«Caro direttore, Papa Francesco parla come Gesù»

«Caro direttore, Papa Francesco parla come Gesù»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

Repubblica 23 gennaio

Come si può uccidere vignettisti e tollerare le lapidazioni?

Mi sono fatto molte domande per le quali con profondo disagio personale non ho risposta. Com’è possibile ammazzare dei vignettisti e rimanere indifferenti quando le donne vengono lapidate per futili ragioni, le ragazze tagliate a pezzi e sepolte in giardino con l’aiuto dei parenti perché vestivano all’occidentale? Donne e bambine vengono violentate nelle campagne o nelle risaie e nessuno muove un dito. Bambine sono date in sposa a dei vecchi per onorare la tradizione; altre vengono mutilate dei loro genitali perché così impongono le usanze. Le ragazze non possono studiare, né guidare l’automobile, né lavorare e nemmeno andare allo stadio a vedere una partita; vivono segregate in casa sotto il controllo dei parenti. In Nigeria Boko Haran, rapisce, indottrina, violenta migliaia di bambine, talvolta le imbottisce di dinamite e le fa esplodere. Quale religione può tollerare interpretazioni di questa portata?

Plinio Garbujo, pliniogarbujo@gmail. Com

Cosa significa il richiamo alla paternità responsabile

Giuseppe Butturini, presidente della associazione nazionale delle famiglie numerose, ci fa sapere che «i genitori con molti figli fanno la volontà di Dio» quando procreano senza limiti (Repubblica del 20 gennaio 2015). Ma si potrebbe chiedere a Butturini se sa quanto hanno consumato (o consumeranno) prima dei 20 anni i suoi nove figli? Hanno consumato quanto molte centinaia di bambini dell’Africa Equatoriale. La risposta: io li ho allevati con il mio stipendio e/o con il mio patrimonio, sarebbe solo un modo per nascondere le proprie responsabilità e per negare pari dignità ai bambini dell’Africa. La dottrina cristiana non ammette un destino predeterminato per ciascuno di noi e assegna a ciascuno la responsabilità delle proprie azioni. Per questo Papa Francesco ha richiamato più volte alla responsabilità, anche nella procreazione.

Antonio Zecca, Trento

Quando i predatori restano impuniti

I carabinieri hanno fatto un buon lavoro. Recuperati all’estero ed esposti a Roma 5.000 tesori archeologici rubati. Dopo droga e armi il business del saccheggio di opere d’arte in Italia frutta alle mafie milioni di euro: nella piana di Foggia, in Sicilia e in molte zone del Paese, i tombaroli continuano a scavare indisturbati. Eppure la legge prevede pene ridicole per questi gravi reati. Per chi “procede al distacco di affreschi” o spoglia una tomba del suo corredo le pene vanno da 775 euro a 39mila che non vengono mai pagati. In carcere non finisce nessuno. «Se rubi un maglione da 19 euro puoi essere arrestato e rischi fino a dieci anni di galera», parole del magistrato Paolo Ferri, uno dei massimi esperti della materia. «Ma se ti prendono col Cratere di Eufronio, non fai neppure un giorno di carcere».

Tina Lepri, Roma

La vergogna di un’italiana per la memoria cancellata

Mi chiamo Maria Giorgi, ho 19 anni, sono una studentessa toscana all’ultimo anno di liceo classico. Lo scorso dicembre ho partecipato al Viaggio della Memoria organizzato dall’associazione di Firenze «Cambia-Mente» e ho così avuto l’occasione di visitare i luoghi in cui la follia nazista sterminò più di un milione di persone, fra cui circa settemilacinquecento italiani. La mattina della visita al campo di Auschwitz tutti quanti noi siamo rimasti basiti quando, arrivati sul viale dove si affacciano i casermoni in cui ogni nazione ha allestito il suo padiglione commemorativo, la guida ci ha detto che purtroppo non avrebbe potuto farci visitare quello del nostro Paese (come invece fanno i turisti francesi, russi, ungheresi, olandesi o israeliani) perché il governo italiano ha deciso di chiuderlo circa quattro anni fa. A pochi giorni da quel 27 gennaio in cui si celebreranno i settant’anni della liberazione del campo, io mi rivolgo al presidente Renzi per chiedergli che nessun italiano debba più provare la vergogna che ho provato io in quel momento.

Maria Giorgi, mariagiorgi96@gmail. Com

Stampa 23 gennaio

Ci siamo venduti l’abbecedario?

