Brebemi: l’autostrada in perdita che pagano i cittadini

Brebemi: l'autostrada in perdita che pagano i cittadini

La Brebemi, l’infrastruttura che avrebbe risolto tutti i problemi di congestione della Lombardia, senza gravare sulle casse pubbliche e funzionando solo grazie alla lungimiranza di illuminati imprenditori padani è al collasso finanziario dopo neanche 6 mesi di operatività.

Si è già scritto in un altro articolo di come Governo e Regione Lombardia si apprestino ad erogare complessivamente 330-360 milioni di euro per non lasciare che i “poveri” investitori subiscano una perdita.

In verità, i costi dell’intervento pubblico potrebbero essere ben più significativi a causa di una clausola di subentro presente nella concessione. In particolare, il settore pubblico, per mezzo di una holding di proprietà di Regione Lombardia e Anas, la Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), si è impegnato a riacquistare (subentrare) l’autostrada al termine della concessione di 20 anni (dunque nel 2034) per 1,2 miliardi di euro.

La ratio di tale clausola consisteva nell’aspettativa che:

• La vita utile dell’infrastruttura fosse di 40 anni, così che dopo la concessione, la vita residua sarebbe stata ancora di 20 anni;
• il valore residuo (ovvero la somma degli utili sugli anni 2034-2054) fosse esattamente pari a 1,2 miliardi di euro;
• che dopo i primi 20 anni, altri privati sarebbero stati disposti a subentrare nella concessione pagando 1,2 miliardi di euro.

In questo schema, dunque, il settore pubblico non sarebbe incorso in perdite in quanto il valore di subentro era esattamente pari al valore residuo della Brebemi, pagato da altri privati nel 2034: il pubblico pagava 1,2 miliardi, ma ne riceveva altrettanti (almeno idealmente).

Alla luce dei dati di traffico recenti (-50% rispetto alle previsioni), la pericolosità di questo schema finanziario è evidente e ciò perché l’infrastruttura sembrerebbe produrre perdite, anziché utili. In altre parole, al termine del periodo di concessione non è verosimile attendersi che altri privati siano interessati a pagare alcunché per gestire un’attività in rosso.

Date queste premesse, dunque, l’intera operazione Brebemi si configura come l’ennesimo bagno di sangue per il contribuente italiano con tre diverse voci di uscita:

  1. il contributo di oggi pari a 330-360 milioni di euro;

  2. il valore di subentro di 1,2 miliardi di euro nel 2034;

  3. contributi in conto esercizio per appianare le perdite derivanti dalla scarso traffico dopo il 2034, di difficile quantificazione oggi.

Le caratteristiche del disastro finanziaria (naturalmente solo per il pubblico, mentre il privato non andrà incontro ad alcuna perdita) pare ci siano tutte ed a questo punto il Governo farebbe bene a limitare i danni imponendo di considerare il contributo di 330-360 milioni di euro che la società Brebemi si appresta ad incassare quale anticipo del valore di subentro.

Infine, e pur rimanendo ferme le considerazioni espresse in un articolo precedente, per salvaguardare il settore pubblico in operazioni future, sarebbe utile capire gli extra-rendimenti dei privati (ovvero quelli relativi alle forniture alla Brebemi S.p.A. di cui sono azionisti) ed evitare che la pubblica amministrazione si faccia carico di pagare anche questi in casi di scarso rendimento dell’infrastruttura.