È finito l’assedio del caffè di Sydney. Lo ha annunciato alle 16.44 di lunedì, ora italiana (le 2 di notte in Australia) la polizia, che aveva fatto irruzione nel locale pochi minuti prima. Il dramma è durato 16 ore. Alla fine si contano tre morti, il sequestratore e due degli ostaggi, un uomo di 34 anni e una donna di 38, e il ferimento di altre sei persone, tra cui un poliziotto. Secondo gli agenti, è stato il sequestratore ad aprire il fuoco, obbligando le forze speciali ad intervenire per evitare che ci fossero delle vittime.
Nel primo pomeriggio era stato rivelato il nome dell’attentatore che dalle nove di mattina (la notte italiana) aveva tenuto in ostaggio alcune decine di persone nel Lindt Cafè della città australiana. Si chiamava Man Haron Monis, iraniano, 49 anni, già noto alle cronache per una serie di crimini, tra cui l’omicidio dell’ex moglie, episodi di violenza sessuale e l’invio di lettere offensive ai familiari dei soldati australiani caduti in guerra. Monis si era autoproclamato «sceicco e guaritore spirituale».
«Il sequestratore del caffè-cioccolateria Lindt di Sydeny era un fanatico estremista e un instabile mentalmente. Noto sia allo Stato che alle autorità del Commonwealth», ha detto il premier australiano Tony Abbott, parlando di Man Maron Monis.
L’Iran e le autorità religiose islamiche hanno condannato l’atto di terrorismo: «Non ha nulla a che fare con l’Islam, qualunque siano i motivi», ha detto il Gran Muftì d’Egitto, una delle figure più importanti per il mondo sunnita.
Il sequestro
Diverse persone erano riuscite a fuggire durante il sequestro: una prima volta erano scappati in cinque, una seconda volta in sei. Nel corso dell’accerchiamento sono arrivati agenti di polizia in assetto di guerra, fino al blitz delle 16 ore italiane, durante il quale si sono sentiti rumori di spari.
Decine di ostaggi sono stati trattenuti in un caffé di Sydney, costretti a tenere le mani in alto contro le vetrine, e a reggere una bandiera nera con la scritta bianca in arabo «C’è un solo Dio». L’incubo, andato avanti per ore in scena sulle tv australiane, è cominciato alle 9.45 di lunedì mattina, la notte di domenica in Italia. Un uomo armato è stato visto entrare nel Lindt Chocolate Cafe di Martin Place, nel distretto centrale e finanziario di Sydney. A dare l’allarme è stata la redazione di Channel Seven, la tv locale che si trova di fronte al caffé e che sta trasmettendo l’assedio in diretta.
Gli ostaggi erano 17. A lungo si è creduto che fossero molti di più.
Dopo diverse ore cinque ostaggi (tra cui il barista del locale) sono usciti dalla cioccolateria e sono stati visti correre fuori da una delle porte. Non è ancora chiaro se siano stati liberati o se siano riusciti a fuggire. Potrebbe essere stato parte di una negoziazione tra la polizia e il sequestratore. Una delle persone liberate dalla caffetteria è stata portata in ospedale.
Il sequestratore ha detto di avere quattro bombe e chiesto di parlare con il primo ministro australiano.
La bandiera sulla vetrina del caffe di Sydney dove una decina di persone è trattenuta in ostaggio da un uomo armato
La polizia ha detto in mattinanta che non poteva ancora parlare di operazione terroristica. Suoi negoziatori sono stati «in contatto» con l’autore del sequestro ma hanno detto di non conoscere le motivazioni del gesto. Le immagini della tv hanno mostrato il drappo nero con la scritta in caratteri arabi, fissato da alcuni ostaggi su una finestra dell’edificio. La scritta riproduce la shahada, la professione di fede musulmana: «Non c’è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta». Secondo il Sydney Morning Herald, il sequestratore ha chiesto alla polizia una bandiera dello Stato Islamico in cambio della liberazione di alcuni ostaggi. Quella fissata alla vetrina, infatti, non è una bandiera dell’Isis.
La bandiera dello Stato islamico (Isis) in una manifestazione in Kashmir dello scorso luglio (TAUSEEF MUSTAFA / Getty Images)
«Trattenuti contro la loro volontà»
La Bbc ha raccolto le testimonianze di chi ha assistito alla scena (tradotte dal quotidiano La Stampa). «Il caffè è immediatamente di fronte al nostro ufficio, le nostre finestre si affacciano nel caffè Lindt – ha detto Glenn Connley, producer di Channel 7 – Qualcuno nel nostro ufficio ha notato che una persona all’interno sembrava trattenuta contro la sua volontà, con le mani erano contro la finestra. Pochi secondi dopo ci sono state un certo numero di persone che tenevano le mani in alto, e qualcuno camminava alle loro spalle. Poi, nello spazio di qualche minuto, una bandiera nera è apparsa nella finestra accanto a dove si tenevano gli ostaggi. Inizialmente abbiamo pensato che fosse una rapina a mano armata, ma quando la bandiera è stata issata, ci è sembrato che lo scenario fosse del tutto diverso. A quel punto ci siamo diretti verso la parte posteriore del nostro edificio, e successivamente è arrivata la polizia e ci ha evacuati. Io sono andato in un piazzale vicino all’ospedale con un cameraman. Eravamo a circa 100 metri dal caffè, e avevamo la vista della porta principale. Il gruppo di ostaggi venivano spostati al caffè. Sono apparsi calmi, ma in alcuni era visibile anche un grande spavento. Non posso dire quanti fossero. Abbiamo potuto vedere un uomo armato. Indossava una camicia bianca, un gilet e uno zaino, con una pistola in spalla. Sembrava che si facesse scudo del corpo di qualcuno. La polizia fisicamente mi ha afferrato e mi ha spedito fuori. Siamo stati spostati dal retro e a questo punto tutto ciò che possiamo vedere è la presenza della polizia».