di Italents: «Deve diventare parte del nostro sistema, in modo che chi esce sa già di cosa può usufruire al ritorno», dice dal palco di MeeTalents a Perugia. Lo stesso Balduzzi chiede una attenta analisi dei numeri e dei profili di chi ha usufruito dei vantaggi, per introdurre eventuali modifiche che rendano la norma più appetibile ma anche più vantaggiosa per il sistema Italia. «Sappiamo che l’80-90% dei talenti rientrati con la 238 è ora lavoratore dipendente. Si tratta di persone sicuramente preziose perché con sé portano il bagaglio di esperienze raccolte oltre confine. Ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di favorire il rientro di chi può creare nuovo lavoro», dice.

Nel 2011, il primo anno di effettiva operatività della norma, i giovani beneficiari della legge Controesodo sono stati 3.838. Di questi, la stragrande maggioranza (93%) sono stati lavoratori dipendenti. Solo 262 i redditi da lavoro autonomo e d’impresa (Dati Agenzia delle Entrate per Sole 24 Ore). I circa 4mila beneficiari della legge rappresentano il 12% dei 31mila cittadini complessivamente rientrati nel 2011 in Italia (fonte: Istat).

Resta critico per molti anche il punto della norma che prevede l’obbligo di rimanere in Italia per cinque anni da quando si è iniziato a godere dell’agevolazione fiscale. Un periodo troppo lungo, sostengono i giovani italiani. «Sono solo due anni dalla cessazione dei benefici fiscali», replica Gugliemo Vaccaro, che giustifica la necessità di scoraggiare il “pendolarismo” di giovani laureati tra Italia ed estero, e obbligarli a rimanere sul suolo italiano sufficiente tempo «per rimettere radici».

Un mancato rinnovo della legge farebbe venir meno anche una delle poche misure con cui l’Italia prova ad attrarre studenti e giovani professionisti stranieri, per colmare il gap di cervelli in uscita e in entrata. Oltre agli italiani, infatti, possono richiedere benefici fiscali previsti dalla 238/2010 tutti i cittadini dell’Unione Europea che presentano i requisiti necessari, purché abbiano risieduto continuativamente per almeno due anni nel Bel paese.

«Più la crisi si acuisce, più diventa preoccupante ed evidente l’emorragia di giovani», spiega Vaccaro. «Il Governo dovrebbe quindi sentirsi più responsabilizzato e sdoganare l’intero pacchetto che accompagnava la legge 238». Il progetto di legge iniziale, infatti, presentava altri quattro pilastri oltre a quello dei benefici fiscali per i “cervelli di ritorno”, che tuttavia non sono mai stati attuati: meno imposte sui redditi per gli stranieri che studiano in Italia e decidono poi di intraprendere un’attività d’impresa o di lavoro autonomo nel nostro paese, un rimborso per chi si qualifica all’estero ma poi rientra per lavorare, incentivi per chi rimane oltre confine ma investe in Italia, e infine agevolazioni fiscali per il rientro nel Mezzogiorno dei giovani emigrati nelle regioni settentrionali.

«Le politiche incentivanti il rientro dei nostri laureati ma anche l’attrazione di talenti stranieri devono diventare la chiave di volta della politica economica», sostiene Guglielmo Vaccaro. «Ma non sempre si riesce a comunicare la valenza strategica di questo approccio. Solo se si è vissuta una dinamica di migrazione o di contaminazione con i nostri espatriati si riesce ad averne consapevolezza. Non solo. Se il nostro governo non diventa consapevole della battaglia internazionale in corso per accaparrarsi i migliori laureati, questa battaglia noi la subiremo e la perderemo», chiosa Guglielmo Vaccaro.

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