AAA Cercasi ingegnere italiano in fuga

AAA Cercasi ingegnere italiano in fuga

Il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Belluno snocciola dal palco i numeri del paradosso apparente. Gli iscritti al suo ordine su tutto il territorio nazionale sono tra i più occupati, godono dei migliori contratti, e vantano gli stipendi tra i più alti a pochi anni dalla laurea. «Circa il 30% dei profili di laureati richiesti dalle imprese sono ingegneri», dice Ermanno Gaspari. Eppure, sono anche quelli che in maggior numero lasciano l’Italia. Ben il 31% di loro, a cinque anni dal conseguimento della specialistica, risulta occupato all’estero (dati Almalaurea 2014 su 2013)*. È in assoluto la categoria di laureati con maggiore mobilità, cui seguono con il 15% quelli del gruppo politico-sociale, e con il 13 quelli del settore economico e statistico.

Come è possibile? I numeri provano a dare una spiegazione.

«Se nel 2007 il primo stipendio netto di un ingegnere era in media di 1.446 euro, nel 2014 si è abbassato a 1.289, l’11% in meno», spiega il Presidente Gaspari durante l’incontro organizzato dall’Associazione “Bellunesi nel mondo”, che il 27 dicembre ha riunito un gruppo di giovani ingegneri espatriati dalla provincia veneta.

Come Matteo Mognol, laurea in Ingegneria gestionale all’Università di Padova nel 2006 e ora un lavoro negli Stati Uniti, a fare previsioni di vendita per la filiale Usa della Marcolin, azienda che produce occhiali da sole con sede legale a Longarone. O Francesco Zovi, laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio a Padova, seguita da un dottorato a metà tra Italia e Germania, e ora impiegato a Londra da un’agenzia assicurativa. «Il mio compito è studiare l’impatto e il rischio che le alluvioni hanno in diverse città del mondo, utile alla mia compagnia per calcolare le eventuali perdite economiche», racconta.

I numeri italiani, in effetti, sono ben diversi da quelli di oltre frontiera. All’estero, spiega Almalaurea, sono superiori sia le retribuzioni che l’efficacia del titolo: a cinque anni dalla laurea un ingegnere guadagna 2.215 euro al mese contro i 1.324 degli occupati in Italia; per il secondo aspetto, il 62% dei laureati all’estero dichiara che il titolo è efficace o molto efficace, contro 54,5% dei colleghi non espatriati**.

Ma non è tutto qui. E non si spiega tutto nemmeno raccontando che la disoccupazione in Italia sta crescendo anche tra gli ingegneri, nonostante si sia ben lontani dai picchi del 40% registrati mediamente tra i giovani italiani. Secondo il Consiglio Nazionale Ingegneri, la disoccupazione nel settore sfiora oggi il 6% e raggiunge l’11% per i giovani laureati ad un anno dalla laurea (Cni, dati 2014 su 2013).

Per capire davvero cosa sta succedendo, tocca sentire loro, gli ingegneri espatriati – chiamati a raccolta a Belluno da un’associazione che si occupa di immigrazione da circa cinquantanni. E si scopre che non è solo questione di numeri.

Elisa Vignaga, ingegnere ambientale, si collega all’incontro da Glasgow. In otto anni la Scozia le ha offerto un Erasmus e un dottorato di ricerca. Quando poi Elisa ha scelto di passare al mondo dell’industria, ha trovato lavoro presso la Scottish Water, che si occupa di acque reflue. Appena arrivata in azienda, racconta, è stata inserita in un programma di management training, fatto apposta per formare i futuri dirigenti della compagnia. «La condizione di un giovane a Glasgow è fantastica», dice. «Ho ricevuto fin da subito grosse opportunità e responsabilità, vorrei vedere anche in Italia la stessa attenzione per noi giovani».

