“Quel libello islamico ammette la violenza sulle donne”

“Quel libello islamico ammette la violenza sulle donne”

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Legge di stabilità: una legge che più complicata non si può

La legge di Stabilità, entrata in vigore, contiene 755 articoli: una mostruosità incredibile. Ogni articolo ne richiama altri, con commi, tabelle, allegati, disposizioni, modificazioni, modificazioni di modificazioni, autorizzazioni, abrogazioni, inserimenti, sostituzioni, decreti, leggi. Mi pare che qualcuno avesse detto che non sarebbe più successo….

Attilio Lucchini, attiliolucchini@hotmail.it, dal Corriere della Sera del 27 dicembre

C’è depenalizzazione e depenalizzazione

Alla proposta di depenalizzare i reati contro gli animali, gli animalisti hanno immediatamente levato gli scudi e tutto sembra essere rientrato. Alla proposta di depenalizzare i reati nei confronti degli umani, come rapina, furto, truffa ecc., nessuno protesta. Forse mi sono distratto un attimo e nel frattempo il mondo si è capovolto?

Daniele Carozzi, dan.carozzi@tiscali.it, dal Corriere della Sera del 27 dicembre

Così non si aiuta la montagna. La si uccide

Premesso che una legge risalente agli anni Cinquanta stabilì che i territori al di sopra dei 600 metri erano riconosciuti montani con qualifica di area depressa… Che all’atto della costituzione delle comunità montane il concetto di altitudine venne correttamente interpretato come media ponderale del territorio… Che gli abitati normalmente sono ubicati nella parte bassa del territorio. Che i terreni montani vengono utilizzati più che altro per l’attaccamento dei valligiani ai terreni «dei vecchi» e in base a questo hanno ancora un minimo di manutenzione… Che la conduzione degli stessi è di fatto nullo con più costi che reddito. Che il reddito personale e familiare dei conduttori è di incapienza o molto vicino ad essa per cui non beneficiano dei noti ottanta euro…Ora, alla luce di tutto questo, detti terreni dovranno pagare l’Imu mentre contemporaneamente l’ente Poste taglierà il servizio posta del cinquanta per cento poiché è ovvio che in montagna, a fronte di un vasto territorio, la densità abitativa è inferiore a duecento abitanti per chilometro quadrato. Questo va ad aggiungersi all’accorpamento (riduzione) di ospedali, scuole, trasporti pubblici mentre la sua unica ricchezza, l’Acqua, viene (giustamente) condivisa con la pianura mentre i costi di trasporto alla stessa vengono pure (ingiustamente) condivisi. Così si aiuta la Montagna e si ostacola il degrado idrogeologico?

Giovanni Bussone, ex sindaco di un comune montano negli anni Settanta/Ottanta/Novanta, da La Stampa del 27 dicembre

Un esempio di lodevole marketing da H&M

Lo confesso: mi sono lasciata conquistare dalla comodità e dalla velocità degli acquisti on line per Natale. Così mi sono fidata della proposta della catena di abbigliamento H&M: gli acquisti fatti on line entro il 20 dicembre sarebbero stati consegnati a casa con certezza assoluta entro il 24 dicembre, in tempo per infilarli sotto l’albero. Ma le consegne del corriere Sda, cui H&M si appoggia per le spedizioni, non sono fidate come gli elfi di Babbo Natale. E così il 24 dicembre alle 18 mi sono ritrovata senza alcuni regali importanti da impacchettare. Non ho perso però l’occasione di scrivere una email al vetriolo al sito di H&M che mi aveva ingannata e delusa. Bene, il 26 dicembre, di prima mattina, ho trovato al mio indirizzo di posta elettronica una email di risposta del servizio clienti H&M che non solo si scusava per l’accaduto, ma mi garantiva la restituzione dell’intero importo sulla carta di credito, lasciandomi anche la merce una volta arrivata, come una sorta di indennizzo per il disagio. Insomma, mi hanno regalato l’acquisto ancora in transito. Una attenzione al cliente che mi ha davvero stupita e, confesso, un po’ risarcita.

