Portineria MilanoSbirri corrotti e 007 al servizio della Mafia Capitale

Sbirri corrotti e 007 al servizio della Mafia Capitale

Bisogna capire il sistema di protezione a livello di servizi segreti e forze dell’ordine corrotte che circondava Massimo Carminati per spiegare come l’ex boss della banda della Magliana è diventato negli ultimi dieci anni il Re di Roma. Il Nero, il capo della Cupola che controllava la Capitale dalle istituzioni fino ai campi nomadi, è venerato e aiutato come un politico, quasi come un dio. Protagonista «del mondo di mezzo», dove le istituzioni fanno accordi con la malavita, intoccabile, inafferrabile, capace di condizionare la politica, le istituzioni e persino le aziende di Stato, nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale della procura capitolina che lo ha portato in carcere Carminati dimostra di vantare conoscenze approfondite in due ambienti che hanno legami profondi con il tessuto dell’amministrazione giudiziaria e investigativa del nostro Paese. 

Il primo è quello di Finmeccanica, la holding della Difesa, azienda tra le più importanti in Italia e nel mondo, terreno di nomine politiche e interessi particolari, dove la nostra intelligence deve per forza muoversi tra commesse internazionali e la spregiudicatezza delle altre aziende straniere nel settore della vendita di armi da guerra. Il secondo è più basso, meno appariscente, ma di notevole importanza sul territorio romano. Nelle intercettazioni i poliziotti ammirano Carminati («Io starei due giorni a sentirti” dice uno di loro), gli forniscono informazioni sulle inchieste, soffiate, passaporti falsi per fuggire a Londra e persino cellulari rubati per depistare le indagini. E’ il microcosmo delle forze dell’ordine, tra polizia , carabinieri e Guardia di Finanza della Capitale, una città già ferita nel 2009 per il caso Marrazzo, dove alcuni «sbirri» della ormai nota Stazione Trionfale finirono coinvolti per ricatti hardcore, tra travestiti e cocaina, ai danni dell’ex governatore di centrosinistra del Lazio. 

Carminati si muove con disinvoltura in questi due mondi. I magistrati diretti da Giuseppe Pignatone lo sottolineano più volte nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini. Nel primo, ai piani alti del potere statale, tra burocrati e manager improvvisati con appoggi di spessore come il faccendiere Walter Lavitola, ci entra anche grazie all’amico commercialista Marco Iannilli, ex braccio destro di Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica a gestione Guarguaglini finito sotto indagine nel filone sulle tangenti Enav. Al secondo anello, quello degli sbirri che sbagliano, ci arriva invece grazie a una rapina al caveau del tribunale di Roma, quella della notte tra il 16 e 17 luglio del 1999, dove furono rubati 50 miliardi di vecchie lire ma anche documenti scottanti, come si scoprì dopo, con cui, spiegarono alcuni arrestati durante gli interrogatori, «si potevano ricattare dei magistrati». In quello strano colpo in piazzale Clodio ci finirono guarda caso quattro carabinieri (Mercurio Digesu di 41 anni, Feliciano Tartaglia, di 37, Adriano Martiradonna, di 48, Flavio Amore di 30 anni, mentre un quinto militare, Roberto Cozzolino è accusato solo di concorso in furto aggravato), poi beccati con Carminati, altri ex esponenti della banda della Magliana, in totale 23 persone, dalla procura di Perugia.  

I servizi segreti, Finmeccanica e la P4

Carminati conosce Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale in piazzale Montegrappa e persona di spessore durante la gestione Guarguaglini. I due si confrontano sulle indagini in corso, dialogano, «hanno» secondo gli inquirenti «un rapporto di fiducia». Pozzessere negli ultimi anni è stato coinvolto in processi per corruzione internazionale insieme con Walter Lavitola, il faccendiere, grande amico dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, finiti entrambi rinviati a giudizion nell’inchiesta sulla P4. Anche in questa indagine della procura di Napoli si parlava di associazione a delinquere, questa volta nell’ambito della pubblica amministrazione e della giustizia. Nei faldoni ci finirono pure il faccendiere Luigi Bisignani e l’ex magistrato e deputato del Pdl Alfonso Papa. Secondo l’accusa la P4 «avrebbe avuto l’obiettivo di gestire e manipolare informazioni segrete o coperte da segreto istruttorio, oltre che di controllare e influenzare l’assegnazione di appalti e nomine, interferendo anche nelle funzioni di organi costituzionali». Pozzessere in sostanza non è uno di poco conto, anzi. Per Carminati è una conoscenza importante, da custodire. 

