«Pisapia a Milano non vuole il presepe nelle scuole»

«Pisapia a Milano non vuole il presepe nelle scuole»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

ItaliaOggi 16 dicembre

Pisapia non vuole il presepio all’asilo nido

Sono reduce dalla prima riunione, da mamma, nell’asilo nido pubblico dove ho mandato mio figlio pagando una retta elevatissima (visto che sono una contribuente che nulla ha da nascondere agli occhi del Fisco). Faccio questa premessa retorica e leziosa perché, dopo essere stata resa edotta su progetti educativi, su orari di pappe e di nanne, su abituare i bambini al riordino e a fare la differenziata, mi è sorta spontanea una domanda sul perché, tra gli addobbi del nido, non vedessi il presepe. Mi è stato risposto che “si fa soltanto l’albero di Natale”, ho ribattuto che lo avevo visto bene, ma volevo sapere il perché. La direttrice si è schermata dietro una precisa direttiva del comune di Milano. “Quindi”, le ho chiesto, “mi sta dicendo che avete ricevuto direttive dal comune di Milano di non fare il presepe nelle scuole”. “Sì”, è stata la risposta. Sorvolo sui commenti di altre mamme infarciti di una retorica su “la nuova società”, “mancanza di rispetto nei confronti di altre culture” e forme di non meglio specificata invadenza. Potrebbe darmi una valida ragione del motivo per cui dovrei continuare a contribuire con il mio carico fiscale così elevato a mandare avanti una giunta così?

Giovanna di Paola

Repubblica 13 dicembre

Pubblicità e tv ci martellano di fatuità mai di correttezza

Domenica scorsa in una pausa del mio coro di montanari in val Gerola si parlava di corruzione. Prevaleva la domanda: ma chi è onesto? Oggi non si sa più. Perfino Montaigne riteneva di esser a rischio di qualunque nefandezza, non è il caso di mitizzare nessuno. Resta valido ciò che diceva Aristotele: la coscienza dell’uomo equilibrato distingue il bene dal male e può far prevalere il bene. Penso che l’onestà in genere abbia patito il crollo dell’autorità “culturale” che convinceva, intimoriva: l’ha detto il parroco o il sindaco, il medico; erano valori indiscussi, c’era meno gente “disinvolta”. L’eccesso d’informazioni-risposte portano all’individualismo etico. Nel contempo ci sono nuovi padroni: pubblicità e tv martellano il mito del denaro e potere, quasi mai passioni più umanizzanti, men che meno la correttezza. La cultura non basta, certe scelte chiedono fatica, ai potenti e a noi, gente comune. A Morbegno mia moglie ed io ad ogni spesa chiediamo ricevuta fiscale: salvo nei supermercati ci guardano quasi sempre male.

Giuseppe Pautasso, giuseppe. pautasso@libero.it

A noi, e alla politica, ci mancano gli intellettuali

L’Italia può vantare una classe di intellettuali di altissimo valore, da Trieste fino a Palermo, alcuni noti al gran pubblico, altri meno, altri perfettamente sconosciuti al di fuori del ristretto ambiente in cui operano. Eppure è rarissimo che qualcuno di loro si impegni nella politica attiva, lasciando per una sorta di sdegnoso ed aristocratico distacco che della cosa pubblica si occupino i cosiddetti professionisti della politica, alcuni dei quali troppo spesso antepongono i propri interessi di carriera a quelli della collettività. Io non penso all’intellettuale engagé alla Sartre né auspico una repubblica di tipo platonico, governata dai filosofi, ma credo che una democrazia matura e forte dovrebbe essere armoniosamente rappresentativa di tutti i ceti e categorie professionali e perciò trovo strano ed inquietante l’assenza dalla politica degli intellettuali.

Alberto Voltaggio, Roma

L’Italia delle bombe è stata la nostra guerra

Sono nato nel 1969, anzi no, sono nato nell’anno di piazza Fontana. Usavo ancora il pannolino al tempo di Peteano. Andavo alla materna nell’anno di piazza della Loggia. E così per l’Italicus. Ero un ragazzino quando scoppiò la bomba a Bologna. Un giovane uomo quando uccisero Giovanni Falcone. Sono un figlio di quest’Italia insanguinata. E anche per questo so da che parte stare: è stata la nostra guerra. Ma temo ci abbia insegnato molto meno di quanto non sia accaduto ai nostri padri.

