Marco Materazzi: umano, troppo umano

Marco Materazzi: umano, troppo umano

È finita. In una notte bollente a Chennai, in India, chi l’avrebbe mai detto?

Rigore segnato, perfetto. Ripetere. Rigore nello stesso angolo, o quasi, sbagliato. Espulsione. Non una novità per Marco Materazzi. In una singola partita, giocata in stereofonia da allenatore e giocatore, suona lo spartito di una intera carriera nella quale al rigore segnato fa da controcanto il cartellino, alle coppe alzate le lunghe giornate di squalifica passate a guardare, incredulo, i compagni sopravvivere senza di lui.

Ma la storia di Materazzi non si legge dattilografata in statistiche, quanto nelle sensazioni, nelle facce, spesso insanguinate, nei polpacci tumefatti e nelle ginocchia doloranti, nel balbettante sproloquio degli insulti proferiti e subìti dai tanti avversari.

Dove finisce il piacere e dove inizia il dolore, questa è la domanda da porsi, se si è abbastanza spietati verso sé stessi. Se si ha il tempo di fermarsi a pensare, fra un Mondiale e una Champions League, se si ammette che Materazzi rappresenta il calcio italiano degli ultimi decenni meglio di chiunque altro.

Sono stati anni terribili, anni che ci lasciano interdetti e pieni di interrogativi sulla natura del calcio, quelli delle vittorie di Marco Materazzi.

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Chiude allenando Alessandro Nesta, uno dei più grandi difensori della sua generazione, rispetto al quale ha vinto molto di più. Quasi sempre, quando in nazionale Nesta si rompeva (proprio come nella ultima partita di Indian Super League), Marco ne prendeva il posto, facendo venire i brividi ai tifosi. Il terrore quando la palla arrivava dalle sue parti: rigori causati, espulsioni, la vergogna di passare grazie alle sue scorrettezze. Materazzi ci ha costretti a confrontarci con il nostro lato più basso, quando abbiamo dovuto tifare per lui. Ci ha forzati a chiederci se sia più importante vincere e essere odiati, o uscire con dignità, fra gli applausi. La risposta è scontata, e non è scritta nei tomi del codice etico di qualche allenatore fallito.

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