Cristina Bartelli, da ItaliaOggi del 27 dicembre

La mia ricetta di nonna: lavorare meno, lavorare tutti

Io, nella mia inesperienza politica o nella mia “ingenuità” di persona anziana, potrei anche sbagliarmi, ma da madre e da nonna che sente molto l’attuale disagio giovanile, ho spesso pensato in questi ultimi tempi a una “ricetta” per ovviare al problema della disoccupazione (che nessun politico è riuscito finora a risolvere). Mi sono convinta che, poiché viviamo in un mondo in cui il lavoro si è fatto un po’ troppo tecnologico e automatizzato (mi perdoni termini forse poco idonei) e che pertanto richiede sempre meno l’intervento diretto dell’uomo, non potrebbe essere una buona (se non l’unica) soluzione ovviare alla sempre maggior carenza di lavoro riducendo per tutti l’orario di lavoro? Cioè con quella ricetta che dice ”Lavorare di meno ma lavorare tutti”? Fra l’altro si avrebbe anche il vantaggio sociale di maggior tempo libero per sé e per la famiglia (che oggi ne avrebbe veramente bisogno).

Clelia Prozzillo, da Avvenire del 27 dicembre

Zero è il nulla e il paziente zero non esiste

Si usa indicare il verificarsi per la prima volta di un fatto con il numero zero, come è successo per il primo italiano (un medico) colpito da Ebola: paziente «zero». Eppure sullo Zingarelli c’è scritto che lo zero è un numero indicante la mancanza di ogni valore e funge da moltiplicatore (se posto a destra) o da divisore (se posto a sinistra) degli altri numeri. Nessuno apre più i dizionari?

Severo Ferrari, severoferrari@alice.it, dal Corriere della Sera del 28 dicembre

Non sono tranquillo con più lupi e orsi attorno a noi

Non mi sento di condividere l’entusiasmo di Fulco Pratesi (del quale ammiro la bellezza dei suoi disegni) per il fatto che intorno a noi ci sono più lupi e orsi. Amo la natura e le passeggiate ed escursioni in montagna mi portano fuori dai sentieri battuti da sciami di turisti. È il solo modo per abbandonarsi alla contemplazione del paesaggio. Sapere che così facendo aumento il rischio di incontri ravvicinati estremamente pericolosi non mi lascia affatto tranquillo. Gradirei mi venisse spiegato per quale motivo a nostro vantaggio abbiamo bisogno di orsi e lupi nei nostri boschi.

Ermanno Padovan, erpader@gmail.com, dal Corriere della Sera del 28 dicembre

Caro Boeri, lo scandalo è quello delle pensioni minime

Leggo oggi che il neo presidente Inps, Tito Boeri, non rinnega quanto scritto circa un anno fa: tagliare le pensioni “alte”, da 2000 euro/mese lordi in su, in base alla differenza tra quota contributiva e retributiva. Questa intenzione sarebbe motivata da criteri di equità: coloro che percepiscono pensioni di oltre 4 volte il minimo sono privilegiati. Avrebbero avuto un trattamento pensionistico “non meritato”, insomma, quindi bisogna punirli. Ma a me pare piuttosto che le pensioni minime siano scandalose! E scandaloso e’ prenderle come parametro per valutare le altre, stabilendo chi è privilegiato e chi non, specie da parte di un economista che di privilegi ne ha sicuramente uno: appartiene ad una delle poche, privilegiate davvero, categorie che non hanno un contratto di lavoro e non aspirano nemmeno ad averlo. Quella dei docenti universitari. Invito perciò il professor Boeri a dirigere le sue attenzioni verso altre categorie ben più privilegiate, con redditi che sono certamente molto più alti delle “pensioni d’oro”.