Riprendo gli studi di Tullio de Mauro e le analisi internazionali indipendenti sulle competenze degli italiani al 2015 per una riflessione spaventata su un aspetto fondamentale dello «stato presente dei costumi degli italiani»: l’alfabetizzazione primaria. L’aspetto terrificante della questione, nonostante molti sostengano che Internet abbia aumentato le conoscenze e le competenze dei navigatori italiani è che il 5% degli italiani non è in grado di distinguere tra lettere e cifre e non riesce a scrivere che in uno stampatello «cuneiforme»; il 40 % ha difficoltà evidenti nella lettura; il 30% gravi difficoltà a comprendere ciò che legge. Solo il 20% è in grado di usare la lingua e la comunicazione in modo efficace. Questo si riflette in modo determinante su tutte le altre competenze, anche quelle logico-matematiche, creative o meramente operative. Come farebbe la maggioranza degli italiani a prendere delle decisioni sensate e a scegliere nella vita, nella politica, nel sociale, a distinguere semplicemente tra ciò che è bene o ciò che è male per sé stessi e per la collettività, senza possedere «gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea»? Fino alla istituzione della nuova scuola media unica (1963) uno studente medio al compimento dei 14 anni (!!) era in grado di leggere e comprendere, oltre ai classici fondamentali della letteratura italiana come Manzoni, Dante, Leopardi, Foscolo anche scrittori come Pavese. Oggi so, per esperienza professionale conclamata, che non è per nulla così, ahimè anche all’università e tra molti docenti in servizio nella scuola italiana. Le responsabilità ci sono ma vanno individuate con cognizione di causa. Di fatto è così. Un nuovo fallimento nel rifondarla sarà il fallimento per tutto il resto.  

Giuseppe Campagnoli, preside in pensione, Pesaro  

Il Papa ogni tanto parla come farebbe Gesù  

«Non capite che tutto quello che entra nella bocca va nel ventre e poi viene espulso nella fogna?» (Mt 15,17). Se Papa Francesco pronunciasse parole come queste, salterebbe subito fuori la critica di qualche intellettuale: «Come può il Vescovo di Roma, il Pontefice, il Capo della Chiesa, esprimersi in questa maniera, può mettersi a parlare di escrementi?». Così ha fatto Giuliano Ferrara intervistato da Daria Bignardi (Le Invasioni barbariche – La7) riguardo alle parole del Papa: «Non fate figli come i conigli». Per lui è scandaloso che un Papa possa esprimersi in siffatti termini. Giusto? Sbagliato? Non lo so, certo è però che i discorsi del Papa arrivano a tutti, e soprattutto all’uomo della strada. E sono discorsi di straordinaria efficacia, come quello sul pugno che potrebbe aspettarsi chi avesse l’ardire di offendere sua madre, pure non compreso da certi intellettuali come Ferrara. Gesù avrebbe potuto dire che il cibo nella vita religiosa ha poca importanza, giacché solo materia del processo digestivo, ma preferì esprimersi in quel modo. Ogni tanto papa Francesco lo imita. 

Carmelo Dini  

Corriere della Sera 23 gennaio

Meglio che sia il popolo a scegliere per il Quirinale. Vive la France

Ai parlamentari eletti in collegi uninominali è giusto chiedere il voto palese per il presidente della Repubblica (e non solo). Lo spiegheranno poi ai loro elettori. Ai parlamentari «nominati» la richiesta è impropria. Senza chiamare in causa la pur rilevante inesistenza di vincolo di mandato, votare palesemente su persone che hanno il potere non soltanto di ricompensare abbondantemente, ma anche di punire duramente i loro non-elettori, inquina in maniera decisiva il voto. Comunque, il voto palese esige anche, preliminarmente, un dibattito palese, in Parlamento. Altrimenti, meglio, molto meglio che «la nebbia sull’irto Colle», lamentata nell’articolo di Galli della Loggia, venga diradata dall’elezione popolare diretta del presidente della Repubblica. Vive la France!

Gianfranco Pasquino, Bologna

ItaliaOggi 23 gennaio

Etichette: la Guidi decide di non decidere

Dopo settimane di silenzio, sollecitata da migliaia di email (più di 60 mila) e da intere pagine di pubblicità Conad a ripristinare l’obbligo di indicare lo stabilimento sulle etichette dei prodotti agroalimentari Made in Italy (obbligo soppresso da un regolamento Ue varato nel 2011 e ignorato dal governo fino al 13 dicembre2014 quando è entrato in vigore), il ministro dello Sviluppo Federica Guidi ha deciso di non decidere. Rispondendo a una lettera del collega ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha proposto un tavolo di lavoro per un “meditato approfondimento” che porti a una “equilibrata e unitaria posizione del Governo italiano, da esprimere anche a livello europeo” in materia di etichettatura dei prodotti alimentari. Tutto chiaro? Non proprio. Poteva rispondere sì o no. Ha preferito la tripla, stile totocalcio (1, 2, X): forse sì, forse no, forse ni. L’ennesima figuraccia che fa il pari con il cretinismo europeo dei burocrati di Bruxelles.

Tino Oldani