«La politica non è “fannullonismo“»

«La politica non è “fannullonismo“»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Regalare libri è un modo insolito per dire “Ti penso”

Pochi giorni ed è di nuovo Natale con la sua strana miscela di celebrazione religiosa e di rito pagano che ormai si manifesta nella corsa agli acquisti e ai regali. Mi sembrerebbe una buona idea se in tanti tenessero a mente un vecchio manifesto dedicato al valore del libro come regalo. Se non ricordo male, recitava così: “È bello regalare un libro perché: è un modo diverso per dire Ti amo; un modo insolito per dire Ti penso; un modo intelligente per dire Grazie”. Tra l’altro, trovandoci ora in questa lunga fase di recessione, è anche un modo per sostenere qualcosa che è ancora quasi interamente prodotto in Italia, in alcuni casi anche a livello locale. Una buona azione di civiltà, in un Paese per il momento scivolato molto in basso, essendo tra gli ultimi per diffusione e utilizzo di occasioni culturali. Ho letto una volta delle belle parole della scrittrice francese Marguerite Yourcenar che mi paiono adatte all’occasione: «Istituire biblioteche e librerie è come edificare granai pubblici, ammassare riserve contro un imminente inverno dello spirito».

Angelo Farano, Taranto, [email protected], da La Repubblica 17 dicembre

La politica non è fannullonismo

Ho visto la puntata di “Otto e mezzo” con ospite Pizzarotti, sindaco di Parma. A una domanda sul fatto che Grillo ha affermato che Renzi non ha mai lavorato in vita sua, mi ha sorpreso che nessuno gli abbia chiesto se ritenga di non star lavorando, facendo il sindaco della sua città. Perché Renzi è stato sindaco di Firenze e presidente della Provincia. Mi sarebbe piaciuto sapere cosa Pizzarotti avrebbe risposto, visto che era d’accordo. Questo vuol dire che lui e i suoi assessori si stanno divertendo come in una vacanza alle Bahamas. Bisognerebbe finirla con questo concetto che chi fa politica non lavora. I politici sono spesso ladri, ma dire che non si spendano, per chi lo fa onestamente, per tutto il tempo delle loro giornate è una favola. Lo dico io che non sono un politico, ma ho fatto il semplice attivista per un partito e so che non esiste famiglia, tempo libero. Eppure nessuno lo dice e si perpetua la favola della politica come cosa facile, che possono fare tutti, che è “fannullonismo”.

Alessio De Nigris, Bologna, da La Repubblica 17 dicembre

Se i maschi non sognano un futuro da prof

Sono un insegnante di scuola primaria, una mosca bianca ove almeno il 95% dei docenti sono donne. Ma la cosa che mi ha sorpreso, andando ad accompagnare la mia classe quinta, è stata una frase delle allieve che ci illustravano il loro istituto: «Questa è la sala dove si riuniscono le professoresse ». È davvero un guaio che noi maschietti siamo così snobbati nel mondo scolastico e al tempo stesso è colpa nostra se non sogniamo un futuro da prof, una delle più affascinanti professioni esistenti.

Mauro Mai, Rieti, da La Repubblica 17 dicembre

Ulivo: Bersani ricorda male, molto male

“L’Ulivo ha fatto il mattarellum”. Così si è espresso Pierluigi Bersani nel suo peana pro Ulivo e anti Renzi. Tanto per la precisione storica, le due leggi (una per la Camera, l’altra per il Senato) che portano il nome di Sergio Mattarella furono approvate nell’estate 1993, con il voto favorevole della Dc e l’astensione del Pds. Quanto all’Ulivo, la nascita risale al ’95. Ergo: il mattarellum fu votato quando l’Ulivo non esisteva nemmeno, e solo da una parte dei futuri ulivisti.

Cesare Maffi, da ItaliaOggi 17 dicembre

Anche nelle Filippine c’è un italiano (dimenticato) sotto accusa

Un alto funzionario del ministero degli Esteri, Daniele Bosio, è trattenuto nelle Filippine, accusato ingiustamente di abusi su bambini di strada che stava invece cercando di aiutare. Avendo oltretutto l’autorizzazione dei genitori e quindi senza violare la legge filippina. La Farnesina, all’indomani dell’arresto, aveva annunciato «rigore e trasparenza» sulla vicenda, lasciando di fatto Bosio alla mercé di un sistema giudiziario discutibile e permettendo che i media si accanissero su di lui creando il «mostro». Eppure alla Farnesina conoscevano bene il lungo passato di Bosio nel volontariato. Il giudice filippino ha dichiarato a inizio luglio che «non sussistono a suo carico sufficienti indizi di colpevolezza» e lo ha fatto rilasciare su cauzione. Ma il processo langue e l’accusa – complice la scarsa efficacia o il disinteresse, decida lei, della nostra diplomazia – ha assunto una strategia dilatoria. Perché la Farnesina ha abbandonato così uno dei suoi uomini e, adesso che la sua innocenza è sempre più evidente, non si impegna a farlo rientrare da uomo libero come merita? Conoscendo il disastrato sistema giudiziario filippino e considerato che l’Italia dovrebbe, almeno in teoria, trattare con le Filippine quanto meno alla pari. Non abbiamo imparato proprio nulla dalla vicenda dei marò?

Gabriella Mereu, [email protected], dal Corriere della Sera 17 dicembre

Una questione culturale la crisi del turismo

Grazie del rilievo dato al precipitare dell’Italia dal 1° al 18° posto dei marchi turistici in 10 anni (Corriere, 10 dicembre). Non è solo questione (importantissima) di Pil. Vendere nel mondo la bellezza del proprio territorio richiede il conoscerla. E’ insomma questione culturale. Più precisamente di quell’aspetto culturale profondo e immediato che è la cultura materiale. Un sapere che non riguarda i prodotti intellettuali, ma la relazione con gli interlocutori immediati dell’esistenza: gli elementi primordiali (terra, acqua, aria e fuoco), la natura, gli esseri umani e i loro artefatti. E’ l’indifferenza a questa ricchezza del territorio (base della società), l’inaridirsi della partecipazione alla sua bellezza e vitalità, che ci porta a ridurlo a merce scadente, anziché onorarlo e promuoverlo nel mondo con il turismo. Questa sordità al territorio e alla sua storia e custodia indebolisce l’intera vita culturale e sociale di un Paese. La rende più superficiale e (come in questo caso) anche economicamente inefficace.

Claudio Risé, [email protected], dal Corriere della Sera 17 dicembre

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