Una cooperante ad Haiti tra odio, baracche e fame

Una cooperante ad Haiti tra odio, baracche e fame

Haiti vuol dire per tutti emergenza umanitaria. Mancanza di acqua, fame, baracche. Ma pochi conoscono anche la parte più vecchia della storia. Quella che ha per protagonista un muro. Una linea verticale di 500 km che sull’Isola di Hispaniola, nel mar dei Caraibi, separa Haiti, a Ovest, dalla Repubblica dominicana, a Est.

Il confine tra i due Stati, la cosiddetta Zona di Frontiera, è una delle più povere dell’isola. Il 54% di haitiani e il 34,4% dei dominicani è sotto la soglia di povertà, e vive con meno di 1 dollaro al giorno. Non solo. È qui, lungo questo muro, che da decenni si misura l’ostilità e l’odio che separano Haitiani e dominicani.

Lungo la zona di frontiera lavora da 2 anni e 3 mesi Nicoletta Ghisu. Genovese, 27 anni e una laurea in Economia presa a Firenze, è la tecnica di progetto di Pull down the line, la prima cooperativa agricola bi-nazionale di Hispaniola promossa del Fondo Milanese Provinciale per la Cooperazione Internazionale e finanziata con fondi europei. Con un team fatto da due italiani, un agronomo colombiano, due tecnici haitiani e due dominicani, Nicoletta pianifica il lavoro, gestisce i fondi e dirige le attività tecniche di un progetto agricolo che prova ad abbattere il muro che divide le due popolazioni. 

Un apicoltore della Zona di frontiera, tra Haiti e Repubblica Dominicana

La principale fonte di reddito delle famiglie, ad Haiti, proviene dal settore agricolo, e in particolare dalla produzione di miele. Un prodotto quasi interamente da esportazione, e destinato al mercato industriale degli Stati Uniti ma pagato troppo poco per migliorare la situazione economica di chi lo produce. Eppure, si tratta di un settore dalle grandi potenzialità di sviluppo, e Pull down the line nasce per migliorare le capacità produttive degli apicoltori dell’isola, accrescere la qualità del prodotto e trovare nuovi acquirenti sul mercato internazionale, rendendo gli apicoltori dell’isola responsabili diretti della commercializzazione del miele. «L’autonomia produttiva e gestionale, garantirebbe agli apicoltori redditi più alti», spiega Nicoletta, che si dice soddisfatta dei risultati raggiunti soprattutto nella parte centrale della Zona di frontiera. Per gli apicoltori è stata creata una sala di estrazione del miele, che li ha resi autonomi nella fase successiva a quella di produzione. Non solo.

«Nella zona centrale siamo riusciti a creare una istituzione, Otra Compra, una sorta di ufficio commerciale che favorisce la commercializzazione della produzione locale di miele di haitiani e dominicani». Vi partecipano, spiega Nicoletta, i rappresentanti di 11 organizzazioni di produttori haitiani e di 9 organizzazioni dominicane di entrambe le parti. Ma il progetto ha lavorato per avvicinare anche le istituzioni delle province confinanti con il muro. Finanziamo una riunione annuale tra il Dipartimento di Plateau Central e di Ellas Pina. «I capi si incontrano, discutono di commercio ma anche dei problemi che riguardano le rispettive comunità, provano a collaborare».  

Una riunione di apicoltori a Dajabon, nell’ambito del progetto Pulldown the line, nella Zona di Frontiera tra Haiti e Repubblica Dominicana

Il progetto punta proprio a esportare all’estero prodotti finiti di qualità spezzando il monopolio degli intermediari.

«Ricordo che da studentessa insultavo le istituzioni italiane e i loro metodi, qui sto rivalutando i miei connazionali. Perché alla fine siamo sempre ben preparati», dice Nicoletta, che tra poco farà le valigie per andare in Equador, dove l’aspetta un nuovo progetto di cooperazione internazionale con le Nazioni Unite.

Le difficoltà principali, ad Haiti, Nicoletta le incontra quando ha a che fare con gli uomini locali. Essere italiana, straniera non è un problema. Lo è essere donna. «Il fatto è che spesso i cooperanti si trovano ad operare in realtà fortemente maschiliste. Qui ti accolgono e ti fanno lavorare perché hai un bell’aspetto. Poi però nelle riunione devi faticare perché quello che dici sia preso in considerazione. Devo dimostrare sempre di avere le competenze, i contenuti», spiega. 

Nicoletta guida un momento di progettazione con la popolazione locale nell’ambito del progetto Pull down the line, nella Zona di Frontiera

Ma la vita da cooperante è quella che Nicoletta ha sempre sognato di fare. Ad Haiti è arrivata con una laurea in tasca e la conoscenza della lingua spagnola due anni fa. Ha fatto uno stage di sei mesi nel progetto Pull down the line. Ha poi trascorso un anno come consulente di diverse organizzazioni locali nella Repubblica Dominicana. Per poi tornare a lavorare alla cooperativa bi-nazionale. Ed è ora felice ora all’idea di ripartire, in Equador, con un nuovo progetto di sviluppo economico. Alla vita di cooperante ci si prepara strada facendo. Si parte con una laurea in Economia, Scienze politiche o Diplomatiche. Si studia almeno una lingua straniera e ci si prepara a un apprendimento continuo. «Prima di arrivare qui – spiega Nicoletta – non sapevo nulla di agricoltura. Ora mi studio le schede dei macchinari agricoli e cerco di capire, ascoltando soprattutto le necessità locali, cosa può davvero servire a migliorare la produzione di questi coltivatori. Noi cooperanti non smettiamo mai di studiare». 

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