Alfredo Marchese, Milano

Corriere della Sera 13 dicembre

E ai diritti dei proprietari di case chi ci pensa?

Tutti si commuovono per le famiglie sfrattate per morosità. Nessuno si preoccupa del proprietario della abitazione. Per lo più sono comuni cittadini che hanno investito i risparmi in quella casa per arrotondare lo stipendio o la pensione. Questi si trovano a perdere anni di affitto. a spendere quattrini e tempo in avvocati e cause civili. E devono comunque pagare le tasse che uno Stato sempre più vorace impone sugli immobili.

Renato Palmieri, nicolapalmieri3@virgilio.it

ItaliaOggi 13 dicembre

Bòni, o mostro i vostri conti

Di fronte alle resistenze organizzate da parte della minoranza del suo partito, il premier Reenzi ha minacciato: “Se andate avanti così, pubblico in dettaglio le spese del partito nella gestione Bersani. C’è da trasecolare. I dati, per un organismo pesantemente finanziato dallo Stato, come lo sono tutti i partiti, dovrebbero essere naturalmente pubblici e analiticamente consultabili via web da parte di tutti i cittadini. Per i partiti non si potrebbe invocare il tanto (a parole) invocato falso in bilancio perché non hanno neanche il bilancio. Hanno uno straccetto di conti che non dimostra niente. Salvo lamentarsi della disinvoltura contabile degli altri che, fino a prova contraria, maneggiano soldi loro.

Carlo Passarenti

Repubblica 14 dicembre

Che paese è quello nel quale la posta non è consegnata?

Sono abbonata a una rivista settimanale in edicola che per lunghi anni mi ha accompagnato e gratificato con servizi interessanti. Da qualche tempo la consegna della rivista ha cominciato a subire ritardi e talvolta a non essere addirittura consegnata. Nel febbraio dell’anno scorso ho fatto un reclamo all’ufficio postale addetto. Ma nulla è cambiato. La rivista ha continuato ad arrivare saltuariamente o a non arrivare, malgrado una mia ulteriore segnalazione. Oltre al danno per la mancata lettura, c’è anche un danno economico perché l’abbonamento si paga anticipatamente. A questo punto sarò costretta a non rinnovare l’abbonamento. Mi domando solo in che paese viviamo, visto che non è consentito a un cittadino di usufruire di un normale servizio di consegna della posta.

Lettera firmata, Roma

Non dobbiamo dimenticare la strage razzista di Firenze

Sono passati ormai tre anni dalla strage razzista avvenuta a Firenze in piazza Dalmazia. Quel giorno, il 13 dicembre 2011, persero la vita due cittadini senegalesi e rimasero feriti tre loro connazionali in un intento stragista che fece gridare di rabbia la città. Si ricordano, dunque, Samb Modou e Diop Mor, assassinati da un estremista di destra, Gianluca Casseri, che poi si uccise. Casseri fu definito «un cane sciolto». Peccato che fino ad allora frequentasse con passione tutti luoghi dove regna il culto dell’estrema destra, l’antisemitismo, il revisionismo. Dove regna l’odio razziale, dove si distrugge la dignità umana e si perpetra il teorema che vuole la prevaricazione di un uomo sull’altro. Semplicemente per il colore della pelle, per il luogo di nascita, per la diversità che rappresenta. Ricordare Samb Modou e Diop Mor oggi significa trasmettere quei valori di democrazia, rispetto e civiltà che ci sono stati tramandati da esempi nobili e pieni di valori nella vita umana.

Luca Soldi, Prato

Corriere della Sera 14 dicembre

Incarichi a termine per vincere la corruzione

Senza andare troppo indietro e ricordare solo i casi più eclatanti, dopo Tangentopoli è arrivato il Mose poi l’Expo adesso Roma, il tutto inframmezzato da infiniti abusi di denaro pubblico in quasi tutte le Regioni. Evidentemente la società italiana è geneticamente malata di corruzione. Un primo passo per arginare il fenomeno sarebbe quello di limitare sia gli incarichi pubblici elettivi nazionali e locali sia quelli amministrativi in aziende a partecipazione pubblica. Se si vive tutta la vita di politica sembra inevitabile che si vengano a creare rapporti clientelari.