«Nel mio primo lavoro italiano ho passato i primi giorni a fare fotocopie», racconta Elisa Meneguz, ingegnere gestionale con indirizzo energetico. È specializzata in fluido-dinamica e in modelli matematici per lo studio e la previsione dell’inquinamento atmosferico. Capacità che oggi mette a frutto nell’incarico presso un centro di ricerca londinese che si occupa proprio di inquinamento atmosferico. «Da noi danno per scontato che siccome sei l’ultima arrivata devi fare le cose che nessuno vuole fare», dice. «All’estero guardano subito al tuo entusiasmo, alla voglia di fare, alle tue idee». Ma oltre a questo, Elisa sa che a Belluno non ci sarebbe spazio per le sue competenze. A Londra si fanno studi di lungo termine per prevedere come la situazione evolverà in futuro. In Veneto, sebbene siano molti i casi di inquinamento, ci si limita a monitorare».

I racconti di questi ragazzi trovano conferma anche nei dati nazionali. Tra le giustificazioni date dai laureati rispetto alla decisione di spostarsi all’estero, si ritrovano ai primi posti la mancanza di opportunità di lavoro adeguate in Italia (38%) e, per circa un quarto di loro, l’aver ricevuto un’offerta di lavoro più interessante da parte di un’azienda che ha sede all’estero (Almalaurea).

«L’Italia deve imparare a pianificare il futuro», fa eco dal palco Andrea da Ronch, ingegnere aerospaziale, che dopo aver fatto un dottorato e un post dottorato a Liverpool ha ottenuto nel 2013 una cattedra universitaria all’università di Southampton, riconosciuta nel 2014 la migliore in Gran Bretagna per gli studi di ingegneria. «Con i fondi che ricevo in università mi viene chiesto di pianificare il lavoro mio e dei miei studenti per i successivi quattro anni», spiega. 

Ma l’Italia non trattiene nemmeno gli ingegneri di cui ha assolutamente bisogno, quelli la cui domanda nel mercato di lavoro supera tutte le altre: gli informatici. «Un eccesso strutturale di domanda di laureati in ingegneria a indirizzo informatico», scrive Almalaurea, «si dovrebbe tradurre in un aumento delle loro retribuzioni medie, fatto che non si riscontra nei dati, che semmai indicano il contrario: tra il 2008 e il 2013, ad un anno dalla laurea, le retribuzioni reali registrate dalle indagini Almalaurea per questo gruppo di laureati si sono ridotte infatti del 7 per cento».

A Belluno come in tutta Italia ci si chiede come fare a non disperdere questo enorme capitale umano. «Il costo di un laureato per lo Stato italiano è di 100.000 euro», snocciola sul palco il Presidente degli ingegneri bellunesi Gaspari. «Dobbiamo fare in modo che il valore di questo capitale possa essere esportato pur restando sul territorio», suggerisce Guido Mantovani, docente di Finanza aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e membro del comitato scientifico della World Finance Conference. «Un tempo il bellunese esportava manodopera, oggi esporta idee. La manodopera richiede di andarsene fisicamente, le idee e la capacità possono essere esportate a distanza», suggerisce. «Purché ci siano infrastrutture adeguate, fisiche e telematiche». Una connessione stabile, una banda larga, suggerisce qualcuno tra i giovani presenti. Ma anche un treno che colleghi velocemente la provincia italiana ai grandi hub del Nord Europa.

«Sul treno Padova-Belluno incontro spesso un signore di origine emiliana», racconta uno degli expat chiamati a convegno. «Quando il treno arriva a Belluno, si sente l’annuncio che dice: “Stazione di Belluno, fine della corsa”. “Mah, corsa è una parola grossa”, dice l’emiliano».

NOTE

* Tra i laureati magistrali indagati ad un anno dal titolo (per i quali si dispone di una serie storica di una certa rilevanza) si è evidenziato che, tra il 2009 e il 2013, la quota di italiani trasferitisi all’estero è aumentata dal 3 al 5 per cento.

** Almalaurea specifica che si tratta di valori che non sono stati corretti sulla base del livello generale dei prezzi nei diversi paesi di destinazione dei laureati. Resta però vero che specifici approfondimenti hanno permesso di evidenziare che la retribuzione dichiarata è anche funzione del costo della vita del Paese estero scelto.