Le mani del Vaticano sul business delle benedizioni

Le mani del Vaticano sul business delle benedizioni

C’è caos oltre le mura vaticane. Pittori e calligrafi di negozi e librerie attorno a San Pietro, che da anni decorano e dipingono le pergamene con le benedizioni papali concesse per cresime, battesimi e comunioni sono sul piede di guerra. La storica convenzione con la Elemosineria apostolica, l’istituzione della Chiesa che esercita la carità verso i poveri in nome del Pontefice, scadrà a fine anno e non verrà rinnovata. Dal primo gennaio 2015 oltre 50 studi artigiani non vergheranno più le pergamene papali, e circa un centinaio di persone tra artigiani, pittori, calligrafi e altri dipendenti rischiano di restare senza lavoro. La produzione delle pergamene a pagamento sarà gestita unicamente dal Vaticano, senza appalti esterni come accade da oltre 60 anni, fatta eccezione per cinque istituti di suore di clausura, che potranno continuare a produrle.

Lo ha deciso Papa Francesco, seguendo la strada tracciata già da Benedetto XVI a partire da gennaio 2010. Il motivo ufficiale: troppi i soldi che arrivano nelle casse dei negozi, che fanno pagare ai fedeli dai tredici ai cinquanta euro per pergamena, prezzo massimo stabilito dal Vaticano; pochi i soldi, tre euro per la firma e il timbro a secco, che arrivano invece alla Elemosineria apostolica, autorizzata dai tempi di Papa Leone XIII a concedere le benedizioni su diplomi di pergamene proprio per favorire la raccolta dei fondi da donare ai poveri. Il ragionamento è che concentrando tutta la produzione nella Elemosineria si guadagnerà di più, e quindi si farà più carità. 

Ad aprile il vescovo polacco Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, ha inviato una lettera ai titolari della Convenzione. Nella lettera è scritto nero su bianco che «la convenzione stipulata con questo ufficio per la presentazione delle domande per la concessione della benedizione apostolica su carta pergamena è in scadenza definitiva il 31 dicembre». Dopo la concessione di Leone XIII, soprattutto in occasione del Giubileo del 1950, quando le richieste di pergamene aumentarono, il Vaticano cominciò a collaborare con negozi di artigiani e librerie esterni «per rendere accessibile a un numero sempre più crescente di pellegrini che giungevano a Roma la possibilità di ottenere la benedizione del Santo Padre su pergamena», si legge nella lettera di Krajewski. Da quel momento in poi, duqnue, la produzione delle pergamene è stata esternalizzata. I negozi commissionano le benedizioni ai calligrafi su specifici modelli approvati dal Vaticano, poi le portano all’Elemosineria dove, pagando 3 euro a pergamena, viene apposta la firma dell’Elemosiniere e il timbro a secco dell’ufficio. Le spese base di produzione si aggirano attorno ai 10 euro. I prezzi di vendita negli studi artigiani possono arrivare fino a un massimo di 50 euro, a seconda del lavoro manuale richiesto.

La lettera di Krajewski ai titolari della Convenzione

Ora con Internet tutto è diventato più semplice. L’Elemosineria ha una propria pagina sul sito del Vaticano e la benedizione del Santo Padre può essere richiesta con pochi clic. Basta scaricare un modulo di richiesta, inviarlo per posta o fax (non per posta elettronica), effettuare il pagamento online (per la pergamena «dai 13 ai 25 euro a seconda del modello scelto dall’ufficio per l’occasione indicata», più le spese di spedizione, dai 7 ai 13 euro) e la benedizione viene recapitata direttamente a casa in ogni parte del mondo. Inoltre, come si legge nella lettera di Krajewski ai titolari della convenzione, dallo scorso settembre il Papa ha esteso «benevolmente» la facoltà di concedere la benedizione papale su pergamena anche ai Nunzi apostolici sparsi in tutto il mondo. L’elemosiniere è categorico: tutto ora sarà venduto tramite l’Elemosineria e il suo sito internet, mentre la convenzione con gli intermediari si concluderà a fine 2014 e non verrà più rinnovata né si «potrà usufruire di ulteriori proroghe in modo tale che il servizio possa tornare come in origine esclusivamente di competenza di questo ufficio e rimanere con la sola e unica finalità caritativa per cui è nata».

