Vista Bavar, un’imprenditrice di cosmetici a Teheran

Vista Bavar, un’imprenditrice di cosmetici a Teheran

Se c’è una cosa che Vista Bavar ha scoperto rientrando in Iran dopo 21 anni trascorsi all’estero, è questa: più reprimi le persone e più loro esagerano. Ha lasciato il suo Paese a 17 anni, dopo la rivoluzione, quando la gente «vestiva di scuro. Marrone, blu, nero». Ed è tornata nel 2005 in una esplosione di colori, tra abiti, trucchi e tinture dei capelli. «Ho visto più bionde a Teheran che in Europa o a New York», ride. In quella nuova Teheran, Vista Bavar, che oggi ha 47 anni e una voce fresca da ragazzina, ha costruito il suo piccolo gioiello, la Caprice cosmetics, una azienda di 65 dipendenti, tutte ragazze tranne due, di cui quaranta sono beauty advisor sparsi nelle profumerie che in tutto l’Iran vendono i suoi prodotti. 

Ha costruito tutto da sola, imparando a stringere le mani a uomini iraniani scioccati dall’idea di doverlo fare con lei, una donna. «All’inizio mi sembrava tutto difficile. Non conoscevo più nessuno qui, non sapevo come funzionava il sistema e vedevo che tutto era nelle mani degli uomini. Ma ho imparato a farmi rispettare e a ottenere la loro fiducia. Certo, sono stata molto rigida in certi aspetti. Non gli ho mai permesso di entrare troppo in confidenza».

Vista ha aperto la Caprice quattro anni fa e dopo un solo anno aveva già raggiunto il break even. Merito di un mercato, quello iraniano, secondo solo all’Araba Saudita per vendita di cosmetici. Con settantasette milioni di persone, a Teheran le donne iniziano a truccarsi a 14 e finiscono a 50. «In Europa la Caprice fallirebbe», scherza lei, che definisce il nostro stile «troppo naturale». Eppure tutti i suoi prodotti – dalle paste al packaging – sono realizzati nelle stesse fabbriche che in Italia, Francia e Germania producono i trucchi di Lancaster, Oil of Olaz, Lancome e tutti i grandi brand del lusso. Tutti presenti in Iran, ma davvero costosi. Vista Bavar invece ha provato a colmare il gap tra gli alti e costosi prodotti di lusso, e quelli a buon mercato. «Ottima qualità ma prezzo più bassi», spiega.

Vista ha costruito tutto da sola, imparando a stringere le mani a uomini iraniani scioccati dall’idea di doverlo fare con lei, una donna

L’Iran ha mostrato a Vista anche il suo aspetto più bello. «La gente qui è molto socievole, si gode la vita e ama uscire. Le cose non sono così grigie come vengono raccontate sui giornali». Ha scoperto soprattutto che l’apparenza ha un’importanza fondamentale nella vita delle persone, uomini o donne che siano. «Non ci sono club, discoteche o bar. I giovani qui si conoscono per strada. Per questo ogni volta che devono uscire, fosse anche per acquistare una piccola cosa, si preparano attentamente». Accade soprattutto alle ragazze, ma la cura estrema di sé contagia anche i maschi, che, racconta lei, vogliono assumere tratti sempre più occidentali, prestano attenzione al taglio dei capelli, usano cosmetici e sempre più spesso ricorrono alla chirurgia estetica per avere nasi più belli.

La cura estrema di sé contagia anche i maschi, che, racconta lei, vogliono assumere tratti sempre più occidentali

Nella sua azienda, Vista, ha riversato l’esperienza raccolta lavorando per i principali brand occidentali, tra la Francia e gli Stati Uniti. E non c’è singola cosa che non abbia curato personalmente, dal logo, al design dei prodotti, al nome delle linee. «Gli amici dicono che quello che creo rispecchia spesso i miei stati d’animo. Quando sono capricciosa, allegra, malinconica, si rispecchia, che ne so, nei colori che scelgo o nel nome che do ai prodotti».

Vista ha solo 17 anni quando nel suo Paese scoppia la Rivoluzione islamica di Khomeini. Come molti giovani e famiglie decide di lasciare il Paese. Orfana di madre, arriva da sola in Francia, dove frequenta una scuola di estetista. «Dopo poco mio padre mi ha chiamato dicendo che non aveva più soldi per mantenermi». A 18 anni Vista inizia a lavorare a Parigi per Agnés b, il fashion designer francese. «Mi occupavo prima della vendita dei vestiti, poi dei trucchi. Piano piano ho iniziato a seguire le linee, gli ordini e a dividermi tra il negozio e gli uffici». Passano gli anni, Vista si sposa e poi divorzia. E dopo tredici anni di vita parigina, va in vacanza a New York. Di quella città lei si innamora a prima vista e decide che quello è il posto in cui vuole vivere. Organizza tutto velocemente, torna in Francia, fa le valige e quando torna per la seconda volta nella Grande Mela non ha né un lavoro né una casa in cui stare. Ma trova entrambi nel giro di una settimana. Inizia come store manager da Joseph, brand francese di abbigliamento femminile con base negli States. Continua da Calipso St. Barth, sempre manager di un flagship store. Finché nel 2005 il padre la chiama per dirle, questa volta, che non sta bene. Dopo 21 anni Vista deve rientrare a Teheran. Cerca un lavoro nella sua città e diventa marketing director di L’Oréal Iran. Dopo qualche anno vorrebbe tornare a New York, ma in Occidente scoppia la crisi economica. Vista incontra il giusto investitore e decide di restare in Iran e di creare il suo brand. E nasce la Caprice Cosmetics.

Nella Caprice («in francese significa “capriccio”, come sono spesso capricciose le ragazze iraniane»), Vista riversa tutta l’esperienza raccolta tra Parigi e l’America. E un ingrediente segreto in più: «Dopo qualche anno di lavoro a Teheran, ormai sapevo cosa volevano gli iraniani». Fonde stile europeo e gusto locale, propone colori naturali, ad esempio, ma i suoi mascara hanno sempre un effetto extra volume, come piace alle ragazze di Teheran. Non c’è linea di prodotti o colori o texture che non nasca da lei. Ma soprattutto, Vista ha imparato le regole del marketing e riesce a inserirsi in un mercato competitivo e fitto degli ostacoli imposti dalla Repubblica islamica: «non possiamo usare l’immagine di corpi femminili né spot televisivi». E allora si attaccano fotografie dei prodotti sulle vetrine delle profumerie (selezionate con cura), si va sui magazine femminili, e si propongono occasioni vantaggiose per tutti, venditori e clienti: tre per due, sconti e promozioni. «Potrei vendere i miei prodotti ovunque, ho tutti i certificati che servono – racconta – ma non mi conviene. In Europa non vi truccate abbastanza, meglio l’Iran».

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