Il sessismo spiegato ai bambini

Il sessismo spiegato ai bambini

Una società, qualsiasi società, costruisce se stessa autoreplicandosi di generazione in generazione. Questo vale per le conquiste sociali, i diritti, i principî morali, ma anche per le idiosincrasie, le ineguaglianze e le contraddizioni, che continuano a sopravvivere negli anni, di generazione in generazione. Una delle più grosse contraddizioni del mondo occidentale, una di quelle che stenta purtroppo ad essere superata, riguarda i rapporti di genere, in particolare l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne, le pari opportunità  e i pari diritti nel lavoro, ma anche nella vita famigliare. 

È il sessismo, ci combattiamo tutti i giorni, ma ha radici talmente profonde da rendere la battaglia lenta e complicata. È una malattia endemica che è difficile estirpare perché è instillata profodnamente nella nostra società, anche se forse tendiamo a pensare il contrario.

Il 1° gennaio 1970, per esempio, due anni dopo il maggio del 1968, nel pieno delle lotte femministe e a pochi mesi dall’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano del divorzio, negli Stati Uniti usciva un librettino illustrato intitolato I’m Glad I’m a Boy!: I’m Glad I’m a Girl!, disegnato da uno dei più importanti cartoonist americani dell’epoca, Whitney Darrow Jr, vignettista per 50 anni del New Yorker.

Il libretto si può interpretare in due modi: o è un’operazione di satira con cui l’autore ha voluto mettere in ridicolo lo statu quo della società americana dei primi anni Settanta, oppure è uno dei libri illustrati più sessisti di sempre. Giudicate voi, noi propendiamo — o meglio, speriamo — che sia vera la prima. 

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