Viva la FifaIl gol più bello dell’anno? L’ha segnato una donna

Il gol più bello dell’anno? L’ha segnato una donna

Quando si avvicina la fine dell’anno, arriva inevitabile il tempo dei bilanci. A volte dura 5 minuti, altre il pensiero di ciò che hai fatto durante l’anno ti impegna per diversi giorni, tra una portata e l’altra delle ricche libagioni natalizie. E nell’anno del Mondiale, della decima del Real, di un portiere che potrebbe vincere il Pallone d’oro e una donna il Puskas Award, il calcio occupa almeno parte di questi bilanci. Sì, è arrivato il momento di riassumere il 2014 pallonaro.

A Linkiesta abbiamo pensato di riviverlo come fosse una serata degli Oscar. Con un vincitore per ogni sezione. E se per almeno la metà di essi non sarete d’accordo beh, abbiamo una notizia per voi: non siete sfuggiti al bilancio mentale calcistico di fine anno, come tutti gli altri.

Il gol più bello

Se vi aspettavate il gol di un calciatore uomo, vi deludiamo subito. Per noi, la rete più bella del 2014 è quella di Stephanie Roche. Attaccante irlandese di 25 anni, Stephanie ha segnato il gol con la maglia del Peamont United (ora gioca in Francia). Stop, sombrero, tiro al volo: un capolavoro. Non è un caso che possa vincere il prossimo Puskas Award.

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Il gol-simbolo

C’è una sottile differenza tra il gol più bello è quello più iconico. Il primo è quello tecnicamente perfetto, il secondo è quello che colpisce il pubblico e diventa simbolo, icona appunto. In un mondo in cui qualsiasi gesto può fare il giro del mondo in pochi secondo grazie a internet, il gol in testa di tuffo di Van Persie contro la Spagna al Mondiale è diventato culto in un attimo, dando origine al “Vanpersieing”.

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Il miglior giocatore (e miglior portiere)

Manuel Neuer. Qui su Linkiesta abbiamo provato a convincervi tempo fa del fatto che un portiere dovrebbe tornare a vincere il Pallone d’oro dopo Yashin. Ci riproviamo brevemente in questa classifica. Neuer in questa prima parte della stagione 2014/15 ha preso solo 4 gol in Bundesliga. Ma non è solo questione di numeri. Il numero uno del Bayern e della Germania campione del mondo è un innovatore del ruolo: forte tra i pali, spesso lo trovi fuori area ad andare in contrasto sugli avversari o iniziare l’azione palla al piede. Di sicuro è il miglior portiere.

Il miglior difensore

Diego Godin. Quando c’è bisogno di lui, c’è. Nel calcio di oggi, quello che fa la differenza è la completezza. Se il discorso vale per Neuer, Godin non è da meno. Difficile da superare in difesa, letale di testa in zona gol. Lo sa bene l’Italia, che per una sua rete è stata eliminata dal Mondiale. Ma il centrale uruguaiano ha colpito anche in finale di Champions e nel decisivo match al Camp Nou contro il Barcellona per l’assegnazione della Liga.

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Il miglior centrocampista

Non è difficile scegliere, in effetti. C’è il genio di Modric, la classe di Arjen Robben o di Di Maria, la garra di Arda Turan. Ma ce n’è uno che non sbaglia mai un passaggio e che in carriera ha vinto tutto: Toni Kroos. Un metronomo perfetto in ogni ingranaggio, dal tiqui taqa bavarese di Guardiola alla nazionale tedesca, passando per il Real Madrid. Lui è quello poco appariscente, ma che organizza il gioco e detta i tempi. Poi, se c’è bisogno di fare gol, non si tira indietro. Chiedere al Brasile.

Il miglior attaccante

Qui la scelta è stata per noi più facile: Cristiano Ronaldo. Protagonista assoluto della decima, detentore del maggior numero di gol segnati in una sola edizione della Champions League e di gol siglati una sola stagione con il Real. Di lui si è detto tanto, tutto. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Il miglior allenatore

Carlo Ancelotti: ha vinto 3 Champions con due squadre diverse e due Mondiali per club. Ha conquistato il campionato in Italia, Inghilterra, Francia. Quest’anno si è superati, riuscendo lì dove altri (vedi Mourinho) hanno fallito: dominare l’ossessione per la decima, portandola a Madrid. Mai sopra le righe, misurato ma carismatico. Almeno un italiano in classifica ce l’abbiamo.
 

La partita dell’anno

Era lecito aspettarsi che Germania e Brasile si incontrassero ai piani alti dei Mondiali. Magari, era meno lecito aspettarsi che finisse con 8 gol totali. E che 7 li incassasse il Brasile. Nel 1950, il tanto rievocato Maracanazo sembrava il baratro per un’intera nazione. Invece poi arrivarono 5 titoli mondiali. Anche questa volta, una partita potrebbe aver cambiato il corso della nazionale brasiliana. Almeno, a livello di immagine. Perché il Brasile non vince sempre, ma ha un’aura di imbattibilità, di superiorità che si porta sempre dietro con sé. Ora, il rischio è di vedere il Brasile con occhi diversi. Gli imbattibili non esistono (per ora) più.

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