Giorgio Galli, Fenegrò (Co)

Avvenire 14 dicembre

Ma il Garante per gli scioperi non dovrebbe far testo?

In relazione alla precettazione disposta dal ministro Lupi e poi revocata per intervento del premier, mi domando se c’è un’autorità che esprime giudizi in merito all’attuazione di scioperi, questa non dovrebbe forse far testo? Perché se esprime solo pareri, non ne vedo la necessità. A proposito di spese inutili….

Luigi Donnini, Firenze

Corriere della Sera 15 dicembre

Il popolo è sovrano ma i mercati contano di più

Il caso Grecia con le possibili elezioni che, con molta probabilità, vincerà Tsipras ha scosso e messo in agitazione le borse di tutta Europa, facendo ritornare di moda un refrain già sentito: «i mercati non gradirebbero», mettendo così in chiaro chi è che esercita la vera sovranità sulle Nazioni. A questo punto sarebbe il caso di chiedersi se quelle, come la nostra, che noi chiamiamo democrazie sono davvero, come recita la Costituzione, governate dal popolo o, come purtroppo è, in mano ai Mercati, che sull’altare degli interessi dei fondi di investimento e degli speculatori internazionali calpestano il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Mauro Chiostri, mauro.chiostri@virgilio.it

Berlinguer era antisocialista perché aveva rotto con il padre

Il libro di memorie di Alberto Menichelli, autista dello storico leader del Pci Enrico Berlinguer, di cui il Corriere ha fornito anticipazione, rimanda a un importante snodo della biografia politica dell’Italia repubblicana: il rapporto tra socialisti e comunisti e in particolare lo scontro frontale che oppose lo stesso Berlinguer a Bettino Craxi. Negli archivi dell’ex segretario del Psi sono conservati gli appunti che ripercorrono le principali vicende che hanno lacerato il tessuto dei rapporti a sinistra. Riflettendo sulla ferma opposizione berlingueriana al “nuovo corso” socialista, Craxi mostra di non sottovalutare, accanto alle motivazioni di carattere squisitamente politico, quelle legate alla “psicologia” e alla “storia personale” del numero uno di Botteghe Oscure: “Lui veniva da una famiglia nobile, socialista e massone”, annota in un documento redatto il 16 giugno 1996. “Quando decise di diventare comunista, consumò un atto di rottura profonda con i suoi. Evidentemente il suo rapporto con me, il suo antisocialismo, risentiva della rottura consumata con il padre”. Quali che fossero le motivazioni, resta il fatto che il “duello a sinistra” ha lasciato sul terreno un cumulo di macerie, e ferite profonde che il tempo non è ancora riuscito a rimarginare.

Andrea Spiri, ricercatore in Storia politica dell’Età contemporanea, Università Luiss, Roma

Repubblica 16 dicembre

E a destra si torna a credere nella tortura

Giorni fa un noto e acceso quotidiano di destra ha promosso un sondaggio tra i lettori partendo da una frase di Marine Le Pen che si era dichiarata d’accordo sull’utilità delle torture. Quasi l’80 per cento dei lettori si è dichiarato d’accordo! Chiedo: può giustificare tutto ciò il fatto che siamo in recessione economica, che siamo (non solo in Italia) delusi dalla politica — e dall’Europa, stanchi di persone corrotte che affondano quasi sempre impunite le mani nelle casse pubbliche? Come si conciliano i festeggiamenti che la regione Toscana ha in corso, in quanto primo Stato che abolì la pena di morte, con questi rigurgiti medioevali, di caccia alle streghe, di nostalgia per metodi che dovrebbero essere lontani migliaia di anni luce da un Paese che si voglia definire civile? Siamo proprio in una condizione ormai senza speranza, sommersi dalla corruzione e da pericolose nostalgie verso posizioni che la Storia da secoli ha condannato?