Stefano Cortiglioni, Castenaso (Bo), da Repubblica del 28 dicembre

A cosa servono i lupi

Al lettore che domanda (Corriere di ieri) «per quale motivo a nostro vantaggio abbiamo bisogno di orsi e lupi», cito la risposta che un famoso zoologo dette a una signora impellicciata che gli chiese a cosa serviva un lupo da vivo: «A nulla, signora, come Mozart».

Fulco Pratesi, f.pratesi@wwf.it, da Corriere della Sera del 29 dicembre

In Calabria sì che si vive felici

Come è a tutti noto, la Calabria “felix” è la Florida d’Italia, con nessun problema irrisolto e con l’indice di disoccupazione, in primis quello dei giovani, tra i più bassi del Paese. E i suoi abitanti vivono felici e ricchi, anche senza governo, che manca dal lontano mese di aprile, quando si dimise, dopo una condanna, l’allora governatore Giuseppe Scopelliti. Del resto, quando si aprono le “gabine” elettorali, di bossiana memoria, gli elettori calabresi corrono, sempre, in massa alle urne per ringraziare i politici locali, che stimano e considerano i loro benefattori. Dunque, nessuna censura da muovere alla legittima decisione, presa dopo il voto del 23 novembre, dei neoeletti consiglieri di prendersi “solo” altre due settimane ferie e di riunirsi , con comodo e riposati, non oggi ma il 7 gennaio del 2015. La Calabria può aspettare, è giusto che i nodi da sciogliere prima di provvedere alla nomina dei nuovi assessori, tra i partiti e al loro interno, sulla base del “manuale” Cencelli, abbiano la priorità sulle aspettative e sulle speranze, in verità non molto diffuse, dei cittadini di questa aspra, e sempre più periferica, terra. O no?

Pietro Mancini, Cosenza da Corriere della Sera del 29 dicembre

Quale futuro per i servizi postali?

Sere fa, in un programma televisivo, è stato intervistato l’amministratore delegato di Poste Italiane. Tra le cose dette una ha destato il mio interesse, e cioè la comunicazione che la posta verrà recapitata un giorno sì e uno no. Mi sono rallegrato perché nel mio quartiere, a Roma, ormai da anni e nonostante i reclami, la posta viene consegnata con cadenza all’incirca bisettimanale. Aggiungo che nel mio quartiere non è possibile reperire francobolli perché l’ufficio postale non li ha e nemmeno i tabaccai della zona. Una volta trovato il francobollo, la lettera che ho spedito da Roma ha impiegato tredici giorni per arrivare a Colleferro. Di situazioni analoghe ne potrei citare tante altre. Suggerirei allora che se l’ente Poste vuole fare altre cose – come i servizi bancari, gli investimenti, la telefonia, la vendita di oggetti, ecc. – e non è più in grado (o non è più interessato) di svolgere un servizio postale al livello di un Paese civile, rinunci e ceda la gestione della corrispondenza e tutti i servizi connessi a qualcun altro in grado di farlo.

Massimo Fusco, dal Messaggero del 29 dicembre

L’islam che ammette la violenza sulle donne

Da mezzo canuto ricordo gli anni delle lotte femministe per l’agognata pari dignità della donna nei nostri costumi sociali e oggi pare evidente quali conquiste siano assodate e quali segnino ancora il passo. E sinceramente, al confronto con la nostra storia, il moderno libello sulla “dignità femminile nell’Islam” presentato qui da noi qualche giorno fa dall’imam di Segrate Ali Abu Shwaima con l’intento di una spinta integrativa sociale del loro modo di concepire le libertà, se non paradossale mi sembra alquanto poco ammissibile. Recita testualmente: «Si ricorre all’atto di picchiarla, senza violenza, senza provocarle una frattura, o lasciarle tracce, evitando sempre i danni al viso: lo scopo essendo di ristabilire la disciplina e non di fare del male o provocarle danni, ma di farle capire che la sua insubordinazione è inammissibile. Battere la moglie ha come condizione di farlo per correggerla». Il prodotto della genesi biblica nata da una costola all’altezza del cuore, non a livello dei piedi, per non essere calpestata, non a livello della testa, perché non goda di supremazia di pensiero, di fatto partecipe di un coniugio amorevole di pari grado, come può nella nostra cultura essere “oggetto” di diritto vessatorio da parte di chicchessia in merito ad una presunta e innaturale supremazia maritale? “Correggerla” come fosse imperfetta per natura o condizione. Come possiamo accettare queste prese di costume se qui in Italia opera da anni un servizio di assistenza verso le donne immigrate, segregate in casa e costrette all’isolamento? Non possono guidare, telefonare, connettersi via internet, non godere degli spazi comuni all’altro sesso sia in ambito lavorativo che di svago.

