Nel 1935, Middlesbrough è una città dell’Inghilterra del nord che sta vivendo una rapida espansione. Dopo l’era industriale vittoriana, la produzione pesante di carbone e acciaio collegano la città con il resto del Paese e ne permettono un ingrandimento notevole, anche grazie alla vicinanza con il Mare del Nord e alla foce del fiume Tees. Le case aumentano a vista d’occhio e per la maggior parte sono occupate da famiglie di operai. In una di queste nasce Brian Clough. Secondo di otto figli, Brian è abituato a vedere attorno a sé persone che giocano a calcio. Non solo i grandi giocatori del campionato inglese, ma anche gli operai, che portano avanti una tradizione iniziata nella seconda metà dell’Ottocento: quella di calciare il pallone pure a Natale.
Già. Il 26 dicembre del 1860, quando ancora il calcio non è stato codificato e non esiste un torneo ufficiale, si incontrano le due squadre più antiche del mondo: lo Sheffield e l’Hallam. Vince lo Sheffield per 2-0 nonostante non giocasse in undici (ve lo abbiamo detto: non esistevano ancora regole ufficiali), ma risultato e numero di calciatori a parte, il momento è storico. Si tratta della prima partita di calcio, seppur ufficiosa, giocata durante il Boxing Day. Ufficiosa anche perché il Boxing Day, a sua volta, verrà codificato come festa nazionale a partite dal 1871, anno a partire dal quale il 26 dicembre diventa il giorno in cui vengono aperte le cassette delle chiese, per donare il contenuto ai bisognosi e i latifondisti regalano scatole ai propri dipendenti come ringraziamento per il lavoro svolto. Brian Clough nasce e cresce in questo insieme di tradizioni, al pari del quasi coetaneo (e arci-nemico) Don Revie, nato nel 1927 anche lui a Middlesbrough e destinato a una bella carriera sia da calciatore che da allenatore.
Anche Clough potrà vantare un bel curriculum in entrambe le vesti, sebbene venga più ricordato per la seconda. Anche qui, c’entra un Boxing Day. Quello del 1962.
Sì, perché Brian Clough è stato anche un giocatore. «È peggio della pioggia a Manchester, almeno quella ogni tanto smette», diceva di lui Bill Shankly, il manager che ha “inventato” il Liverpool. Clough, di segnare, non smetteva mai. Tiro potentissimo, colpo di testa micidiale e preciso. E se c’era da menare, Brian non si tirava indietro. Non è il calcio dei lustrini e della tv. Clough è un calciatore ferreo, disciplinati, forte. Non lo ferma nessuno. Tra il 1955 e il 1961, con la maglia del Middlesbrough, Clough segna 197 gol in 213 partite. Senza bisogno di una calcolatrice, in pratica Cloughie ne segna quasi uno a partita. Lo aiutano il fisico, la velocità soprattutto. In un’epoca in cui domina un modulo come il WM, che spesso ti porta in una condizione di uno contro uno, il suo muoversi rapidamente gli permette di saltare gli avversari e ritrovarsi solo davanti al portiere. Il suo tiro alla dinamite fa il resto.
Brian Clough in azione a Wembley con la maglia dell’Inghilterra (Evening Standard/Hulton Archive)
E per resto si intende anche i gol che realizza con la maglia del Sunderland: 54 in 61 gare. In tutto, sono 251 reti in 274 gare. Nella testa di Clough, c’è la voglia di farne altre e di affermarsi con la maglia della Nazionale: nel 1966 l’Inghilterra ospiterà i Mondiali, football is coming home e lui non vuole mancare. Il 26 dicembre 1962 il Sunderland affronta il Bury. Durante il match, si scontra con il portiere Chris Harker, rompendosi il legamento crociato del ginocchio. Oggi saresti in piedi in 6 mesi, ma all’epoca più che un infortunio è una condanna. Alla quale Clough non sfugge: la sua carriera da bomber finisce quel giorno, all’età di 28 anni.
Riguardando la sua vita successiva oggi, può essere facile immaginare che quell’episodio abbia condizionato il carattere già non facile di Clough. Che dopo qualche vano tentativo di tornare a giocare, abbandona il campo e si dà alla panchina. Per Clough, quello è il luogo in cui rifarsi di una carriera chiusa troppo presto. Per prendersi quel Mondiale che l’Inghilterra vincerà senza di lui e quelle coppe europee sempre negategli. Dal giorno del primo allenamento con l’Hartlepool nel 1965, pretenderà massimo impegni e rigore dai propri giocatori: «Stai in piedi dritto, tieni su le spalle e tagliati i capelli. Il resto verrà da sé», dirà a John Mc Govern, che diventerà uno dei suoi giocatori preferiti. In Clough c’è il fuoco della rivincita. Come quando gioca a calcio, nessuno lo ferma. Nemmeno i 44 giorni del “Maledetto United” sulla panchina del Leeds. Lo scopriranno a Nottingham, dove vincerà due clamorose coppe dei campioni. Un regalo inaspettato, aperto durante un freddo Boxing Day del 1962.
Clough nel 1980, sulla panchina del Nottingham (Hulton Archive/Getty)