Perché la cena di Natale quest’anno costerà un po’ meno

Perché la cena di Natale quest’anno costerà un po’ meno

E per una volta, la cena di Natale costerà meno. A guardare le stime dei prezzi globali dei prodotti, si nota un calo più o meno vertiginoso di alcuni prodotti essenziali. E se il Financial Times fa notare che il prezzo del tacchino è diminuito, per noi italiani è importante concentrarsi su altri ingredienti. I grani, lo zucchero e il burro, ad esempio. Ma anche il maiale. Qui tutti i dati (e anche di più)

Panettone is on the table
I dolci natalizi dovrebbero, dovranno, costare di meno.
Lo zucchero prodotto in Europa, grazie alle buone condizioni del tempo, dovrebbe essere in quantità abbondante per il mercato. Il prezzo, di conseguenza, sarà più basso.
Il panettone, in particolare, sarà più leggero anche grazie al crollo del prezzo dell’uvetta sultanina, importata dalla Turchia, che ha registrato un calo del 40% del prezzo, e le farine dovrebbero rimanere con prezzi costanti, nonostante un picco all’inizio dell’anno, mitigato dalle suddette buone condizioni climatiche.
Anche il burro e il latte (e i prodotti caseari in generale) dovranno costare un po’ meno, e stavolta c’entra la crisi in Russia. Il divieto alle importazioni imposto da Mosca ha ingolfato il mercato: di fronte a una quantità di domanda più bassa, i prezzi hanno dovuto, giocoforza, diminuire. E noi mangiamo.

La carne è debole
Lo stesso discorso vale per la carne di maiale: non può entrare nel mercato russo, per cui avrà prezzi più contenuti. Quella di agnello, dopo il picco di aprile (per Pasqua), vede un calo consueto che coincide anche con una produzione più bassa.
I contorni vanno in parallelo: i cavoletti di Bruxelles sono precipitati del 15%, e così anche le patate. Attenzione: lo stesso non si può dire per i pomodori, che invece resteranno alti: la fornitura prevista dalla Spagna e dalle Canarie sarà minore del previsto a causa del clima (troppo buono, stavolta), che ha rallentato il processo di maturazione, per cui la quantità disponibile sul mercato è minore, anche se potrebbero arrivare le forniture del Marocco a salvarci.

Dulcis in fundo
Se volete risparmiare, fermatevi qui. Il cioccolato è in crisi, e si sa da tempo. La produzione di cacao è in calo, le forniture di Costa d’Avorio e Ghana sono diminuite a causa del tempo sfavorevole e dalla diffusione dell’Ebola, e i prezzi sono aumentati. Per le nocciole la situazione è anche peggiore: le gelate hanno distrutto la produzione della Turchia e la California (la maggiore produttrice) è stata colpita dalla siccità.
E se volete una tazzulella di caffè, be’, lasciate stare: l’arabica costa tantissimo a causa della siccità che ha colpito il Brasile a inizio anno (+60%). Meglio farsi un riposino.

L’albero dei regali
Il calo di prezzi del carbone asiatico (-25%) e il crollo continuo del petrolio è un grande aiuto per la produzione di alberi di Natale finti, che costeranno di meno. La pasta di legno invece costerà molto di più. E se pensate che non ne mangerete, sappiate che è una componente fondamentale per la carta da pacco regalo. Usate i giornali.

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