Arcadio Damiani, Roma, dal Messaggero 29 dicembre

È il passato a dirci che il Senato va abolito

È possibile contestare chi si oppone al ridimensionamento del Senato? Probabilmente un tempo era davvero una replica costruttiva volta a migliorare la qualità delle leggi. Tuttavia credo che la necessità attuale di legiferare — (e di delegificare e rilegificare) non consenta più di impiegare mesi e anni in un processo volto solo a cercare compromessi oltre ogni misura senza alcun giovamento per la qualità dei testi. Basta vedere come sia una delle ragioni che moltiplica la decretazione e il voto di fiducia. Si possono fare molti esempi, ma mi sembra del tutto convincente la legge sulla violenza sessuale: furono necessari per la sua approvazione nel 1996 vent’anni di palleggi Camera/Senato e sette legislature! Quanto alla diversificazione delle funzioni, in Germania non ci sono difficoltà a chiamare Senatore il Presidente della Regione eletto a livello locale.

Giancarla Codrignani, giancodri@alice. it, da Repubblica del 30 dicembre

Un programma tutto da vedere in onda a mezzanotte

«L’Europa prima dell’Europa» è un programma che la Rai manderà in onda per far capire com’è nato il grande sogno di unire il continente nel segno della pace e della convivenza, così come immaginato nel Manifesto di Ventotene. Ottimo intento e vero servizio pubblico della tv di Stato. Tutto bene, quindi? Purtroppo no, perché il programma — che sarà trasmesso da Rai Tre questa sera — andrà in onda a mezzanotte (23, 45.). Un orario così periferico parla più di un comunicato stampa e dice cari signori, abbiamo fatto questa trasmissione, ma siccome non crediamo che possa interessare, l’abbiamo sbattuta in fondo al palinsesto. Non ci resta che sperare che qualcuno possa riprendere il tema dell’Europa e valorizzarlo come merita, per accendere i cuori dei nuovi europei, soprattutto i giovani.

Lettera firmata, Roma, da Repubblica del 30 dicembre

Abbiamo uno strano concetto degli animali

La morte di Aisha, l’ippopotamo investito da un’auto a Macerata, ci mette davanti all’assurdo concetto che noi umani abbiamo degli altri esseri viventi. Li usiamo a nostro piacimento e arbitrio senza portare il rispetto che ogni singola entità dovrebbe avere, sia chi li usa per i propri interessi (come in questo caso i circhi equestri), sia chi dice di volerli salvare e ne causa, anche se involontariamente, la morte, come gli improvvisati animalisti che l’hanno fatta scappare senza preoccuparsi delle conseguenze. Tutti ci sentiamo, in nome di una presunta e auto-assegnata superiorità, in diritto di disporne in base ai nostri voleri. In natura ogni specie vivente esiste con un suo ruolo nel grande mosaico globale; tra queste c’è n’è una che sta portando, col suo insostenibile comportamento, l’intero sistema al collasso. Se su qualche altro pianeta ci fosse una razza intelligente, guardando lo spettacolo che offre la Terra credo che non ci metterebbe molto a decidere quale specie sarebbe opportuno che si estinguesse per far tornare le cose a posto!

