Fumiamo meno, ma aumenta il contrabbando di sigarette

Fumiamo meno, ma aumenta il contrabbando di sigarette

Gran Bretagna e Irlanda dichiarano guerra al fumo. Come recentemente notificato alla Commissione europea, Londra e Dublino sono pronte ad adottare una serie di misure stringenti per limitare i danni legati al consumo di sigarette. La strategia non è inedita. Come avviene in Australia già da un paio d’anni, per scoraggiare la vendita di tabacco i governi d’Oltremanica hanno pensato di colpire l’aspetto più “visibile” del prodotto. I pacchetti di bionde. Se l’iter legislativo andrà a buon fine, presto sarà possibile commercializzare le sigarette solo in confezioni generiche. Via marche e brand caratteristici, le confezioni dovranno essere tutte dello stesso colore (in Australia sono verde scuro). Al posto dei celebri loghi, impressionanti immagini di malattie legate al fumo. 

In questo modo il governo di Londra è convinto di poter arginare quella che considera «una delle minacce più significative per la salute pubblica nel Regno Unito». Oggi in Gran Bretagna almeno il 20 per cento degli adulti non riesce a rinunciare al vizio. Come se non bastasse – è questo il dato più preoccupante – ogni anno iniziano a fumare almeno 200mila giovani di età compresa tra gli 11 e i 15 anni. In prima linea contro il consumo di tabacco c’è anche l’Irlanda, che da tempo ha avviato un progetto normativo con l’obiettivo di “liberare” l’isola verde dalle sigarette entro il 2025. È il Tobacco Free Irland. Anche in questo caso la battaglia passa dall’omologazione dei pacchetti in commercio. Come si legge nel documento inviato da Dublino alla commissione Europea, infatti, «il confezionamento standardizzato riduce le convinzioni errate sui rischi del fumo, aumenta l’efficacia delle avvertenze sulla salute, riduce l’attrattiva al consumo tra i giovani e i giovani adulti e può promuovere la cessazione del fumo tra i fumatori abituali».

Ma è davvero così? Le recenti esperienze lasciano qualche dubbio. Certo, negli ultimi anni in Australia i fumatori sono sempre di meno. È una buona notizia: secondo i dati dell’Institute for Health and Welfare, dal 2010 al 2013 i consumatori di sigarette sono diminuiti dal 15,1 al 12,8 per cento. Cala anche il numero di bionde fumate: se quattro anni fa erano in media 111 a settimana, l’anno scorso sono scese a 96. Eppure all’interno del trend positivo c’è una fascia d’età in controtendenza. Secondo alcune stime, infatti, sembra che i giovani fumatori australiani compresi tra i 12 e i 17 anni siano in aumento. Dal 2010 al 2013 sono passati dal 2,5 al 3,4 per cento. E questo nonostante i nuovi pacchetti “no logo” introdotti dal governo di Canberra il primo dicembre 2012.

Forse è ancora presto per avanzare conclusioni. Intanto le multinazionali del tabacco puntano il dito contro le nuove confezioni di sigarette. «Non ci sono evidenze né ricerche scientifiche che suggeriscono che i giovani comincino a fumare perché attratti dal logo del brand o dai colori accattivanti stampati sui pacchetti» spiega il responsabile delle relazioni istituzionali di Imperial Tobacco Italia Valerio Forconi. Ovviamente nessuno nega i rischi per la salute. In discussione, semmai, è l’efficacia delle nuove confezioni generiche nel dissuadere i consumatori. Il pacchetto non è tutto: «Esiste un gran numero di fattori che avvicinano i giovani al fumo e gli adulti a perseverare nella loro abitudine – continua Forconi – Anche sociali». Senza considerare alcune conseguenze inattese. Come denunciano alcuni produttori, la diffusione di confezioni senza logo rischia di accompagnare una crescita di contraffazioni e contrabbando. Secondo una ricerca Kpmg, dal 2012 al 2013 i prodotti illeciti presenti nel mercato australiano del tabacco sono passati dall’11,8 al 13,3 per cento. Aumenta il fenomeno e lo Stato vede ridurre le entrate. Nel periodo indicato, il governo avrebbe perso oltre un miliardo di dollari australiani – circa 700 milioni di euro – in mancati incassi.

 

Ne sa qualcosa il ministero dell’Economia italiano. Da noi il problema è già diffuso, anche senza pacchetti di sigarette generici. Alla fine del 2011 il contrabbando di bionde nel nostro Paese ha raggiunto il picco: l’11,8 per cento del mercato. E a pagarne le conseguenze sono le casse pubbliche. Tra Iva e accise, ogni anno se ne vanno letteralmente in fumo centinaia di milioni di euro. Un fenomeno in crescita, peraltro. L’ultima grande operazione della Guardia di Finanza risale a un mese fa, quando vicino Pozzuoli sono state sequestrate oltre 3,3 tonnellate di sigarette provenienti dalla Polonia. Una piccola parte, rispetto alle 120 tonnellate confiscate l’anno scorso. 

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