Lavoro, gli occhi chiusi dei centri per l’impiego

Lavoro, gli occhi chiusi dei centri per l’impiego

Corriere della Sera del 23 novembre, pagina 29: sotto il titolo “Flop della Garanzia Giovani”, la sempre brava Rita Querzé commenta: «Quello che sembra mancare alla Garanzia Giovani è proprio il lavoro […] Il problema è che il cavallo non beve».

La Stampa del 24 novembre, pagina 24: sotto il titolo “In Europa 20 milioni di posti liberi – Il digitale spinge le nuove assunzioni”, lo specialista di informazione qualificata sul lavoro Walter Passerini ci informa che secondo i dati risultanti dal nuovo sito dedicato all’incontro fra domanda e offerta di manodopera – Face4Job – in Italia in questo momento le imprese cercano 1.339.730 persone da assumere; magari con contratti di lavoro a termine o atipici, ma uno su sei è a tempo indeterminato. Comunque sono sempre una quantità imponente.

Questo dato riportato dalla Stampa non stupisce: se non ci fosse questo milione di ricerche di lavoratori da parte delle imprese italiane, come potrebbero verificarsi i quasi altrettanti contratti di lavoro regolari che ogni mese vengono censiti dal sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro? Ma se è così, come si spiega che i Centri per l’Impiego ignorino totalmente questa grande quantità di occasioni di lavoro che il nostro Paese riesce a produrre nonostante la crisi più grave del secolo? Ci sarà anche la crisi con tutte le maggiori difficoltà che ne conseguono; ma qui c’è uno strumento di fondamentale importanza, che dovrebbe servire per aiutare il lavoratore proprio nelle situazioni più difficili, e che non funziona. Possibile che a questo problema né i sindacati né la sinistra politica dedichino mai la minima attenzione?

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