Il finanziere che porta il vino italiano all’estero

Il finanziere che porta il vino italiano all’estero

Prima la finanza, poi il wine & food di cui sicuramente è uno dei personaggi più vivaci ed eclettici nel panorama italiano. Anche se i confini patri sembrano limitati per Massimo Gianolli, 48 anni, biellese di nascita e veronese di adozione. Sino ai primi anni 2000 si è dedicato a riconvertire l’attività familiare di leasing nel factoring, costituendo varie società di brokeraggio e servizi poi confluite in GruppoGeneral. Poi nel 2005 il ritorno alla campagna della sua giovinezza, con la nascita de la Collina dei Ciliegi, cantina che in pochi anni ha conquistato il pubblico e importanti riconoscimenti della critica, raggiungendo un fatturato di 1.800.000 euro. La storica passione per l’enogastronomia lo ha portato nel 2012 ad alzare il tiro con la fondazione di Le Soste Culinarie e di Italian Wine & Style Promotion, società in espansione. La prima è arrivata a 700mila euro di fatturato. Attualmente, in GruppoGeneral – composto da una holding e sei unità operative – Gianolli è presidente di La Collina dei Ciliegi, Le Soste Culinarie e GeneralCommunication (altra società dell’area agroalimentare che fattura mezzo milione di euro), vice presidente e ad di GeneralBroker srl e di GeneralFinance spa. La prima si occupa di brokeraggio assicurativo e ha toccato un portafoglio premi di 4 milioni di euro, la seconda ha un turnover sui 210 milioni. Ma ci interessa di più capire i motivi del “salto” che non si spiegano solo con il concetto del business is business, anzi.

Signor Gianolli, lei è un finanziere che si è avvicinato al wine & food per storia familiare ma solo da una decina di anni ha deciso di cambiare decisamente rotta e investire fortemente. Come mai?

Perché credo che le maggiori ricchezze del nostro Paese siano il cibo, il buon vino e la cucina. Sono ciò che, unitamente all’immenso patrimonio culturale ed artistico, rendono unica ed inimitabile l’Italia.  

Dicono che un tempo fare vino era molto remunerativo, oggi molto meno. È d’accordo o è un luogo comune?

È un luogo comune. Oggi “fare vino” vuol dire avere una visione a 360 gradi dell’impresa: la grande qualità dei prodotti si deve coniugare alla comunicazione, all’internazionalizzazione, all’esportazione del lifestyle italiano e soprattutto alla voglia di investire sia con risorse economiche che in risorse umane. Solo in questo modo anche una start-up come La Collina dei Ciliegi può crescere di anno in anno con obiettivi economici importanti. 

Dove è in difficoltà il sistema vino, al di là del calo dei consumi in Italia?

Sicuramente nell’offerta troppo variegata e disorganizzata. In questo modo è difficile internazionalizzarsi e di conseguenza percorrere vie nuove come aggredire mercati in controtendenza rispetto all’Italia.

Il guru Angelo Gaja, proprio su Linkiesta, ha detto che non dobbiamo preoccuparci del calo, perché si beve meno ma meglio di un tempo. 

Ha ragione! Ma lui ha avuto la capacità e lungimiranza di fare determinati passi quando i tempi erano meno duri. Chi vede nel mercato interno l’unica fonte di sbocco e non si chiama Gaja sicuramente negli ultimi anni ha sofferto.  

Lei ha fondato Italian Wine & Style Promotion, un consorzio di cui la Collina dei Ciliegi è capofila. Perché l’idea e come si articola?

Voglia di unire le forze per un obiettivo fondamentale.  Da un lato proponiamo ai mercati esteri una carta dei vini di oltre 150 referenze, in rappresentanza di 12 cantine site in cinque regioni italiane. Sono circa 13.000.000 di bottiglie, frutto di 2.900 ettari vitati. Dall’altro volevamo attrarre i contributi Ocm dell’Unione Europea che permettono di investire un notevole budget nella promozione e comunicazione dei nostri vini all’estero. Stiamo lavorando molto  su Cina, Russia ed Usa ma è allo studio un nuovo progetto dedicato a Giappone, Canada, Brasile e India. Se si vuole internazionalizzare questa è l’unica via.  

Quali possono essere le armi vincenti per i nostri vini?

Devono puntare sulla qualità, la storia del terreno di produzione e dell’azienda, sul rapporto qualità/prezzo e sull’unicità del nostro Paese. Il progetto EXPleasure è nato  nello scorso luglio anche per questo. 

A proposito di mercati esteri, quando vede Farinetti come una sorta di super ambasciatore del made in Italy alimentare è contento o meno?

Non più di tanto. Non posso che fargli i complimenti per come ha saputo colmare un’incredibile voragine del nostro sistema-Paese. Un privato ha fatto ciò che tanti inutili organismi, impegnati in mille rivoli e spesso a farsi le scarpe l’un con l’altro, non sono riusciti a fare dal Dopoguerra ad oggi. Ed io ho potuto toccare con mano soprattutto all’estero.

