Da #enricostaisereno a #lasvoltabuona, il 2014 di Renzi

Da #enricostaisereno a #lasvoltabuona, il 2014 di Renzi

Il 2014 del twittatore Matteo Renzi inizia a Palazzo Vecchio, da sindaco di Firenze. Gli ultimi eventi del 2013, in realtà, lo dirottano già verso Roma. A dicembre 2013 le primarie lo avevano incoronato segretario del Partito democratico. Così, dopo i festeggiamenti di Capodanno, il 2 gennaio è già tempo per una riunione della nuova segreteria Pd.

«Votandomi», scrive nella prima enews dell’anno, «mi avete chiesto di dare una bella spinta, accelerata, alla politica italiana». Parole premonitrici. Giusto il tempo di buttare giù la prima bozza del Jobs Act (16 gennaio), lanciare in diretta tv l’hashtag tormentone #enricostaisereno (17 gennaio), ricevere Silvio Berlusconi e Gianni Letta nella sede nazionale del Pd stringendo il famoso Patto del Nazareno (18 gennaio), ed ecco che il 13 febbraio nella direzione del Pd Renzi dà l’estrema unzione al governo Letta. Il 17 febbraio partecipa alla sua ultima riunione da sindaco di Firenze, il 21 febbraio presenta la lista dei ministri che andranno a comporre il suo governo. Il presidente del Consiglio è un po’ in ritardo per la conferenza stampa, ma su Twitter tranquillizza tutti: “Arrivo, arrivo! #lavoltabuona”. Il giorno successivo presta giuramento davanti a Napolitano. Nasce così il primo governo Renzi, il più giovane presidente del consiglio italiano. Gelido il passaggio della campanella da parte di Enrico Letta.

La prima uscita da presidente del consiglio è in una scuola di Treviso. 

A marzo Renzi presenta le slide del programma di governo dal titolo #lasvoltabuona, evoluzione de #lavoltabuona. A molti quella conferenza stampa sembra più una televendita: ci sono riduzione delle tasse, una nuova scuola, più soldi ai lavoratori dipendenti, meno autoblù. In quei giorni arriva il primo sì della Camera sulla legge elettorale, già ribattezza Italicum, destinata poi a impantanarsi in Parlamento, e la primissima parte del Jobs Act, il cosiddetto decreto Poletti. Nello stesso mese Renzi riceve Barack Obama a Villa Madama: per il premier filoobamiano è la realizzazione di un sogno, per Obama un po’ meno. Ad aprile nel Documento di economia e finanza, Def, spuntano anche gli 80 euro in busta paga, altro tormentone del governo Renzi. Grillo lo critica, Renzi risponde. Su Twitter, ovviamente.

Il 25 maggio è la data della prima prova elettorale per il premier: le elezioni europee. Il presidente del Consiglio fa bagni di folla nelle principali piazze italiane, e lo stesso fa Beppe Grillo. Secondo i sondaggi ci sarà un testa a testa tra Pd e M5s. Ma alla fine il Partito democratico raggiunge la percentuale record del 40,8 per cento. 

A luglio l’ex sindaco assume pure la carica di presidente del Consiglio dell’Unione europea. Il mese dopo, in piena estate, sul tavolo ci sono le riforme costituzionali e la riforma della Pa. Renzi lo scout trova anche il tempo di fare un selfie alla route nazionale di San Rossore. Poi parte per un tour del Mezzogiorno, tra Gela, Reggio Calabria e Bagnoli.

Una doccia gelata per l’#IceBucketchallenge, e il 25 agosto si torna al lavoro, con l’hashtag #ciaovacanze:

A fine agosto Renzi canta vittoria: Federica Mogherini diventa lady Pesc.

E il primo giorno di settembre è tempo per un nuovo hashtag in occasione la presentazione del programma dei mille giorni. Con tanto di sito dedicato: passodopopasso. In pieno stile twittarolo, Renzi scrive che l’Italia deve diventare leader non “follower”. Parte la #buonascuola, che è prima un hashtag poi una proposta di riforma della scuola. 

E quando il presidente del Consiglio non riesce a fare il solito #matteorisponde su Twitter con i cittadini, in sostituzione annuncia cinque tweet.

Da Milano Susanna Camusso accomuna Matteo Renzi a Margaret Thatcher. Lui si fa filmare a Palazzo Chigi per un video di risposta, che carica su Youtube e posta immediatamente su Twitter. Renzi dice di pensare non a Margaret ma alla precaria Marta. E dalla Cgil lanciano l’hashtag #noninmionome.

Parte la battaglia sul Jobs Act e sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, anche a suon di tweet.

E sulla legge di stabilità. Il primo scontro è con le regioni

Il 25 ottobre, mentre la Cgil manifesta a piazza San Giovanni a Roma contro le proposte di riforma del mercato del lavoro, a Firenze va in scena la prima Leopolda di governo.

A novembre Renzi fa la voce grossa in Europa

e ancora con i sindacati, che annunciano lo sciopero generale

Le elezioni regionali di novembre in Emilia Romagna e Calabria portano il Pd alla vittoria, ma con una astensione altissima. Ed entrambi i nuovi presidenti di regione non sono propriamente renziani

A inizio dicembre la legge delega sul lavoro, il Jobs Act, è legge. Il 12 dicembre è giorno di sciopero generale. Renzi su Twitter ricorda i 45 anni di piazza Fontana, nonostante la polemica sulla precettazione dei ferrovieri.

Qualche giorno dopo, in pieno scandalo Mafia Capitale, Renzi annuncia la candidatura dell’Italia per le Olimpiadi del 2024

Dopo una lunga notte, il 20 dicembre passa in Senato la legge di stabilità 2015. Renzi ringrazia senatrici e senatori, su Twitter:

Nella conferenza stampa di fine anno, Renzi individua già l’hashtag del 2015: #ritmo. E qualcuno pensa già a un rilancio della Fiat:

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