Mauro Chiostri, mauro.chiostri@virgilio.it, dal Corriere della Sera del 30 dicembre

Provatevi a fare una denuncia on-line alla polizia e finirete dai carabinieri

La notte del 24 dicembre subisco il furto della borsa che contiene chiavi di casa, patente, carta d’identità, bancomat, soldi… Alle 23 apro il pc e mi collego con il sito della Polizia di Stato dove mi si invita calorosamente, per sveltire la pratica ed avere una “corsia preferenziale”, di compilare la denuncia on line (servizio attivo dal 2006). La mattina del 25 telefono alla stazione di Polizia più vicina, quella di via Verdi. L’agente che risponde mi dice che essendo loro chiusi sia a Natale che a Santo Stefano, è bene rivolgersi alla sede di via Grattoni, visto che la denuncia on line deve essere convalidata entro 48 ore. Mi reco quindi in via Grattoni con il passaporto (sul sito mi si ricordava di portare con me lo stesso documento usato per la denuncia) ed il numero della pratica. L’agente di turno mi chiede se ho portato la ricevuta cartacea della denuncia. Io dico di no, ma di avere il numero della pratica e che comunque con il loro pc possono recuperare la mia denuncia. Assolutamente impossibile: occorre il cartaceo. Ribatto che se loro vanno sul loro sito delle denunce possono scaricarla, esattamente come farei io a casa, e stamparla. L’agente va di malavoglia al computer dicendo chiaramente che le denunce on line sono inutili, che non servono assolutamente a nulla, che spesso gli utenti sbagliano, il sito spesso è fuori uso e che comunque loro alla fine devono riscrivere tutto. Il collega presente conferma ogni affermazione. L’agente cerca la pratica, ma a nome Claudia Bertone non trova nulla. Io le spiego che la denuncia era indirizzata alla stazione di Polizia di via Verdi, ma che lì non potevo andare perché era chiusa, e forse è per quello che non la trova. “Ma certo!, allora qui non può fare nulla deve andare in via Verdi”. E le famose 48 ore di scadenza? “Non si preoccupi, i giorni festivi non contano”. A questo punto chiedo, visto che sono lì, di poter fare la denuncia normale. Impossibile! Se si è già fatta quella on line non si può farne un’altra. Ritorno a casa senza aver concluso nulla. Telefono nuovamente in via Verdi. L’agente mi informa che ciò che mi hanno i colleghi è del tutto errato e che comunque la denuncia avrebbero dovuto accettarla. Mi informa anche che loro sono chiusi non solo il giorno dopo, ma anche il successivo sabato e domenica e che quindi è meglio che vada a fare la denuncia dai carabinieri….

Claudia Bertone, da Stampa del 30 dicembre

Quando il sistema non c’entra proprio

Se c’è una cosa in questo Paese che non cambia mai è la propensione a lamentarsi, soprattutto di chi abita al Sud. Un’altra cosa che non cambia mai è la sottile arte di piegare l’informazione a sostegno di una tesi precostituita. Una prova: ascolto su Radio 1 una trasmissione radiofonica sul quartiere di Librino, 80 mila abitanti alla periferia di Catania, progettato da Kenzo Tange negli anni 60 come città modello ma divenuto, negli anni, una sorta di Scampia siciliana. Un componente di un comitato di quartiere se la prende con l’amministrazione comunale perché, racconta, della piazza inaugurata pochi anni fa “ornai non sono rimasti neanche i lampioni”. La risposta, secondo me obbligata a tale affermazione, da parte dei conduttori della trasmissione, sarebbe stata: ma perché, i lampioni li ha divelti l’amministrazione o qualcuno che abita magari a due passi da te? Lo stesso, forse, che imbratta i muri, spaccia e fa diventare il tuo quartiere ogni giorno più pericoloso e che tu non denunci? Nulla di ciò, ho sentito. Il cittadino, così, potrà continuare a lamentarsi con il sindaco e il conduttore a tollerare (o rinfocolare?) le critiche contro il fantomatico “sistema”. Di tirare fuori gli attributi e riappropriarsi di casa propria se ne parlerà nella prossima puntata.

Gaetano Pulvirenti, da ItaliaOggi del 30 dicembre