Tutto il ricavato delle pergamene, spesso regalate in ricordo di specifiche celebrazioni, dagli anniversari di matrimonio ai battesimi fino ai compleanni, dal 2015 sarà quindi donato ai poveri. E i ricavi non saranno pochi. Nel 2013 le pergamene uscite dall’Elemosineria sono state 337.089, di cui 142mila vendute tramite i negozi convenzionati e 195mila vendute direttamente dall’Elemosineria. Sulle prime, il ricavato è stato di tre euro per ciascuna, quindi 426mila euro. Per le seconde, il prezzo va dai 13 ai 25 euro, quindi gli incassi potrebbero variare dai 2,5 ai 4,8 milioni. Il ricavato, insomma, è un bel gruzzoletto da destinare ai poveri, a chi ha difficoltà a pagare le bollette o l’affitto di casa, e a fare la spesa. Ricavato che, concentrando ora tutta la produzione delle pergamene sulla Elemosineria, potrebbe crescere ancora. Soprattutto se, come ha anche riportato Il Manifesto, le pergamene potrebbero essere prodotte in futuro da un gruppo di 17 specialisti che saranno pagati a cottimo 70 centesimi a pergamena.

Gli studi di calligrafi e pittori convenzionati con l’Elemosineria per anni hanno fatto delle pergamene papali una delle principali fonti di reddito. «Rappresentano il 70-80% delle nostre entrate», dicono. «In tutti questi anni abbiamo rispettato la convenzione con il Vaticano, che ci vietava addirittura di esporre e fotografare le pergamene e di avere un sito Internet dove pubblicizzare i nostri prodotti».

A fine giugno, davanti al rischio di perdere il lavoro, gli studi artigiani coinvolti hanno inviato a Papa Francesco una supplica chiedendo di rinnovare la convenzione: «Ci rivolgiamo alla Santità Vostra, increduli al solo pensiero che Voi, nel corso di un intenso Pontificato così sensibile e attento alle vicende lavorative e umane dei più deboli, Voi, che avete fatto rifiorire nuova Fede in tanti cristiani, possiate, seppure inconsapevolmente, provocare la nostra disperazione, gettare nella povertà economica e nella precarietà diverse centinaia di famiglie e l’indotto, togliere loro il lavoro, da Voi definito ‘decoro per le persone che ne hanno’, avallando questa scelta, che ne causa la crudele conclusione, in questo momento di durissima crisi, ancora lungi dal suo termine». Ma la supplica, almeno per ora, non ha avuto risposta.

La supplica di pittori e calligrafi al Papa

«Le pergamene fatte in Vaticano sono prodotte principalmente al computer con costi fissi molto bassi», spiega un lavoratore di uno degli studi. «Le nostre pergamene possono costare dai 13 euro, di cui tre vanno in bolli e diritti fissi al Vaticano, fino a 50 euro. I testi sono vergati quasi interamente a mano da pittori pagati per la loro opera. In alcuni studi ci sono calligrafi che disegnano solo lettere maiuscole, e questo è sempre stato apprezzato dai clienti».

Certo, in passato, tra i negozianti c’è chi ne ha approfittato, vendendo le pergamene ben oltre il tetto massimo dei 50 stabilito dal Vaticano. Si parla di un arabo che nel 1993 pagò una pergamena 1 milione e mezzo di vecchie lire, quando invece ne costava 15mila. «Il Vaticano però può fare molti controlli, soprattutto se si pensa che diverse ordinazioni passano attraverso i parroci», dicono, «se fossero venuti a conoscenza di speculazioni potevano colpire solo i colpevoli anziché sparare nel mucchio, lasciando di fatto la libera scelta tra una pergamena della Elemosineria e una fatta a mano dai calligrafi come accade oggi». Anche perché, in tutti questi anni, «abbiamo servito prima di tutto istituti religiosi, congregazioni, università pontificie che preferivano i prodotti finiti dei nostri studi anziché aspettare i tempi, da tre settimane a un mese, del Vaticano». E aggiungono: «È chiaro che si guadagna di più sul pezzo di basso costo che su uno di alto costo come il nostro, ma il concetto che “più guadagno più faccio la carità” non ci sembra propriamente un concetto cristiano».

Cosa succederà ora? Il rischio è che calligrafi e pittori, 4 o 5 per ogni studio, vengano licenziati. E la domanda delle benedizioni, sono pronti a giurare gli artigiani, «calerà a picco, perché il prodotto non sarà più quello di prima, mentre il mercato nero delle benedizioni false aumenterà. Chi farà i controlli?». Eppure ci sperano ancora, dicono, «nelle parole di Papa Francesco, che ai dirigenti della Thyssenkrupp di Terni il 3 settembre scorso ha detto: “Col lavoro non si gioca! E chi, per motivi di denaro, di affari, di guadagnare di più, toglie il lavoro, sappia che toglie la dignità alle persone». Hanno anche pensato a qualche manifestazione. Ma, sospirano, «ci hanno sconsigliato di metterci contro chi è lì da più di duemila anni».

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