Ma non ci sono solo gli agganci politici e istituzionali. Nelle carte dell’inchiesta su Mafia Capitale si parla anche di 007 al servizio di Carminati. I pm romani citano tale «Federico» di cui Carminati parla in una conversazione del 23 gennaio del 2013 insieme con un altro arrestato, Riccardo Brugia.  E’il cecato a spiegare che Federico era «forte» ed «esperto» e che era perfettamente a conoscenza della sua identità. «Dalla conversazione si comprendeva» si legge nell’ordinanza «che si trattava di un appartenente alle Forze di Polizia od ai servizi di informazione (servizi segreti ndr), che si era messo a disposizione per qualsiasi cosa e gli aveva spiegato molti particolari sulla possibile intercettazione attraverso la connessione in rete wifi: «lui mi ha detto “qualunque cosa io sto a disposizione,  mi fai chiamare da questo vengo io, ve faccio quello che ve pare”, mi ha detto un sacco di cose, io poi ..un cazzo sulle cose..su come se move que…ma ho detto sto Iphone, mi ha detto non dà retta alle cazzate…con il WIFI ti mettono un programma, si è vero però poi funziona solo con il WIFI dove loro ti conoscono gli indirizzi se tu sei uno invece che c’hai tutti gli indirizzi WIFI, che dove entra c’hai la cosa, sennò possono sentire solo a casa, se chiudi  a casa non telefoni, stanno bene così. Mi ha spiegato un po’ di cose, capito?».

L’aiuto dei poliziotti, tra elettrodomestici e macchine della Questura

Di «sbirri» nell’ordinanza di custodia cautelare ne vengono citati diversi. C’è «Massimetto la guardia», appartenente alla Polizia di Stato che si rende «disponibile al reperimento di materiale elettronico di consumo e di piccoli elettrodomestici».  Poi c’è Salvatore, altra guardia in pensione, che invita gli esponenti di Mafia Capitale nel suo ufficio di Ponte Milvio. Di particolare rilievo, secondo i magistrati, è l’incontro registrato il quattro ottobre del 2013, presso l’ormai noto distributore di Corso Francia tra Carminati  e due soggetti, allo stato non identificati, giunti a bordo «dell’autovettura Alfa Romeo 156 intestata alla Questura di Roma». I tre discutono del trascorso criminale di Carminati, «facendo comprendere come avessero ben chiaro la caratura del personaggio con cui si stavano relazionando, tanto che uno dei due affermava “l’ho sentita la..inc…..non sei stato un santo diciamo…non sei stato un santo però manco sei stato…». Non solo. I due informavano Carminati del fatto «che fosse oggetto di un’indagine condotta dalle Forze di Polizia, motivo per cui egli avrebbe dovuto adottare delle cautele ritenute necessarie al fine di evitare l’attenzione degli inquirenti sulla sua figura».  

Uomo1: perchè adesso te stai sotto indagine
Uomo2: oppure per dire che devi… devi evità..devi evitare …
Carminati: è un casino...

A conferma della conoscenza del trascorso criminale del cecato «da parte dei due soggetti giungeva dal racconto dell’episodio in cui Carminati aveva intrapreso un conflitto a fuoco con un appartenente alla Polizia di Stato, sparando, evidentemente per uccidere, tanto che uno degli interlocutori chiedeva: “lui gli ha sparato un Carabiniere…è vivo?”. E Il Re di Roma precisava: “a un poliziotto…gli ho sparato”. I due poliziotti, poi, si «mostravano attratti ed affascinati dal passato e dalla levatura criminale di Carminati, considerato che uno dei due affermava “…io starei due giorni a sentirti…”. «Lo stesso Carminati» scrivono gli inquirenti «appariva compiaciuto dell’effetto che il proprio peso criminale, nonché quello dei soggetti» che all’epoca avevano costituito la banda della Magliana. «Quella è la storia» spiega il Nero «la storia nostra…hai capito?»

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