Come giudica l’ultima vendemmia? Per molti è stata una tragedia. 

Fortunatamente, sui nostri 45 ettari in Valpantena, le condizioni pedoclimatiche del mese precedente la vendemmia erano state positive e ci hanno consentito di produrre anche quest’anno i nostri vini, superando la preoccupazione che avevamo fino ad agosto. L’uva ha raggiunto la giusta maturazione e la qualità che ci aspettavamo per vendemmiare, quindi sono soddisfatto del risultato.

Il suo nome è diventato noto ai gourmet per il recupero dell’Antica Osteria del Ponte. Perché ha deciso di cimentarsi nella ristorazione?

È la stessa grande passione che sul fronte vinicolo ha portato nel 2005 a fondare La Collina dei Ciliegi, nel terreno di famiglia a Erbin, sulle colline veronesi. Così visto che mi piace la cucina d’eccellenza, nel 2012 – parallelamente alla creazione di una società veicolo per acquisire e gestire locali, ecco che ho investito in un ristorante di grande prestigio e di una storia unica. 

Però solo dopo un anno di attività ha deciso di chiudere la sede di Cassinetta e cercarne una a Milano. Il motivo? 

Sono cambiati i tempi. Cassinetta di Lugagnano (vicino ad Abbiategrasso, ndr) è purtroppo scomoda da raggiungere da Milano. Nonostante il prestigio del locale e la qualità eccellente della cucina affidata a Silvio Salmoiraghi, i costi di gestione erano molto elevati e non ricompensati dal ritorno economico. Pensando all’Expo 2015 e al turismo ad esso legato, abbiamo deciso di rinunciare – e lo dico con rammarico – alla magia di Cassinetta, cercando una sede altrettanto suggestiva a Milano. Abbiamo bisogno di una clientela più numerosa per ricompensare l’impegno dello chef, della cucina, della sala e l’investimento economico.

Con le Soste Culinarie, ha lanciato un concept interessante come Amo. 

Diciamo che ho continuato il percorso nella ristorazione con Amo Opera Restaurant a Verona, in un luogo suggestivo e straordinario quale Palazzo Forti, sede di Arena Museo Opera che racchiude la storia operistica dell’Arena. Qui si fa cucina italiana semplice, di qualità e di sostanza in cui la materia prima fa la differenza. Un locale per il pubblico anche non gourmet che ospita anche eventi gastronomici e culturali come esclusivi banchetti privati. Lo abbiamo aperto in aprile, durante il Vinitaly ed è già diventato un punto di riferimento per chi vive e visita Verona. 

Un concept di taglio internazionale, insomma. Sarà uno dei nostri principali brand utilizzati per le aperture all’estero. Tutte queste operazioni enogastronomiche sono propedeutiche alla realizzazione di ristoranti all’estero e alla fornitura di consulenza sia in patria che fuori. 

Che idea si è fatto dell’imminente Expo? 

La vedo un’ottima e unica occasione per offrire ai visitatori il meglio dell’italianità, in tutti i suoi aspetti, tra cui naturalmente l’enogastronomia, e per mettere le basi a un futuro che porti a frutto l’investimento per la rassegna. Da qui l’idea di EXPleasure, progetto che ho ideato con il professor Vincenzo Russo dell’Università Iulm di Milano, membro del Comitato Scientifico delle Università per Expo e Direttore del Master in Food and Wine Communication. Il nucleo centrale è rappresentato dall’enoturismo durante e oltre la rassegna, rivolgendosi prevalentemente a turisti e businessman cinesi e americani. Offriremo loro mete di eccellenza in tutta Italia e creeremo incontri e occasioni di lavoro ed investimento sul nostro territorio.

Un’altra sua idea innovativa: la Sky lounge all’interno dello Stadio di San Siro. Quale è il bilancio alla seconda stagione?

La Sky Lounge Vip La Cassinetta è un salotto unico all’interno dello stadio, un luogo in cui gustare l’enogastronomia di eccellenza con i piatti di Silvio Salmoiraghi e i vini de la Collina dei Ciliegi, assistere alle partite di Milan e Inter come ai concerti e tessere importanti relazioni con gli altri ospiti. Il bilancio è di grande soddisfazione, visto il ritorno che abbiamo avuto in termini di esclusività e qualità.

Quali sono i suoi obiettivi e i sogni nel cassetto? 

Tanti e importanti. La realizzazione dell’intero piano agroalimentare e la quotazione all’Aim Borsa Italiana o al Marchè Libre francese. E ancora il compimento del piano industriale sotteso e il successo delle nostre iniziative sia in Italia che all’Estero.

Gianolli, ma in definitiva si guadagna di più con il Wine o con il Food? 

Allo stato attuale sicuramente con il “wine”! Le svelo però un segreto: si guadagna di più con il “Finance”! 

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