Fernando Gragnoli, fernando.gragnoli@libero.it

Corriere della Sera 16 dicembre

Occorre una legge che regolamenti l’eutanasia

Chi aiuta un malato che chiede di morire rischia 15 anni di carcere. Dovrebbe tenerlo presente Pierluigi Battista prima di tacciare di ideologia chi chiede la depenalizzazione dell’eutanasia (Corriere della sera di ieri). L’invito alla pacatezza non esime dal fare i conti con la realtà, come quella dei tre malati che si suicidano ogni giorno in modi terribili perché lo Stato si è girato dall’altra parte. “Nessuna legge può sostituire lo sguardo di intesa con i medici”, argomenta Battista, senza preoccuparsi di quando c’è conflitto tra volontà opposte. Dirimere un conflitto è proprio la funzione di un diritto che non si riduca alla legge del più forte. Manca pacatezza, e non solo, nel paragone di Battista tra i bambini sterminati da Mengele e i minori belgi ai quali il Parlamento ha riconosciuto l’accesso all’eutanasia previo consenso di genitori e medici. Una legge sul biotestamento sarebbe benvenuta, tenendo presente che non sarebbe di aiuto per quelle persone il cui morire avviene senza perdita di coscienza o possibilità di staccare macchine. A essi soltanto la regolamentazione dell’eutanasia -richiesta dalla nostra legge popolare mai discussa dal Parlamento in 15 mesi- consentirebbe l’esercizio della libertà civile di interrompere sofferenze insopportabili. Proprio perché “nessuna legge può comprendere le infinite sfumature di scelte dolorose” serve una legge che non tratti da omicida chi aiuta un malato a morire. Altrimenti la “zona grigia” è un nome elegante per la clandestinità prodotta dalla follia dello “Stato etico”, che è alla base di tutti totalitarismi.

Marco Cappato, tesoriere associazione Luca Coscioni

Pubblicità in simultanea sulle varie tv: che dice l’Antitrust?

L’Antitrust garantisce il rispetto delle regole che vietano le intese contro la concorrenza tra le imprese, e tutela i consumatori dalle pratiche commerciali scorrette delle aziende. Come definire la pratica corrente secondo la quale i network televisivi, teoricamente in concorrenza, interrompono i programmi per inserire spot pubblicitari contemporaneamente? Non si tratta, forse, di un’intesa anticoncorrenziale? Cosa dice l’Antitrust al riguardo?

Pierfrancesco Camilleri, fracamilleri@hotmail.it

Stampa 16 dicembre

Questi ragazzi mi hanno convinto che l’Italia non è finita

Un giorno di qualche settimana fa nella centralissima via Garibaldi, a Torino, un giovane studente mi invitava, con impacciata ma apprezzata cortesia, ad una visita gratuita guidata da «apprendisti ciceroni» nella vicina Chiesa della Misericordia. Decisi di accettare, restando un po’ scettico, più per fare un piacere al giovane che per mio reale interesse.  La Chiesa della Misericordia è nascosta al fondo della via che porta lo stesso nome e ha un aspetto esterno anonimo, neoclassico. Appena dentro, però, fui accolto da un gruppo di giovani che mi guidarono attraverso la Chiesa e la Sala Capitolare con particolareggiate spiegazioni storiche, architettoniche ed artistiche. Più di un’ ora mi intrattennero. Rimasi entusiasta di avere accettato. Questo mi spinse ad approfondire l’evento. Scoprii che con la sponsorizzazione e il supporto del Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano – viene organizzata annualmente su tutto il territorio nazionale una settimana culturale giovanile e a turno viene scelto un sito prestigioso da presentare al pubblico. A Torino quest’anno è stata scelta la Chiesa della Misericordia. Classi di diversi Licei cittadini, su invito del Fai Scuole, inviano i loro studenti prima ad istruirsi su tutta la storia della struttura scelta e infine a fungere da guida «apprendisti ciceroni» ai potenziali visitatori. Le spiegazioni, la partecipazione, la capacità espositiva, la cortesia, l’organizzazione mi sorpresero in maniera tanto positiva che desidero con queste mie righe darne atto e ringraziare per questo mio arricchimento culturale procuratomi da questi giovani studenti accompagnati dai rispettivi professori. Grazie quindi al Fai, ai Presidi, ai Professori e in particolare a voi, giovani studenti che mi avete fatto vedere un Paese non solo pieno di disgrazie, assassini e ladri, ma che ha pure un’anima giovanile, meno chiassosa e appariscente, ricca di interessi impegnativi, e che con la vostra dedizione, volontà e sforzo illumina la nostra Italia. Grazie a voi oggi penso che l’Italia non è finita, perché c’è una base sana e questo mi rende speranzoso per un futuro non così squallido, come la maggioranza di quello che leggi sembra pronosticare. Grazie. Un cittadino più felice 

Romano G.